Sondaggi politici, ora tra destra e sinistra c’è meno di mezzo punto: chi vincerebbe alle elezioni

Tra centrosinistra e centrodestra ora la partita è davvero "aperta", come da mesi ripetono i partiti dell'opposizione. Almeno, questo è ciò che emerge dal nuovo sondaggio politico Osservatorio Delphi, realizzato da Piave e Sigma Consulting per Fanpage.it. Tra i partiti, Fratelli d'Italia è in testa ma non basta per garantire il successo alle elezioni. Il sondaggio riguarda anche questioni internazionali: se si parla di una possibile invasione militare in Europa, gli italiani ritengono gli Stati Uniti di Donald Trump pericolosi quanto la Russia di Putin.
Centrodestra avanti, ma il campo largo è vicino: i risultati dei partiti
Fratelli d'Italia ottiene il 28,8% dei voti. È una percentuale lontana dal 30%, ma che comunque basta per mantenere saldamente il primo posto. Tuttavia, se si guarda alla coalizione nel suo complesso, il successo dei meloniani – ancora forti nei consensi dopo oltre tre anni di governo – potrebbe non bastare alle prossime elezioni.
Infatti, Forza Italia è al 9% e poco sotto la Lega è all'8,6%. Peraltro, una parte dei voti del Carrocio (e di FdI) potrebbe essere a rischio se si concretizzasse l'idea di un partito di Roberto Vannacci che andasse a sottrarre consensi alla destra-destra. La coalizione si chiude con lo 0,6% di Noi Moderati.
Il Partito democratico è al 21,4%, mentre il Movimento 5 stelle ottiene il 14,3%. Solo sette punti separano i due schieramenti (come poco più di sette separano Pd e FdI). Il campo largo dovrebbe essere composto anche da Alleanza Verdi-Sinistra, che prende il 5,7%, e da due schieramenti centristi: Italia viva di Matteo Renzi, con il 3%, e +Europa con il 2,2%. Fuori dalle coalizioni dovrebbe invece restare, almeno per il momento, Azione di Carlo Calenda con il 2,2%.
Chi vince le elezioni e come cambia la legge elettorale
La somma non è troppo complicata: il centrodestra arriva a prendere il 47%. Certo, sono circa tre punti in più di quelli ottenuti nel 2022, ma nel 2027 la situazione dovrebbe essere diversa. La prospettiva, ancora non del tutto definita, è che a sfidare il centrodestra sarà una coalizione unica di centrosinistra ‘largo'.
I partiti del campo largo – Pd, M5s, Avs, Italia viva, +Europa – sommati insieme arriverebbero al 46,6%. Sono solo quattro decimi in meno del centrodestra, una distanza ampiamente entro i margini di errore.
Molto dipenderà anche dalla legge elettorale, che probabilmente cambierà nel prossimo anno. A proposito, il sondaggio rileva anche che più della metà degli italiani – il 54% – sarebbe favorevole a una riforma che preveda di scrivere il nome del candidato o della candidata premier sulla scheda. Il 18% non ha un'opinione forte e solo il 15% è apertamente contrario.

Gli USA di Trump più pericolosi della Russia per l'UE, gli italiani non escludono la leva
Come anticipato, la rilevazione Osservatorio Delphi tocca anche temi di politica estera. E mette in evidenza un dato significativo: oggi gli italiani ritengono gli Stati Uniti di Donald Trump un pericolo quasi quanto la Russia di Vladimir Putin. Su richiesta di indicare la "principale minaccia all'ordine internazionale", il 31% guarda a Mosca e il 30% a Washington. Facile pensare che l'ultimo anno di dichiarazioni e interventi militari da parte del tycoon statunitense abbia qualcosa a che fare con questo risultato. È ben lontano l'Iran con il 9%, seguito da Israele al 6%. La Cina ottiene appena il 3%.
Il parallelismo tra Russia e Stati Uniti, poi, continua. Quanto è realistico che la Russia nei prossimi cinque anni attacchi uno Stato europeo? Molto o abbastanza per il 38% degli intervistati, mentre il 45% non lo ritiene probabile. Ma quanto è realistico che siano gli USA ad attaccare la Groenlandia, e quindi la Danimarca (e quindi l'Unione europea)? Qui gli scettici scendono al 37% mentre i possibilisti diventano ben il 46%.

Ci sono anche leggere differenze in come gli italiani pensano che il loro Paese dovrebbe intervenire nelle due situazioni. Se ci fosse un attacco russo in Europa, il 30% degli intervistati vorrebbe che l'Italia inviasse solo aiuti logistici. Questa percentuale scende al 27% nel caso di un'offensiva statunitense. Un intervento militare diretto è sostenuto dal 24% contro Mosca, dal 23% contro Washington. Due blocchi restano fissi: in entrambi i casi un 10% chiede di limitarsi a sanzioni e un 18% preferirebbe non intervenire affatto. Ciò che cambia è i "Non so" salgono dal 18% in caso di attacco russo al 22% in caso di attacco americano.

Dunque, se scoppiasse un conflitto aperto in Europa una parte significativa degli italiani – quasi un quarto – vorrebbe un intervento militare. Chi solo con l'aviazione, chi (circa la metà) anche con truppe di terra. Ma gli italiani sarebbero disposti ad arruolarsi?
L'ultima domanda non tocca direttamente questo tema, ma lo sfiora: "Sarebbe favorevole o contrario alla reintroduzione della leva militare obbligatoria in Italia?". Qui il risultato è piuttosto bilanciato. Il 39% è favorevole, il 36% è contrario. Ben il 16% non ha un'opinione chiara.
