Il leader della Lega, Matteo Salvini, annuncia di aver aderito a Parler, la piattaforma dell’ultradestra che però subito dopo è stata messa offline. “Amici, da oggi anche su Parler. Happy to be on Parler, love from Italy”, è il messaggio scritto da Salvini, che si aggrega al senatore leghista Alberto Bagnai e al giornalista Daniele Capezzone, già iscritti su Parler. Dopo il bando di Trump da Twitter, i suoi seguaci e molti sostenitori dell’ultradestra hanno deciso di far diventare Parler il loro social, con un moltiplicarsi di adesioni nelle ultime ore a quella che era una piattaforma piccola, con non molti utenti, e sconosciuta fino a un po’ di tempo fa. Dopo l’assalto a Capitol Hill, però, Parler è diventata nota in tutto il mondo.

Salvini ha deciso quindi di aderire alla piattaforma del sovranismo e che aveva l'intenzione di diventare riferimento anche della ultra-destra internazionale. Ma la sua avventura social ha avuto poca fortuna, considerando che poche ore dopo Parler già non esisteva più. Già da prima delle elezioni di novembre, la piattaforma era molto utilizzata dai trumpiani, soprattutto da quelli esclusi dagli altri social perché segnalati, bannati o perché i loro post venivano censurati. Trump non era invece iscritto a Parler, al contrario di Ted Cruz, senatore repubblicano del Texas con milioni di follower.

Parler è nato nel 2018, ma è diventato noto da poco. Ora Google e Apple hanno deciso di rimuovere Parler dai loro store, Amazon dai server. Non avendo trovato un nuovo server per ospitarlo, Parler è stato costretto alla chiusura e non è più in rete. La decisione iniziale è stata presa da Amazon, dopo aver trovato 98 post di incoraggiamento alla violenza. Apple ha invece sospeso l’app dall’app store “fino a quando la rete continuerà a diffondere post che incitano alla violenza”. Stessa decisione e con stesse motivazioni per Google.