Oggi la cabina di regia del governo prenderà le prime decisioni in merito all'allentamento delle misure anti-contagio e alle riaperture delle attività chiuse per il coronavirus. L'attenzione è alta specialmente su alcuni settori, ormai in standby da diverso tempo, tra cui quello della ristorazione. Nei giorni scorsi si sono infatti accese le proteste dei ristoratori, che chiedono di poter tornare al lavoro, e anche le Regioni spingono per ripartire. E ipotizzano che bar e ristoranti possano in futuro rimanere aperti anche nelle zone rosse, sottoponendo a tampone i clienti in modo da evitare di innescare nuovi focolai.

La proposta delle Regioni per tenere aperti i ristoranti in zona rossa

È una delle proposte che le Regioni hanno presentato al governo centrale. Nella bozza delle linee guida, prima di illustrare una dopo l'altra le misure di sicurezza, si legge: "Le misure di seguito riportate, se rispettate, possono consentire lo svolgimento sia del servizio a pranzo che della cena. Inoltre tali misure possono consentire il mantenimento del servizio anche in scenari epidemiologici definiti ad alto rischio purché integrate con strategia di screening/testing".

Perché potrebbe essere necessario il tampone per andare al ristorante

In altre parole, anche nei territori dove sono in vigore i provvedimenti più restrittivi, i bar e i ristoranti possono rimanere aperti a patto che i clienti vengano testati prima dell'ingresso, così da evitare che vi siano casi positivi che possano diffondere l'infezione. Soprattutto tenendo conto del fatto che bar e ristoranti siano tra i luoghi più ad alto rischio, dal momento che spesso sono incompatibili con l'utilizzo della mascherina nel momento in cui si mangia e si beve. Comportano quindi un'esposizione prolungata a persone che potrebbero essere positive e per questo per garantire che i ristoranti possano rimanere aperti, dopo diversi mesi di aperture e chiusure (prima di arrivare allo stop definitivo con la sospensione della zona gialla) le Regioni propongono che vi si possa accedere (nei territori ad alto rischio) solo dopo essersi sottoposti a test con esito negativo.

Le misure di sicurezza da rispettare

Tra le misure da rispettare per la riapertura dei ristoranti in sicurezza, da applicare anche a bar, pub, pasticcerie, gelaterie, troviamo la rilevazione della temperatura agli ingressi, la disposizione di dispenser di prodotti per l'igienizzazione delle mani all'interno dei locali, gli accessi contingentati tramite prenotazione e l'adozione di una serie di regole che permettano di evitare assembramenti al di fuori dei locali. Non solo, a tutti gli esercizi si chiede di disporre i tavoli in modo da assicurare il mantenimento di almeno 2 metri di separazione tra i diversi clienti negli spazi chiusi e almeno 1 metro all'aperto: le distanze possono comunque essere ridotte nel caso in cui si installino barriere fisiche di separazione. Inoltre, i clienti dovranno indossare le mascherine di protezione delle vie respiratorie in ogni occasione in cui non siano seduti al tavolo.

I rischi delle riaperture

Anche il virologo Andrea Crisanti ha lanciato l'allarme sulla riapertura dei ristoranti: "Sicuramente tutti quanti avranno visto e letto che cosa è successo riaprendo tutti i ristoranti in maniera incontrollata: un singolo caso in una sera ha infettato quaranta persone e purtroppo ci sono stati anche dei morti", ha detto. E ancora: "Non voglio dire che sono contrario alla riapertura dei ristoranti, non ne posso più neanche io, ma non ne posso più nemmeno di tutte queste posizione demagogiche. Guardiamo a quello che succede da altre parti e facciamo le cose una volta per tutte fatte bene".