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Elezioni politiche del 2022 in Italia
4 Agosto 2022
13:31

Scalfarotto (Iv) a Fanpage.it: “Calenda ha preferito il Pd e Di Maio, ma molti non lo voteranno più”

“Ci sembrava naturale che i liberaldemocratici lavorassero insieme, ma così non è stato – spiega il sottosegretario all’Interno in un’intervista a Fanpage.it – moltissimi elettori di Calenda stanno dicendo che a quelle condizioni non lo voteranno più”. L’accordo tra Azione, +Europa e Pd ha fatto naufragare il terzo polo: “Noi andiamo da soli, convinti dei nostri argomenti e coerenti”, sottolinea il deputato di Italia Viva.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Il terzo polo non ci sarà, visto l'accordo di Azione e +Europa con il Pd. Italia Viva, perciò, ha scelto di correre in solitaria. È una decisione presa per "coerenza", spiega il sottosegretario all'Interno, Ivan Scalfarotto, in un'intervista a Fanpage.it. Il deputato di Italia Viva conferma che non ci sarà nessuna apertura alla coalizione che sta costruendo il Pd e spiega che il suo partito conta di raccogliere la delusione e il voto di tutti coloro che non si sentono rappresentati dai due poli. L'obiettivo è superare lo sbarramento del 3%, ma Scalfarotto ne è convinto: Italia Viva andrà oltre, e di molto.

Onorevole Scalfarotto, il progetto del terzo polo con Calenda è naufragato per via del suo accordo con il Pd proprio quando sembrava tutto fatto. Cosa è successo?

Secondo noi in politica si sta insieme a quelli che la pensano come te. Siamo nello stesso gruppo in Europa, con Carlo Calenda, che si chiama Renew Europe. Ci sembrava naturale che i liberaldemocratici lavorassero insieme, ma così non è stato. Evidentemente hanno prevalso altre logiche e ne prendiamo atto. Noi andiamo da soli, convinti dei nostri argomenti, pensando di avere molte cose da dire e anche desiderosi di dirle. Qualcuno, invece, dovrà scendere a compromessi. Stare dentro una coalizione fatta di gente che la pensa in modo completamente diverso da te non è facile, perché ovviamente devi rispettare delle regole. Credo che Calenda avrà molte difficoltà in questo senso.

Da un lato c'è la destra di Meloni, Salvini e Berlusconi, dall'altro il centrosinistra di Letta e Calenda. Poi il Movimento 5 Stelle che probabilmente cerca una posizione ancora più a sinistra. Voi dove vi collocate e come pensate di raggiungere il 3% dello sbarramento?

La nostra collocazione è chiarissima. Noi siamo quelli che hanno portato Draghi a Palazzo Chigi. Personalmente mi sono dimesso dal governo precedente, aprendo la strada al governo Draghi. Noi siamo ancora col governo Draghi e siamo gli unici che ci stanno davvero. Nel centrodestra c'è Fratelli d'Italia che era all'opposizione, mentre Salvini e Berlusconi – che ormai sono una cosa sola – hanno fatto cadere Draghi. Conte ha lavorato direttamente per far cadere Draghi, togliendogli la fiducia. Dentro la coalizione di centrosinistra c'è di tutto un po'. C'è per esempio Nicola Fratoianni, che soltanto nelle ultime ore ha votato addirittura contro l'ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Tenendo questa posizione coerente non avremo problemi a superare il quorum e anche a ottenere più del 3%. Da quando è stata annunciata l'intesa tra Pd e Azione, moltissimi elettori di Calenda stanno dicendo che a quelle condizioni non lo voteranno più.

Quindi non c'è nessuna possibilità che alla fine rientriate nella coalizione che sta costruendo Letta con il Pd?

Mettiamo via tutti i tecnicismi elettorali. La politica è accordo sulle cose da fare, è condivisione di valori, di temi. Penso che si faccia politica per difendere le proprie idee e queste sono le nostre idee. Nel frattempo in Puglia l'elettore di Azione andrà a eleggere il candidato all’uninominale scelto da Michele Emiliano, magari uno che è contro la Tap. Con una legge elettorale poco chiara, proviamo ad avere almeno delle posizioni chiare. Noi andremo con i nostri contenuti e siamo fiduciosi che c'è un grande pezzo d'Italia che è d'accordo con noi. A partire dai mondi produttivi del Nord fino agli elettori delusi dal centrosinistra. Abbiamo una proposta semplice da comprendere, semplice da spiegare e anche semplice da votare.

Per essere più chiari. Il diritto di tribuna proposto da Letta non vi interessa in alcuna misura? Di Maio intanto sembra aver accettato…

Non so l'elettore del Partito Democratico come farà a votare per Luigi Di Maio. Io vengo dal Pd, sono stato sottosegretario di Maria Elena Boschi negli anni della riforma costituzionale e me lo ricordo che cosa diceva Di Maio sul Pd, su Bibbiano. Mi ricordo i poster col Pd dipinto come una piovra mafiosa. Pensare che adesso l'elettore del Pd debba votare per Di Maio e per di più che Calenda si allei col Pd che candida Di Maio mi lascia un pochino perplesso.

Però la motivazione di questo patto elettorale, che Letta sta cercando di allargare il più possibile, è una: se ci presentiamo divisi vince la destra. Per voi non è abbastanza per fare un passo verso il resto del centrosinistra?

No, perché la destra è forte dal punto di vista numerico, ma è lacerata da divisioni fortissime. Noi abbiamo la memoria cortissima e ci stiamo dimenticando, per esempio, che il Pd per tre anni ha tenuto bordone al Movimento 5 Stelle. Adesso, siccome da 15 giorni hanno rotto, nessuno si ricorda più che Conte era il punto di riferimento dei progressisti. Quella classe dirigente che diceva queste cose – gli Zingaretti, i Bettini, i Provenzano, gli Orlando – sono tutti nel Pd alleato di Calenda. Dall'altro lato Meloni e Salvini praticamente non si parlano. Del resto Salvini e Berlusconi sono stati nel governo fino ad ora e Fratelli d'Italia all'opposizione. Fratelli d'Italia con una posizione atlantista mentre gli altri hanno fatto l'occhiolino a Putin. Insomma, questa coalizione di destra potrà anche prendere dei voti, ma che possa governare insieme io ho delle grandi perplessità. Non faranno neanche 100 metri mantenendo l'accordo una volta risolti i nodi del potere, i seggi, il quanto a te e il quanto a me. Dal punto di vista della fiducia interpersonale e dei contenuti politici non potranno fare molta strada.

Il vostro programma è, in sostanza, l'Agenda Draghi. Che però sembra essere un po' di tutti. Cosa significa per voi?

Innanzitutto l'europeismo e l’atlantismo devono essere la pietra angolare di tutte le nostre politiche. Siamo figli e abitanti di una casa comune europea e stiamo senza nessuna esitazione con la Nato e con la resistenza ucraina. Poi Draghi ha parlato, per esempio, di concorrenza. Ma la legge che andiamo ad approvare nasce monca. Noi siamo per un libero mercato, contro l'assistenzialismo, contro le truffe fatte ai danni dello Stato con il Superbonus e con il reddito di cittadinanza. Puntiamo al lavoro e non all'assistenzialismo. Pensiamo che per redistribuire una ricchezza, quella ricchezza bisogna prima crearla. Siamo garantisti e crediamo nelle garanzie costituzionali per il cittadino. Le nostre posizioni sono sempre state molto limpide e ci riconosciamo in Mario Draghi perché il suo curriculum vitae parla chiaro e delinea la sua posizione liberaldemocratica.

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