La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, si schiera in difesa di un’insegnante di musica che ha dato ai suoi alunni da studiare la canzone Bella Ciao. Ma Azzolina non parla tanto dell’insegnante, quando dei valori e del riconoscimento culturale dello storico canto partigiano. Rispondendo a un’interrogazione scritta presentata dal deputato di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, la ministra replica: “Il brano Bella Ciao è parte del patrimonio culturale italiano, noto a livello internazionale, tradotto e cantato in tutto il mondo. È un canto che diffonde valori del tutto universali di opposizione alle guerre e agli estremismi”. La risposta di Azzolina è arrivata il 2 ottobre, dopo l’interrogazione presentata da Rampelli il 19 maggio, su una vicenda riguardante una scuola in provincia di Frosinone.

L’interrogazione di Rampelli su Bella Ciao

L’interrogazione parlamentare a risposta scritta nasce da una notizia riguardante una docente di musica delle scuole medie dell’istituto Ottaviano Bottini di Piglio. L’insegnante, “facendolo passare per didattica”, ha assegnato “come compito la lettura ritmico-melodica ed esecuzione strumentale del brano Bella Ciao”, scrive Rampelli. Che critica la scelta dicendo che l’insegnante ignora “che l’inno partigiano è divisivo perché rappresenta una parte politica ben definita, purtroppo protagonista anche di violenze efferate e ingiustificate, anche nei confronti di civili, preti, donne e bambini”. Il deputato aggiunge: “È storicamente accertato infatti, secondo l'opinione dell'interrogante, che molteplici frange che cantavano l'inno partigiano Bella Ciao organizzavano la sottomissione dell'Italia all'Urss, sottraendola alla protezione americana e quindi proseguendo sulla strada della limitazione delle libertà fondamentali attraverso l'instaurazione di un regime comunista”.

Rampelli sottolinea che l’insegnante ha anche sporto denuncia dopo un post su Facebook del gruppo Fratelli d’Italia Piglio. Poi torna sulla vicenda, sostenendo che “è inaccettabile che temi di natura chiaramente politica, surrettiziamente presentati come formativi, vengano inseriti nell'attività scolastica di ragazzi che le famiglie affidano alla scuola per ragioni didattiche e non certo per vederli sottoporre a un'attività propagandistica”. Rampelli chiedeva quindi alla ministra di adottare iniziative per “evitare la diffusione di una visione politicizzata della storia nelle scuole, evitando che sia altresì consentito un indottrinamento delle nuove generazioni”. E chiedeva, inoltre, se Azzolina non ritenesse di “dover dare indirizzi ai dirigenti scolastici per distinguere la festa della Liberazione dall’inno dei partigiani, ad avviso dell’interrogante divisivo ed evocatore di violenze storicamente accertate”.

La risposta di Azzolina in difesa di Bella Ciao

La ministra risponde spiegando che il 3 maggio ha ricevuto comunicazione da parte della dirigente scolastica sulla querela sporta dall’insegnante per diffamazione dopo alcuni post sul caso. Sulla canzone Bella Ciao, invece, fa sapere che “ha sempre fatto parte del libro di testo adottato dalla scuola. In particolare rientra nel novero dei canti popolari in trattazione nell’ambito della musica leggera e precisamente nel capitolo dedicato alle canzoni del presente e del passato”. Dopo la parte più burocratica, però, la ministra si spinge a una valutazione politica, ribadendo l’importanza storica del canto Bella Ciao: “Invero, il brano Bella Ciao è parte del patrimonio culturale italiano, noto a livello internazionale, tradotto e cantato in tutto il mondo. È un canto che diffonde valori del tutto universali di opposizione alle guerre e agli estremismi”.