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25 Settembre 2019
17:20

Sea Watch 3 restituita, resta il sequestro amministrativo. Rackete: “Un abuso ingiustificabile”

La procura di Agrigento ha disposto il dissequestro della Sea Watch 3, scattato dopo l’ingresso senza autorizzazione nel porto di Lampedusa da parte della comandante Carola Rackete, lo scorso 29 giugno. Ma la nave non può tornare in mare: il 2 settembre scorso è stato notificato il sequestro cautelare amministrativo e una sanzione da 16.666 euro per Rackete e la ong.
A cura di Annalisa Cangemi
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"La Procura di Agrigento restituisce la Sea Watch 3 che resta sotto sequestro amministrativo. ‘Recidiva' per essere 1 entrata e 2 aver ancorato in acque territoriali. Un'interpretazione faziosa dell'allora Dl-bis, contro ordinanza del Gip. Rei di aver agito in adempimento di un dovere". L'ong Sea Watch ha sintetizzato così in un tweet la decisione della Procura di Agrigento nei confronti della sua nave, che però resta bloccata sotto sequestro amministrativo nel porto di Licata per effetto del decreto Sicurezza bis, secondo la prima versione che vigeva nel momento in cui si sono verificati i fatti.

La capitana Madeleine Habib ha ricevuto l'atto formale di restituzione che segna la fine del sequestro probatorio disposto dalla Procura di Agrigento in seguito all'ingresso in porto della Sea Watch 3 lo scorso 29 giugno, quando era rimasta bloccata 17 giorni in mare dopo aver soccorso 53 naufraghi. Madeleine però non può togliere gli ormeggi che da ormai tre mesi legano la nave alla banchina del porto di Licata. "Il 2 settembre, infatti, ci è stato notificato il sequestro cautelare amministrativo della nave, insieme ad una nuova sanzione amministrativa di 16.666 euro, cui Carola Rackete e Sea Watch sono obbligati in solido. Se confermata dal Prefetto, tale misura segnerebbe la definitiva confisca della nave", ha fatto sapere l'organizzazione umanitaria in una nota. Nella prima versione del Decreto Sicurezza bis, cui il caso Sea Watch fa riferimento, la confisca è applicabile solo in caso di ‘reiterazione' della condotta, clausola eliminata nel successivo emendamento e conversione in legge.

"Attraverso un'interpretazione distorta e politicamente rivolta al blocco della nave ad ogni costo", continua la nota, si considera come ‘reiterazione' l'ingresso, avvenuto il 26 giugno, e la sosta dell'imbarcazione nelle acque territoriali quando, il 28 giugno, "nell'impossibilità di effettuare l'approdo in porto, osteggiato dalle autorità, gettava l'ancora in attesa di sviluppi e nella speranza di non essere costretta a entrare non assistita". Era stata la stessa ordinanza del giudice di Agrigento di non convalida dell'arresto di Carola Rackete a ritenere inapplicabile il pacchetto sicurezza bis in questo caso. "Il sequestro cautelare amministrativo è palesemente illegittimo alla luce dello stesso decreto sicurezza bis nella sua prima versione: un oltraggio all'intelligenza", ha detto Gamberini, legale difensore dell'ong.

Ecco i fatti. Il 12 giugno la nave aveva soccorso 53 naufraghi a circa 70 km dalle coste libiche. Non avendo ricevuto indicazioni dalle autorità contattate, se non quella di dirigersi a Tripoli la Sea Watch ha fatto rotta verso il porto sicuro più vicino al luogo del soccorso, quello di Lampedusa. La stessa notte in cui la Sea Watch 3 arriva al confine con le acque territoriali italiane, tra il 15 e il 16 giugno, entra in vigore il Decreto Sicurezza bis. Il 26 giugno è costretta a dichiarare lo stato di necessità e fa ingresso nelle acque territoriali, anche se non le è concesso l'ingresso in porto. Nell'impossibilità di prolungare una situazione "ormai disperata", la comandante Carola Rackete si dirige verso il porto di Lampedusa per l'attracco, ostacolata dalle autorità, con 40 naufraghi rimasti a bordo.

Su Carola Rackete pendono due indagini penali, una relativa al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, l'altra per resistenza e disobbedienza a nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale. Le indagini sono ancora in corso, in attesa di ulteriori sviluppi dell'autorità giudiziaria ma, sottolinea la ong, "con la ferma convinzione, per come già rilevato dal Gip di Agrigento che la condotta di Carola era giustificata dall'adempimento di un dovere di trovare un porto sicuro ove far sbarcare i naufraghi soccorsi in mare".

Il commento di Carola Rackete

"Questo sequestro è una perdita di tempo ingiustificabile e un abuso volto a impedire gli sforzi per salvare vite. Se i governi non agiscono, come cittadini europei dobbiamo fare in modo che nessuno muoia in mare, almeno fino a quando non ci sarà un'adeguato dispositivo di soccorso e alternative sicure e legali alla migrazione, non nelle mani dei trafficanti'‘, ha detto la comandante Carola Rackete. "Il decreto – ha aggiunto la portavoce Giorgia Linardicalpesta il dovere di un comandante di portare in salvo i naufraghi e colpisce la dignità di un paese che oggi considera una nave che salva vite come una minaccia alla sicurezza e all'ordine pubblico".

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