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5 Giugno 2022
11:22

Salario minimo, governo spaccato: chi è favore e chi è contro

Il tema del salario minimo divide i partiti al governo. A sostegno della misura si schierano Pd e M5s, mentre Lega e Forza Italia, con il ministro Brunetta in testa, dicono che sarebbe un errore.
A cura di Annalisa Cangemi
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Dal dibattito sul salario minimo nessuno partito può ormai tenersi a distanza. E il governo è spaccato sul tema, con Forza Italia e Lega che si schierano in modo convinto per il no, e Pd e M5s a sostegno della misura. Nonostante il governatore di Bankitalia Ignazio Visco ricordi l'esistenza di molti studi, "da Alan Krueger negli Stati Uniti a chi ha vinto il premio Nobel dell'economia quest'anno, che dicono che il salario minimo in certe condizioni è favorevole", e sebbene lui stesso si dichiari a favore, dicendo che "se ben studiato è una buona cosa", il ministro della Pa Renato Brunetta non si lascia convincere, e dice che il salario "deve corrispondere alla produttività", e sarebbe sbagliato introdurlo per legge.

Il ministro azzurro lo ha ribadito nell'intervista ieri al Festival dell'Economia di Trento, riportata da Il Sole 24 Ore in apertura: "Il salario minimo per legge non è la soluzione, è un errore" perché "finirebbe per distruggere lo strumento che imprese e lavoratori hanno costruito nel tempo per governare attivamente i processi economici e il mercato del lavoro". Piuttosto, suggerisce, in una discussione generale "su un nuovo patto sociale di politica dei redditi", "dovrebbero entrare i temi del controllo delle tariffe, dell'armonizzazione tra lavoro pubblico e lavoro privato, della rivisitazione della spesa pubblica destinata finora ai bonus, della riforma fiscale da cui potrebbero provenire nuove importanti risorse per aumentare le buste paga". Una strada è quella del taglio del cuneo fiscale, per ridurre la distanza tra salario netto e costo del lavoro, ma anche utilizzare l'extragettito Iva, dovuto all'aumento dei prezzi, per ridurre le aliquote su beni di prima necessità e largo consumo a tutela delle fasce più deboli.

Anche il ministro dello sviluppo economico Giorgetti (Lega) frena: "Il salario minimo non deve essere un tabù ma bisogna stare attenti a come si fa". Più aperto si mostra invece il ministro delle Infrastrutture Giovannini, secondo cui la misura sarebbe un modo per "per assicurare un salario dignitoso a tanti lavoratori".

La spinta per un salario minimo in Italia arriva anche dall'Europa, che è a un passo dall'accordo politico sulla direttiva per il salario minimo. Lo ricorda il Commissario Ue Paolo Gentiloni (Pd) in un'intervista a La Stampa. "C'è una direttiva quadro della Commissione – spiega – non siamo andati oltre perché molti Paesi frenano: gli scandinavi perché lo applicano già con la contrattazione collettiva, l'Est perché teme di non reggere". La svolta nel negoziato tra le istituzioni europee, Commissione, Parlamento e Consiglio Ue, potrebbe arrivare domani a Strasburgo, per arrivare a un accordo per istituire un quadro per fissare salari minimi nei singoli paesi, rispettando le diverse impostazioni nazionali dei 27 Paesi membri.

Secondo il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) però il tema del salario minimo non può essere sganciato dalla riduzione del cuneo fiscale, sono interventi che vanno affrontati di pari passo: "Si dice che la produttività sia cresciuta meno in Italia, vero. Ma la produttività è cresciuta più dei salari, che sono diminuiti del 3%". Per Orlando la riduzione del cuneo è "un pezzo della risposta, che si aggiunge all'adeguamento dei salari attraverso i contratti e al salario minimo".

In Italia la battaglia viene portata avanti soprattutto dal M5s, che ha presentato una proposta di legge bloccata in Commissione al Senato, che fissa l'asticella del salario minimo a 9 euro lordi all'ora. "Fa piacere che in Italia si parli solo delle proposte politiche del Movimento cinque stelle: come il salario minimo, il Reddito di cittadinanza, il superbonus", ha scritto oggi su Facebook il ministro per le Politiche agricole e parlamentare M5s, Stefano Patuanelli. "È il segno tangibile che l'offerta delle altre forze politiche è assente. In un certo senso, vivono di riflesso". E l'esigenza di un salario minimo in Italia viene sottolineata anche da Maria Cecilia Guerra (Leu), sottosegretaria all’Economia: "Sono anche favorevole a una legge sul salario minimo che però agganci il salario alle altre tutele stabilite dalla contrattazione collettiva, che nel nostro Paese deve restare particolarmente rilevante".

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