Dopo il caso della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha rimosso dal suo palazzo lo striscione dedicato a Giulio Regeni, lo stesso avviene anche in un comune del modenese, Sassuolo. E protagonista della vicenda è ancora un amministratore leghista, appena diventato sindaco dopo le ultime elezioni comunali. Quello di Sassuolo non è il primo caso in un comune: lo stesso episodio è avvenuto anche a Treviso (anche qui con sindaco leghista) e a Ferrara, dove, in realtà, lo striscione esposto su alcuni palazzi per iniziativa di Amnesty international è stato coperto dalla bandiera leghista dopo la vittoria del candidato del Carroccio alle comunali.

Il sindaco di Sassuolo, Gian Francesco Menani, appena eletto, cerca di spiegare la decisione sostenendo che non si tratta di una scelta politica, quanto estetica: “Resta ferma la nostra solidarietà alla famiglia Regeni, ma non aveva più senso tenere ancora lì quello striscione. È una vicenda non più di attualità e poi tra l’altro in centro storico ci stava anche male dal punto di vista estetico, tutto impolverato”. La vicenda, così come le parole del neo-sindaco, vengono riportate dal Resto del Carlino.

Lo striscione si trovava, finora, sulla facciata del municipio. Esponendolo si chiedeva la verità per la morte del ricercatore friulano, rapito e torturato in Egitto. Dopo anni, sulla morte di Regeni non si sa ancora nulla, nonostante gli scontri avuti in passato tra il governo di Roma e quello del Cairo. A Sassuolo lo striscione era stato esposto nel maggio del 2016, dalla precedente giunta di centrosinistra, aderendo alla campagna portata avanti da Amnesty international. L’episodio di Sassuolo richiama da vicino quello di Trieste, dove proprio in questi ultimi giorni è stato rimosso lo striscione dal palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, scatenando la polemica e la protesta da parte di molti deputati e senatori, soprattutto dell’opposizione, ma anche del Movimento 5 Stelle.