In molte Regioni d'Italia le scuole secondarie di secondo grado hanno già riaperto. Una ripartenza a macchia di leopardo, perché i governatori hanno chiesto più tempo per poter riorganizzare la didattica scaglionando gli ingressi e per aumentare le corse dei mezzi pubblici. Ma in generale, secondo l'ultimo decreto, se nelle zone rosse la didattica è a distanza dalla seconda media in su, nelle zone arancioni e gialle i ragazzi sono tornati tra i banchi fino alla terza media, mentre quelli delle superiori fanno didattica in presenza al 50 per cento e fino a un massimo del 75 per cento.

Dopo la prima settimana in cui circa 642mila ragazzi hanno potuto ricominciare la scuola in presenza è tempo di bilanci. Oggi la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina ha ribadito che la Dad è "lo strumento che ci ha permesso di salvare lo scorso anno scolastico senza interrompere brutalmente il rapporto tra insegnanti e studenti". Ha aggiunto però che non può che essere "limitata nel tempo", perché "il rischio zero non esiste, ma esiste la certezza che senza la scuola toglieremo un pezzo di futuro alle nuove generazioni". La titolare di Viale Trastevere ha visitato oggi l'istituto Gobetti-Volta a Bagno a Ripoli (FI), in compagnia del presidente della Regione Eugenio Giani, e ha potuto verificare che in Toscana fino ad ora il piano regionale per i trasporti ha dato buoni risultati: non si sarebbero create le situazioni a rischio che si erano verificate a settembre.

Anche l'assessore regionale ai Trasporti in Emilia-Romagna, Andrea Corsini, ha detto oggi che nel suo territorio non sono state riscontrate particolari criticità sui mezzi pubblici, che viaggiano con una capienza massima del 50%. Tutto bene quindi? Non sembra.

Come risulta da molte segnalazioni arrivate a Fanpage.it all'ingresso degli istituti scolastici è praticamente impossibile evitare gli assembramenti: davanti alle scuole, all'esterno ma anche all'interno degli edifici, si formano capannelli di persone, e i ragazzi si assiepano senza rispettare le norme di sicurezza basilari, come il distanziamento sociale. In una situazione di questo tipo è facile che possano generarsi nuovi focolai, che renderebbero inevitabile una nuova interruzione della didattica in presenza. Sono fotografie scattate in Toscana, Emilia-Romagna, Lazio, provengono da grandi città come Roma, Bologna, Genova (qui la didattica è in presenza fino alla terza media), Reggio-Emilia, Grosseto, Rimini, Modena, Pistoia, Ravenna, ma anche da centri più piccoli come Pomezia (Rm).

Nonostante i protocolli e gli appelli lanciati dalle istituzioni, e nonostante le scuole siano state chiuse per mesi, non è stato evidentemente possibile organizzare in modo sicuro il ritorno degli studenti nelle aule, e dividere gli spazi in modo da evitare la folla all'ingresso e all'uscita, anche per le scale. Anche con una presenza dimezzata della popolazione studentesca le immagini parlano chiaro: nessuno si preoccupa del fatto che la salute di questi ragazzi è affidata al caso.

Scuole, dove sono ancora chiuse

Da lunedì 18 gennaio in Emilia-Romagna, Lazio, Molise e Piemonte gli studenti sono tornati in classe. In Abruzzo le scuole secondarie di secondo grado sono state riaperte già lunedì 11, così come in Toscana, Valle d'Aosta, PA di Trento e Bolzano (in queste ultime due i ragazzi sono tornati in classe dal 7 gennaio). Dalla prossima settimana, cioè dal 25 gennaio potrebbero tornare in aula anche gli studenti della Campania, Liguria, Puglia, Umbria; dovranno aspettare fino al 30 gennaio gli studenti in Calabria, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Basilicata, Marche; per il momento Sicilia e Lombardia sono in zona rossa, quindi in queste Regioni La didattica è a distanza dalla seconda media in su.