La Sea Watch 3 è ancora in mare aperto, a circa 15 miglia di distanza dalle coste di Lampedusa. A bordo ci sono 43 persone, fra cui tre minorenni, soccorsi ormai 5 giorni fa dalla nave della ONG a meno di 50 miglia di distanza dalle coste della Libia. Lo stallo va avanti da giorni e all'orizzonte non sembra esserci una soluzione immediata, nonostante gli appelli del mondo delle associazioni e l'orientamento dell'UNHCR, che ha nuovamente confermato come la Libia non possa essere considerata un posto sicuro in cui sbarcare persone che cercano protezione. Ieri il ministero dell'Interno aveva autorizzato il trasferimento di 10 migranti in emergenza sanitaria a bordo di una motovedetta della Guardia Costiera, ma aveva confermato il divieto di ingresso nelle acque territoriali per la nave della ONG battente bandiera olandese. In serata, poi, Matteo Salvini aveva firmato il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque italiane per la Sea Watch 3 e il provvedimento era stato controfirmato dai ministri della Difesa e dei trasporti, Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

La decisione concretizza una norma aggiunta nel decreto sicurezza bis, che ha modificato il reato di favoreggiamento dell'immigrazione irregolare. Come vi abbiamo raccontato, infatti, con il decreto sicurezza bis (firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e in attesa di essere convertito in legge), saranno direttamente i prefetti a procedere alla confisca e al sequestro cautelare della nave che non abbia dichiarato alla polizia di frontiera la presenza di immigrati privi di documento di identità a bordo. Non bisognerà attendere l'intervento della polizia giudiziaria su indicazione delle procure, dunque, e non è chiarissimo se e in che tempi si tornerà in possesso della propria nave, nel caso di annullamento da parte di un giudice del provvedimento di sequestro.