Sanzioni Ue sul petrolio russo, scontro tra Salvini e Tajani sulla linea da seguire

Le crisi energetiche hanno spesso un effetto collaterale che va oltre i mercati: riaprono infatti fratture politiche che sembravano congelate. È quello che sta accadendo in queste ore dentro il governo italiano, dove la discussione su petrolio russo e sanzioni a Mosca è tornata al centro del dibattito dopo l'ennesima fiammata dei prezzi dell'energia legata alla crisi in Medio Oriente. A riaccendere lo scontro è stato il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che ha invitato l'Italia e l'Europa a riflettere sull'opportunità di allentare le restrizioni sull'acquisto di greggio russo, prendendo come riferimento la linea seguita dagli Stati Uniti. "C'è la principale potenza dell'Alleanza occidentale e guida della Nato, cioè gli Stati Uniti, che hanno allentato le sanzioni nei confronti del petrolio che arriva dalla Russia", ha detto Salvini parlando con i giornalisti a Roma. "Hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l'Italia e l'Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica".
Salvini: "Rivedere le sanzioni sul petrolio russo"
Secondo il leader della Lega, la questione non dovrebbe essere letta in chiave ideologica: "Non si tratta di essere pro-Putin o anti-Putin", ha spiegato, sostenendo che alcune decisioni simboliche prese negli ultimi anni, come l'esclusione di atleti russi da eventi sportivi o di artisti russi da manifestazioni culturalinon rappresenterebbero una "reale forma di sostegno" all'Ucraina: "Non volere gli atleti paralimpici alle Paralimpiadi o gli artisti russi alla Biennale di Venezia non significa difendere l'Ucraina, significa essere sciocchi", ha aggiunto. "Trump secondo me ha fatto bene".
Il leader della Lega ha poi insistito sul fatto che la sua posizione "non sarebbe dettata da simpatia verso il Cremlino", ma da una valutazione economica e strategica: "Ripeto: non in scia a Putin, ma agli Stati Uniti d'America alla guida della Nato", ha detto, sottolineando come a pagare oggi il prezzo più alto dell'aumento dell'energia siano soprattutto i Paesi europei.
Tajani: "Le sanzioni restano, vogliamo che la guerra finisca il prima possibile"
Le parole del vicepremier leghista hanno però ricevuto una risposta immediata dall'altro vicepresidente del Consiglio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha invece subito ribadito la linea ufficiale del governo e della diplomazia italiana: "Mantenere le sanzioni contro la Russia? Assolutamente sì", ha dichiarato Tajani a margine di un'iniziativa politica: "L'Italia è stata tra i Paesi promotori delle sanzioni per spingere Mosca ad arrivare a un cessate il fuoco". Per il titolare della Farnesina, quindi, la pressione economica su Vladimir Putin resta uno degli strumenti centrali per tentare di fermare la guerra in Ucraina: "Anche lì vogliamo che la guerra finisca il prima possibile", ha spiegato Tajani, ricordando che l'obiettivo resta quello di arrivare a una soluzione negoziale. Alla domanda sulle parole di Salvini, il ministro degli Esteri ha preferito non alimentare lo scontro diretto: "Quello che penso io l'ho detto. È la sua opinione, io rispetto tutte le idee", ha commentato, lasciando però chiaramente intendere che sulla questione delle sanzioni la posizione italiana non cambierà.
Una linea che divide la maggioranza
La frattura tra i due vicepremier non è un episodio isolato, ma tocca uno dei capitoli più delicati della politica estera europea: il rapporto energetico con la Russia dopo l'invasione dell'Ucraina. Dal 2022, infatti, l'Unione europea ha progressivamente ridotto la propria dipendenza dal gas e dal petrolio russi attraverso una serie di pacchetti di sanzioni, trasformando l'energia in uno degli strumenti principali di pressione geopolitica nei confronti di Mosca. In questo contesto, la posizione italiana resta ufficialmente allineata a quella dell'Unione europea e del G7, confermando la linea comune adottata negli ultimi anni.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, impegnata in questi giorni nei contatti diplomatici legati alla crisi internazionale e nella preparazione del prossimo Consiglio europeo, non è intervenuta direttamente nello scontro tra i due vicepremier. Nei giorni scorsi, tuttavia, parlando in Parlamento, aveva ribadito con chiarezza l'indirizzo dell'esecutivo, sottolineando che l'Italia continuerà appunto a sostenere, nelle sedi internazionali, la pressione economica sulla Russia.