Covid 19
23 Febbraio 2022
19:55

Scuola aperta per tutti, via differenza tra vaccinati e non vaccinati dopo stop stato d’emergenza

A scuola stop a distinzioni tra studenti vaccinati e non vaccinati e al sistema delle quarantene da contatto. Da Palazzo Chigi chiariscono le parole del presidente del Consiglio Draghi sulle riaperture dopo la fine dello stato d’emergenza.
A cura di Annalisa Cangemi
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Con la fine dello stato d'emergenza, il prossimo 31 marzo, anche la scuola si avvia a tornare alla normalità. Lo ha assicurato il presidente del Consiglio questa sera, fissando alcuni importanti paletti.

Il primo e più atteso è la fine dello stato d'emergenza, che non verrà rinnovato dopo la scadenza. Mario Draghi lo ha detto a Firenze, nel suo intervento di oggi pomeriggio, in occasione della visita al teatro del Maggio musicale fiorentino. Dal mese di aprile, visto il generale miglioramento della situazione epidemiologica e allo stato d'avanzamento della campagna vaccinale, non sarà più in vigore il sistema delle zone colorate, che in questi due anni di pandemia ha suddiviso il Paese in zone bianche, gialle, arancioni e rosse.

Per quanto riguarda il mondo della scuola il premier ha fatto anche un annuncio: "Le scuole resteranno sempre aperte per tutti: saranno infatti eliminate le quarantene da contatto. Cesserà ovunque l'obbligo delle mascherine all'aperto, e quello delle mascherine FFP2 in classe". In pratica il governo sta dicendo che saranno sempre garantite le lezioni in presenza per tutti gli studenti, a prescindere dal fatto che siano vaccinati non vaccinati contro il Covid. Questo è un obiettivo che l'esecutivo intende raggiungere con "gradualità", e non c'è ancora una data fissata sul calendario, hanno precisato fonti di Palazzo Chigi a Fanpage.it. Le norme dovranno essere ancora scritte, ma quel che è certo è che l'attuale impianto che regola il ricorso alla dad e le quarantene nelle classi verrà rivisto, anche se per gradi.

Il sistema delle quarantene è già stato semplificato all'inizio di febbraio, con l'obiettivo di limitare il più possibile la didattica a distanza. Per tutto il mese di marzo si andrà avanti con le regole che già conosciamo: per la fascia da 0 a 6 anni i bambini rimangono in presenza fino a 4 casi, con l'obbligo di indossare mascherine FFP2 da parte dei docenti. Con 5 contagi le lezioni in presenza vengono sospese per 5 giorni.

Per quanto riguarda le elementari c'è una distinzione tra vaccinati e non vaccinati: dopo 5 casi vanno in dad per 5 giorni solo i non vaccinati, mentre per gli alunni che hanno completato il ciclo vaccinale primario o che sono guariti da meno di 120 giorni, o che hanno effettuato la dose booster, l'attività didattica prosegue in presenza con l'utilizzo di dispositivi FFP2 da parte dei docenti e dei bambini di età superiore ai 6 anni, fino al decimo giorno successivo alla notizia dell'ultimo caso Covid.

Nella scuola secondaria di primo e secondo grado dopo 2 casi in classe vanno in dad solo i non vaccinati. Anche in questo caso prosegue l'attività in presenza degli alunni che hanno concluso il ciclo vaccinale primario o che sono guariti da meno di 120 giorni, o che hanno effettuato la dose booster, con l'utilizzo di mascherine FFp2. Per tutti gli altri si applica la didattica digitale integrata per la durata di cinque giorni.

Di fatto eliminare le "quarantene da contatto", come ha detto Draghi, significa che anche i ragazzi non immunizzati potranno essere sempre presenti, e non ci saranno più regole che distinguono tra studenti vaccinati e non vaccinati.

Le pressioni della Lega

L'eliminazione di un diverso trattamento tra alunni vaccinati e non vaccinati è una battaglia condotta in questi mesi sia dalla Lega sia dal M5s. Si chiariranno più avanti le modalità che verranno stabilite dal ministero dell'Istruzione e dal ministero della Salute per riportare tutti i ragazzi in classe e salutare, si spera definitivamente, l'epoca delle lezioni a distanza, alla luce del fatto che ci avviciniamo ai mesi più caldi dell'anno in cui notoriamente il virus circola di meno. Ora però la Lega chiede di fare un passo in più, e cioè cancellare i divieti per i ragazzi non vaccinati che vengono discriminati perché non possono ancora fare sport durante l'ora di educazione fisica, non possedendo la certificazione verde.

"Non possiamo che accogliere con soddisfazione le parole del presidente Draghi sulla fine dello stato d'emergenza a partire dal mese di aprile. Un annuncio che tutti gli italiani attendevano e per il quale è stato fondamentale il lavoro della Lega, che si è fatta carico delle richieste di famiglie, studenti e lavoratori della scuola. Via il sistema a colori per le Regioni, via le quarantene per chi è stato semplicemente a contatto con un positivo, via le mascherine Ffp2 in classe: la continuità didattica per la seconda parte dell'anno scolastico sarà garantita. Ma non basta: ora la politica cancelli altre restrizioni che non hanno più senso dopo due anni di sofferenze", ha scritto in una nota Rossano Sasso, sottosegretario del ministero dell'Istruzione.

Il membro del governo in un post su Facebook scrive: "Mentre gli atleti delle Nazionali azzurre conquistano medaglie in giro per il mondo, ai nostri studenti privi di Green Pass viene impedita la frequenza delle lezioni di educazione fisica. In un liceo modenese, ad esempio, accade che ai ragazzi che non sono in possesso della certificazione sanitaria venga inibito l'accesso a una struttura privata esterna alla scuola per svolgere le lezioni di nuoto, costringendoli a rimanere in classe. In questo modo non solo si impedisce agli studenti di curare il proprio benessere psicofisico attraverso l'attività motoria, ma si creano intollerabili differenziazioni tra i ragazzi".

"Mentre infatti i minorenni vaccinati possono frequentare le lezioni, gli altri sono invitati a rimanere nei locali scolastici a fare non si sa che cosa – spiega Sasso – Inoltre non bisogna dimenticare che non tutte le famiglie possono permettersi di far praticare una disciplina sportiva ai propri figli al di là dell'orario scolastico. Una situazione che non può che definirsi insostenibile e che dovrà essere necessariamente rivista alla luce dell'evoluzione del quadro pandemico. La salute dei nostri studenti si tutela anche rendendo effettiva la pratica sportiva e abolendo norme che oggi non hanno più alcuna ragione di esistere. Basta con queste limitazioni, oggi non hanno più alcun senso. Basta esasperazioni", conclude il sottosegretario leghista.

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