
Tra le novità del prossimo anno scolastico, che prenderà il via a settembre, c'è il Liceo matematico. Si tratta di una sperimentazione voluta dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che partirà in cento istituzioni scolastiche distribuite su tutto il territorio nazionale. L'obiettivo? "Ridefinire il ruolo della matematica nella formazione liceale valorizzandone la dimensione interdisciplinare e favorendo una visione unitaria della conoscenza, in modo da sostenere lo sviluppo delle capacità critiche, argomentative e riflessive delle studentesse e degli studenti", spiega il titolare del dicastero di viale Trastevere.
Il funzionamento è molto semplice: la sperimentazione si innesta sui percorsi ordinamentali del liceo classico, del liceo scientifico e del liceo scientifico con opzione scienze applicate. Si prevede un insegnamento aggiuntivo denominato Laboratorio Matematico, che sarà dedicato all’approfondimento di questa materia e dei suoi legami con i saperi scientifici e umanistici, attraverso didattica laboratoriale, moduli multidisciplinari e progettazioni interdisciplinari definite dalle scuole nell’ambito della propria autonomia. Tutto molto bello, ma c'è un grande "ma".
Secondo l'ultimo rapporto INVALSI, basato sui risultati dei test tenutisi nelle classi di riferimento nei mesi scorsi, c'è una situazione tutt'altro che rosea per quanto riguarda la matematica. Alle elementari, infatti, quasi la metà dei bambini non ha conoscenze base in questa materia. Un problema da non sottovalutare: vi spieghiamo perché.
IL TEMA DEL GIORNO
L'Italia ha un problema con la matematica? A quanto pare sì: alle elementari il 41% degli studenti non ha conoscenze di base
Il MIM, dunque, punta molto sulla matematica, al punto che farà partire una sperimentazione ad hoc per potenziarne la conoscenza. Ma cosa succede se mancano – letteralmente – le basi? Ci troviamo, infatti, in una situazione paradossale: se a settembre in cento scuole partirà il Liceo matematico, alle elementari è un vero e proprio disastro. Secondo gli ultimi dati INVALSI, infatti, i bambini e le bambine italiani hanno parecchie difficoltà in matematica: chi raggiunge almeno il livello base diminuisce, rispetto alla passata rilevazione, di circa 3 punti percentuali sia in seconda che in quinta elementare: sono poco più del 60%. Rispetto al 2019, ovvero a prima del Covid, si conferma un calo nei risultati medi di circa l'8-10% (erano oltre il 70%).
È pur vero che alle superiori si recupera: in matematica, nell'anno scolastico appena concluso, le prove INVALSI mostrano nell'ultimo anno delle secondarie di secondo grado un miglioramento diffuso rispetto al 2025, dal momento che la quota nazionale di chi raggiunge almeno il livello obiettivo sale dal 49% al 52%, con progressi in tutte le macro-aree. Il Sud in particolare cresce dal 40% al 45%, avvicinandosi ai livelli pre-pandemici.
Ma la vera domanda da porsi è: se i più piccoli hanno così tante difficoltà in matematica non è meglio intervenire prima nell'insegnamento di questa materia, alle elementari, piuttosto che alle superiori? Per il Ministro Valditara il problema sarà presto risolto: "Ci avevamo visto giusto, bisogna rifare i programmi delle primarie", dice in un video pubblicato sul suo canale YouTube, con riferimento alla nuova didattica della matematica che partirà dal prossimo anno scolastico. Ma probabilmente si tratta di una questione più strutturale: non solo i più piccoli dovrebbero essere messi nelle condizioni di studiare meglio questa materia, magari anche attraverso l'utilizzo di strumenti tecnologici ad hoc, che purtroppo in molte scuole mancano, ma anche i maestri dovrebbero poter trovare modalità diverse di insegnamento della materia visto che – a quanto pare – quella utilizzata finora non ha dato i frutti sperati.
L'APPROFONDIMENTO
Parola agli studenti: "La sperimentazione del Liceo matematico è inutile, la scuola non può essere un ‘supermercato di saperi'"
Quello che viene chiamato quindi Liceo matematico, che partirà dall'anno scolastico 2026-2027, non è altro che un'attività laboratoriale e un modulo di potenziamento del piano di studi, con percorsi interdisciplinari progettati in autonomia dalle scuole che prevede due ore settimanali aggiuntive nel primo biennio e un'ora in più nel triennio per le classi coinvolte. La proposta dovrebbe servire ad "approfondire i legami tra i saperi matematico-scientifici e quelli umanistici", ha spiegato Valditara. Con l'avvio di questa sperimentazione per l'esame di Maturità non cambierà nulla: per gli studenti restano le regole attuali.
Si aprono, dunque, alcuni interrogativi, a partire dal tema risorse. Il progetto infatti è a costo zero, non comporta maggiori oneri per la finanza pubblica: significa che le scuole che attueranno la sperimentazione dovranno avvalersi esclusivamente dell'organico già disponibile, e senza che sia prevista una formazione specifica. Ma sappiamo che in molti istituti manca il personale docente, e un esercito di precari occupa le cattedre vacanti, spesso per poco tempo o quando l'anno scolastico è già partito da diverse settimane. Il Liceo matematico insomma rischia di essere solo l'ennesima trovata propagandistica, una formula per attirare gli studenti e per dare l'illusione di una scuola innovativa, che guarda al futuro e al mercato del lavoro. È come attaccare alle scuole un'etichetta vuota. Sono le stesse perplessità espresse dagli studenti, che questa riforma non l'hanno chiesta, perché non era di certo in cima alle loro priorità.
Secondo Federica Corcione, dell'esecutivo nazionale dell'Unione degli Studenti (il più grande sindacato studentesco italiano), "il ministro non ascolta le vere esigenze di chi ogni giorno vive gli spazi della scuola pubblica. Ci sarebbe tantissimo da fare, per riqualificare i programmi didattici, sperimentare metodi didattici alternativi, anche per rispondere alle richieste di quei ragazzi che necessitano di un piano didattico personalizzato, in tutti gli indirizzi scolastici. Abbiamo scuole che letteralmente cadono a pezzi in tutta Italia", dice a Fanpage.it.
"Con il cosiddetto ‘Liceo matematico' si concretizza sempre di più l'idea di una scuola concepita come ‘supermercato di saperi': nel tentativo di assoggettare le scuole alle esigenze delle aziende. Se in questo momento le aziende richiedono sapere scientifico, il governo prova a dare una risposta, ignorando però la dimensione della scuola come luogo di costruzione reale di pensiero critico. Non basta aggiungere una manciata di ore di laboratori di matematica, ma andrebbe rivoluzionato tutto il programma didattico. Da anni ormai alla Maturità la seconda prova al liceo scientifico mette in difficoltà migliaia di studenti, perché spesso nelle classi non si arriva nemmeno a concludere il programma prima degli esami. E da anni noi chiediamo una riforma del liceo scientifico".
Il ministro Valditara ha detto che l'obiettivo del progetto è rafforzare "una scuola fondata sul pensiero critico, sul rigore e l’innovazione". Ma per gli studenti sarebbe piuttosto urgente rafforzare elementi come "la libera espressione, la cultura, la condivisione e il dialogo. E questo si può fare in tutti gli indirizzi. D'altra parte abbiamo moltissimi insegnanti precari, mancano i presupposti per assicurare una continuità didattica – osserva ancora Federica Corcione -. Questo limita le capacità delle classi di gestire un programma didattico. Poi c'è un aspetto non secondario, quello della relazione tra alunni e professori. Senza un docente di riferimento per l'intero anno scolastico per un adolescente è davvero difficile costruire un rapporto di fiducia con chi insegna. Con le supplenze brevi e i frequenti cambi, spesso con le cattedre che rimangono vuote nei primi mesi dell'anno, è inevitabile i ragazzi incontrino difficoltà, soprattutto nelle materie più complesse come quelle scientifiche. A che serve dunque aggiungere un paio d'ore in più? Il problema sono tutte le ore di lezione perse".
A cura di Ida Artiaco e Annalisa Cangemi