La crisi di governo aperta nelle scorse ore dal vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, dovrebbe portare a un voto di sfiducia a Giuseppe Conte e alla fine dell’alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega. La coalizione che ha guidato Palazzo Chigi nell’ultimo anno ha messo in campo alcune misure che riguardano tutti i cittadini che, oggi, si chiedono se provvedimenti come il reddito di cittadinanza e la quota 100 possano subire modifiche o essere addirittura cancellate. Per quanto riguarda la quota 100, l’anticipo pensionistico per chi ha almeno 62 anni d’età e 38 di contributi versati, non ci sarà alcuna variazione dopo la mozione di sfiducia a Conte. Così come per il reddito di cittadinanza. La pensione anticipata, quindi, rimarrà in vigore con le stesse modalità e le stesse tempistiche già previste.

La quota 100 dura tre anni: prevista fino al 2021

La quota 100 è stata introdotta attraverso la legge di Bilancio e il decretone (che ne disciplina le regole) in via sperimentale. Si tratta infatti di una misura con una scadenza: è prevista per tre anni, fino al termine del 2021. Quindi la legge di Bilancio l’ha finanziata per il 2019, il 2020 e il 2021. Poi spetterebbe al governo che ci sarà a fine 2021 stabilire se rinnovarla o meno. Ma in effetti anche l'esecutivo guidato da Conte ha più volte detto che non ci sarebbe stato un rinnovo, ma al massimo si poteva puntare a un’estensione della misura, passando alla quota 41 più volte annunciata da Salvini: si tratta della possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età. In ogni caso per ora non cambia nulla e la misura resta per tre anni, esattamente come previsto, nonostante la crisi di governo. Le coperture ci sono: sono state stanziate con la legge di Bilancio 2019 e valgono per tutti e tre gli anni. Anche se sono state ridimensionate in estate, con la manovra correttiva, anche grazie al fatto che le domande sono state meno di quelle previste.

L’opzione donna

Sempre per quanto riguarda il tema delle pensioni c’è un’altra misura che invece qualche rischio lo corre. Si tratta dell’opzione donna, introdotta già nella scorsa legislatura e rinnovata per il 2019 attraverso la legge di Bilancio. L’opzione donna si applica a tutte le lavoratrici con almeno 58 anni d’età e 35 di contributi versati che vogliano anticipare la data del loro pensionamento. La proroga è stata prevista solo per il 2019 e dovrebbe quindi essere rinnovata per il 2020. Una ipotesi per nulla certa, considerando che non si può sapere chi farà la prossima legge di Bilancio e quando.