Quando Matteo Salvini pronunciò, durante un comizio con cui inaugurava, sostanzialmente, la crisi di governo, le parole “pieni poteri” a molti tremarono i polsi. In tanti si sono chiesti cosa intendesse il leader della Lega e ministro dell’Interno. Un’uscita che è sembrata, ai più, fuori luogo. Un’affermazione che sembrava riportare alla luce ricordi nefasti del passato italiano. Ma ora, a un mese di distanza, Salvini ha voluto chiarire cosa intendesse con quella espressione, cercando di ridimensionarne la portata. Nessun potere assoluto, spiega Salvini in un’intervista a Libero, ma solo poteri operativi per un eventuale nuovo governo a guida leghista.

Per Salvini la sua richiesta di pieni poteri è stata “strumentalizzata: intendevo pieni poteri nel rispetto della Costituzione. Volevo un governo operativo, non bloccato dai veti, come ormai era quello M5S-Lega”. Secondo il leader della Lega, comunque, aprire la crisi non è stato un errore così come non c’è stato un passo indietro sulla sua mano tesa al M5s in extremis: “Non sono tomato indietro. Ho solo provato a vedere se una parte di M5s preferiva i sì ai no ed era disposta a cambiare certi ministri che non funzionavano e bloccavano il Paese. Mi riferisco alle Infrastrutture, all'Economia, all'Ambiente e alla Giustizia, che mi allarma particolarmente”.

Salvini parla della nascita del nuovo governo e attacca i partiti che lo comporranno: “Vigliacchi, M5s e Pd si detestano ma si sono messi d'accordo per non far votare gli italiani. Il governo dell'odio è quello che sta per nascere. M5s e Pd non sono d'accordo su nulla se non nell'odio verso di me, l'amore verso la Merkel e l'attaccamento al potere e alle poltrone”. Il leader leghista si dà una sola colpa: “L’unica colpa che ho e' di essere stato ingenuo, credevo di vivere in un Paese democratico. Del Pd lo sapevo, ma non mi aspettavo che i Cinque Stelle fossero diventati peggio della casta che hanno sempre giurato di voler combattere. I grillini ormai sono il partito delle poltrone”.

Il leader della Lega viene intervistato anche durante la trasmissione Agorà estate, in onda su Rai 3. E non risparmia una critica al suo ormai ex collega Luigi Di Maio: “Leggevo che Di Maio potrebbe fare il ministro degli Esteri. Ma come si fa? Come si fa a passare da un ministero con 150 crisi aziendali aperte agli Esteri? Nel giro di un mese. Io non sarei mai capace di fare il ministro dell'Interno con un governo, il ministro dell'Economia con l'altro governo, il ministro della Difesa con un terzo governo. Con Renzi, con la Boschi…”.