Grande fermento per il confronto in televisione per i due Matteo, Renzi e Salvini, che si confrontano nel temutissimo studio dell'appuntito Bruno Vespa. Sì, ciao. La politica e la televisione ormai camminano sul bordo dello stesso binario, entrambe spremute nel rendere interessante il superfluo, nell'aggiungere epicità a ciò che è già scontato e nel travestire di nuovo anche il rito più ritrito: ci stanno provando in tutti i modi a farci credere che la singolar tenzone tra Renzi e Salvini sia un capitolo irrinunciabile della storia di questo Paese ma l'effetto da fuori, dico fuori da quella bolla che si agita per rifilarci il pacco, è la compassione per due sconfitti che ancora non si sono resi conti di essere stati sconfitti e si sbracciano e si agghindano ancora da vincitori. Perché i due Matteo in fondo sono quelli che più di tutti sono riusciti a sconfiggersi da soli, con le proprie mani e sotto il peso del proprio ego, sbraitando poi per dare la colpa agli altri e ora cercando ogni fessura di luce per farsi notare ancora.

Renzi si è inventato un suo piccolo partito dopo avere professato per anni la sua avversione ai partiti personali: piuttosto di essere il capo ha preferito accontentarsi di una piccola truppa per ottenere lo spazio mediatico di chi si merita almeno qualche riga nelle cronache politiche quotidiane. Geniale. Anche Renzi, come l'altro Matteo, ha deciso di fare parte di un governo solo per assaporare il gusto di poterlo fare cadere da un momento all'altro, insiste nell'additare il mostro che ha creato per preparare il terreno al "l'avevo detto" e ancora non si è reso conto di essersi tagliato fuori da solo puntando tutto su un referendum che avrebbe potuto gestire con molta più intelligenza e molta più sensibilità istituzionale. Renzi si è fatto il suo piccolo partito perché ha capito che non avrebbe avuto più chance per prendere il comando del Partito Democratico e perché non gli capiterà mai più di avere una schiera così numerosa di parlamentari. Rimasto inchiodato a quel suo referendum è convinto questa sera di affrontare l'uomo forte della politica italiana dimenticando che gli elettori (quelli che hanno bel altri problemi, come quello di vivere dignitosamente e di cercarsi o di mantenersi un lavoro) hanno già in testa ciò che possono ottenere dal Conte bis. Anche nelle sue sfide è sfasato, fuori tempo. Olè.

Dall'altra parte c'è il Capitano (non) coraggioso che continua a pasturare tra piazze virtuali, fisiche e televisive perché ha potuto toccare con mano la sua inconsistenza a livello istituzionale e addirittura anche parlamentare. Salvini continuerà a esistere finché qualcuno lo farà apparire come l'avversario da abbattere (e Renzi subito in soccorso, ovvio, per ripristinare insieme i tempi andati)  ma non riesce più a staccarsi dagli annunci social, dall'indignazione rivenduta un tot al chilo e dalla cortina di silenzio che gli è caduta addosso. Anche la sua bugia di essere stato fuori dai poteri forti non sta più in piedi: ha preteso troppo da se stesso e alla fine è rimasto schiacciato dal suo ego. Una storia banale, come tante, come succede spesso in giro. Salvini proverà ancora a spingere su Carola, sugli sbarchi e sui crimini di qualche uomo non bianco mentre l'altro ci ammorberà ancora discettando di futuro come se fosse un'aspirapolvere da rifilarci con comodo pagamento a rate.

Da casa sembrerà una reunion di qualche gruppo che si era sciolto anni fa. Senza nemmeno il brivido delle canzoni che ci ricordiamo ancora.