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Saviano: “FdI ha saccheggiato il nome di Atreju, la Storia Infinita non c’entra niente con Meloni”

Non vi è in nessuna parte de La Storia Infinite, il romanzo di Michael Ende, nulla che possa lasciar intendere che ci sia una vicinanza spirituale o fattuale tra il personaggio Atreju con ciò che propugnano coloro che si identificano nella manifestazione politica di Fratelli d’Italia. Perché quindi FdI usurpa questo splendido personaggio intitolandogli un suo evento?
A cura di Redazione
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Di Roberto Saviano

Atreju, il protagonista de "La Storia Infinita" non ha nulla da dividere con un programma politico di destra. Atreju non è nemmeno secante con alcun slogan o prospettiva populista e nazionalista. Per quale ragione l’evento politico organizzato da Fratelli d’Italia si chiama Atreju?

Atreju creato da Michael Ende non ha famiglia è cresciuto dalla comunità Pelleverde: non c’è padre, non c’è madre, non c’è sacra famiglia tradizionale nella sua vita. Il nome Atreju nella lingua del suo popolo significa proprio “cresciuto da tutti”. In Fantasia il mondo della Storia Infinita tutti i popoli parlano lingue incomprensibili gli uni agli altri ma tutti conoscono l’altofantasico, lingua fondamentale per comprendersi e accogliersi. In tutto il libro la lotta di Atreju contro il Nulla che sta distruggendo Fantasia è il centro attorno a cui si muovono le civiltà e le storie del romanzo, che vede l’irriducibile battaglia della capacità di immaginare contro la gelida ragion pratica dell’esistere umano. La sintesi dell’arco del libro è tutta tracciata nell’indimenticabile dialogo con Mork il lupo mannaro – emissario del Nulla –  che in cerca di Atreju per assassinarlo, gli presagisce che il destino dell’essere trasformati dall’avanzare del Nulla significa cadere nel mondo degli umani ossia diventare menzogne.

Michael Ende scrive un romanzo magnifico di resistenza della fantasia (il contrario della bugia) come unica forma di libertà, della comprensione tra culture diverse, della resistenza al male come alleanza tra stirpi di fattezza, pensiero, lingua ed azione opposte. Il percorso etico di Atreju è compiuto grazie al rapporto con Fucur (che nel film diventa Falcor) il Drago della Fortuna, che tra le sue molte abilità che si aggiungono al poter volare dormendo e cibarsi d’aria ne ha una che lo contraddistingue: sa parlare con i serpenti e riesce a farlo perché – lo spiega lui stesso – tutte le voci della gioia sono simili. Il drago insegna ad Atreju che non esistono popoli o culture nemiche e che la parola della gioia è comprensibile a tutti, quando i serpenti sono felici è possibile parlargli e soprattutto intenderli. Quale sarebbe qui la vicinanza con idee di chiusura dei confini, di affondamento delle navi che salvano vite, di diffusione dell’armarsi perchè  “la difesa è sempre legittima”, della diffidenza verso lo straniero e le altre culture?

In che modo Atreju ispira i giovani della destra?

Nella lotta al Nulla materialistico che avanza sugli ideali! Questo forse mi risponderebbero, ma non vi è in nessuna parte del libro nulla che possa lasciar intendere che ci sia una vicinanza spirituale o fattuale tra Atreju con ciò che propugnano coloro che si identificano in questa manifestazione politica. Perché quindi Fratelli d’Italia usurpa questo splendido personaggio intitolandogli un suo evento? Harold Bloom definirebbe questo una “mislettura”, un travisamento. La storia della lettura è una storia di tradimenti, e ogni pagina che il lettore sente propria è spesso una mislettura ossia una propria, disordinata, spesso irrazionale percezione dello scritto. Nulla di male, anzi: questo può essere un bene, il cuore pulsante della conoscenza pulsa di fraintendimenti e non di analisi critiche rigorose, nella lettura la vera magia si compie quando accade quello che in psicanalisi definirebbero “l’angoscia dell’addebito”, il sentirsi cioè responsabili di ciò che si legge. Questa dinamica è vitale nella lettura, ma tutt’altro è intitolare un evento di un partito che nulla ha da dividere con Atreju. Questo è sfruttare una storia che non gli appartiene. Avere la pretesa di attribuire un significato radicalmente altro rispetto alle intenzioni dell’autore. Il neoscettico Rorty la definirebbe “trasvalutazione”, invertire i significati, attribuirne di completamente altri. Ma credo che in questo caso si tratti solo di furberia: utilizzare una figura eroica di un libro (o più probabilmente ne avranno visto solo il film) e usarlo come mera propaganda per impacchettare eventi.

Sento la necessità di difendere il mio amato Atreju da questo ingiusto saccheggio della sua figura.

Michael Ende fu per tutta la vita un’antifascista, costretto ad arruolarsi nella gioventù hitleriana a 15 anni. Riuscì poi a disertare e sostenere gruppi di resistenza bavaresi che sognavano la possibilità di prendere il potere in Baviera e darlo agli americani senza subire invasione. Tentativo che non riuscì in nessuna sua parte. Racconta nelle sue pagine autobiografiche che passando in bicicletta dinanzi ai corpi impiccati di ragazzi che avevano disertato come lui leggeva la scritta “sono stato preso dai cani alla catena” (così venivano definiti i reparti dell’esercito alla ricerca dei disertori), oppure “mi hanno arrestato le SS.”  Quella immagine dei cani alla catena alla ricerca di chi fuggiva dalla costrizione della leva li ritroveremo nel mostruoso lupo Mork.

Il suo più grande cruccio per tutta la vita fu quello di non essere considerato a pieno uno scrittore, come accade per tutti gli autori relegati al ruolo di autori per l’infanzia. “Si può entrare – scrive Ende – nel salotto letterario da qualsiasi porta, dalla porta della prigione, dalla porta del manicomio o dalla porta del bordello. C'è solo una porta dalla quale non si può uscire, la porta della nursery. I critici non te lo perdoneranno. Anche il grande Rudyard Kipling lo sentiva. Mi chiedo sempre con cosa abbia a che fare, da dove venga questo particolare disprezzo per tutto ciò che ha a che fare con il bambino".

È dal 1998 che esiste Atreju, manifestazione prima di Azione Giovani, poi di Giovane Italia e infine di Gioventù nazionale. Anche il nome Giovane Italia (che si rifà alla Giovine Italia degli studenti missini) l’organizzazione giovanile ufficiale del Partito della libertà non aveva nulla a che fare con la Giovine Italia mazziniana, che si fondava su valori di universalismo anticlericale e europeistico, sulla creazione di una società solidale e operaia. Anche Fronte della Gioventù è un nome usurpato dalla destra neofascista alla storia della lotta politica operaia: il fronte della gioventù nato nel 1944 era un’organizzazione partigiana che univa dai militanti del partito d’azione alle partigiane dei Gruppi di Difesa della donna, dai repubblicani ai comunisti. Il grande teologo David Maria Turoldo fu tra gli animatori del fronte della gioventù. Eppure nel 1971 gli eredi della Repubblica di Salò, i missini appunto, decisero di chiamare la loro organizzazione giovanile Fronte della gioventù, un nome partigiano. Fu proprio il Fronte della Gioventù a creare i Campi Hobbit: eppure cosa c’entrava il popolo creato da Tolkien che fumava erba pipa e aborriva la guerra e i conflitti con i giovani missini che si riconoscevano nella storia delle Brigate Nere e nel sogno della Fortezza Europa? Nulla. Il Signore degli Anelli di Tokien che negli Usa veniva considerato “la bibbia hippy”  divenne completamente un mito fondativo della destra radicale italiana in maniera del tutto abusiva.

La destra probabilmente incapace di poter abbracciare pubblicamente i suoi riferimenti teorici, se scegliesse Evola o Junger,  Drieu La Rochelle o Brasillach, Mishima o De Montherlant  (autori su cui mi sono formato e continuo profondamente a studiare), trovando nelle loro pagine nomi a cui ispirare i propri eventi, rischierebbe di sentirsi complice con la propria storia, riferimenti ai regimi o a scelte della rivoluzione conservatrice verso cui non vuole essere richiamata. Furberscamente sperano che nomi letterari diano nuovi vesti a progetti politici che rimangono della stessa carne. Forse Atreju, come gli Hobbit, sono scelti nel mazzo delle figure letterarie  per rendere più affascinante e nobile politiche autoritarie e reazionarie che da sole non avrebbero alcun fascino?

Non so se gli eredi di Michael Ende sappiano di questo evento di Fratelli d’Italia. Non so se davvero abbiano potuto autorizzare che il nome di Atreju sia giustapposto a una tal cosa, probabilmente nessuno gli ha chiesto nulla. Ma come Fantasia pretende, il lettore non può lasciare che un personaggio sia reso menzognero dagli uomini e quindi con queste righe spero di poter dare ad Atreju ciò che Bastiano prova a concedere, la forza di resistere e di esistere libero dalla manipolazione della furbizia politica degli uomini. Di questi uomini sopratutto.

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