"Il 20 e 21 settembre andiamo a votare per confermare la nostra riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari: da 945 a 600. Il MoVimento 5 Stelle vota Sì". Lo scrive il M5S sul blog, parlando del referendum per la riduzione del numero dei parlamentari (che passerebbero da 630 a 400 alla Camera e da 315 a 200 al Senato).

La consultazione si sarebbe dovuta svolgere lo scorso 29 marzo, ma è stata rinviata per via dell'emergenza coronavirus. È stato deciso l'accorpamento con le elezioni regionali in Campania, Liguria, Marche, Puglia, Toscana, Valle D'Aosta e Veneto, ma la Corte Costituzionale il prossimo 12 agosto potrebbe accogliere i ricorsi dei promotori del ‘no' al referendum. Secondo i ricorrenti un election day, come quello del prossimo 20 e 21 settembre, potrebbe viziare l'esito del quesito referendario. Una campagna elettorale, che riguarda appunto 6 Regioni su 20 e  1149 Comuni su 7982 oltre potrebbe condizionare fortemente il risultato del referendum. Inoltre, dicono ancora i promotori del no, nella situazione di distanziamento sociale imposto dall'emergenza coronavirus è difficile organizzare una informazione adeguata per i cittadini durante il periodo pre-elettorale.

"Per noi il referendum – scrivono i pentastellati – è lo strumento più nobile a disposizione del popolo per incidere sulla vita politica, siamo gli alfieri della democrazia diretta. Ma non possiamo non ricordare che i cittadini che hanno messo la firma per tenere questo referendum sono stati 669, a fronte delle 500.000 firme richieste dalla Costituzione. Su 50 milioni di elettori il referendum è stato chiesto cioè dallo 0,000013% degli aventi diritto. Ma il referendum si farà lo stesso perché 71 senatori hanno richiesto di sottoporre la riforma al vaglio popolare. Alcuni di questi sono senatori della Lega", sottolineano i Cinquestelle.

"E allora – prosegue il post sul blog – approfittiamo di questa occasione per mandare un messaggio chiaro di rinnovamento e partecipazione: andiamo in massa a dire Sì, vogliamo rendere più efficienti la Camera e il Senato, perché sono le assemblee che rappresentano i cittadini, i titolari della sovranità popolare. Perché la riforma rende più efficienti il Parlamento? Vediamo un esempio: oggi alla Camera ci sono 14 commissioni permanenti, divise per materia e ognuna è composta da quasi 50 persone. Poi tutti i 630 deputati lavorano in Aula. Ognuno di essi è un legittimo portatore di emendamenti, istanze a volte di ordine generale a volte particolaristiche. Sono troppi! Così è difficile lavorare, il rischio di un dibattito infinito e troppo frastagliato è sempre dietro l’angolo".

"Inoltre, quasi 1000 parlamentari in totale portano inevitabilmente ad una maggiore frammentazione tra svariati gruppi parlamentari, che a volte non rappresentano le principali forze politiche presenti nel paese ma gruppetti che servono solo a organizzare la sopravvivenza sulla poltrona. Un numero più ragionevole di parlamentari obbliga invece ad avere meno gruppi politici, auspicabilmente solo quelli che corrispondono a partiti e movimenti votati dai cittadini. Per questo abbiamo proposto e approvato il disegno di legge che fa nascere una Camera da 400 eletti e un Senato da 200. È una riforma che porterà efficienza e quindi rafforzerà il Parlamento", conclude.

La vicenda del referendum rischia di intrecciarsi con la polemica sul bonus 600 euro previsto dal decreto Cura Italia, richiesto da 5 parlamentari all'Inps (a quanto si apprende sono 3 della Lega, uno del M5s e uno di Iv). Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha twittato così: "Volete che facciano fuori i nomi dei 5 (dis)onorevoli del bonus 600euro? Vi capisco. Anche io. Allora appassionatevi anche al Referendum 2020 sul taglio dei parlamentari".

Simone Baldelli, deputato di Forza Italia, tra i promotori del Comitato per il No al referendum sul taglio dei parlamentari attacca: "Qualcuno ben informato sostiene che questa vicenda dei parlamentari percettori del bonus, ammesso che sia vero, sia stata fatta venir fuori proprio adesso in piena campagna referendaria per far montare la rabbia popolare contro il Parlamento e portare acqua al Sì. Io mi limito a commentare strani tweet che confermano questi sospetti, come quello di Manlio Di Stefano, che lega strumentalmente le due cose. Ma se proprio vogliamo cercare un legame, faccio notare che statisticamente è molto probabile che quelli che molti chiamano ormai i "furbetti del bonus" siano tra i deputati che hanno votato a favore del taglio dei parlamentari. Quindi se i tagliatori di democrazia vogliono proprio strumentalizzare questa vicenda dovrebbero avere il coraggio di chiamarli i "furbetti" del Sì al referendum", ha detto all'Ansa il vicepresidente azzurro della Camera.

"In questo momento la campagna del No, con l'hashtag #IoVotoNo, sta incredibilmente montando sui social, grazie a tanti cittadini onesti e volenterosi. È quindi possibile che il fronte antipolitico e antiparlamentarista del Sì, che al governo delude gli italiani ogni giorno di più e che ha le sue responsabilità anche il questa assurda vicenda, usi ogni mezzo per tentare di riprendere quota. Mi auguro invece che il dibattito tra le ragioni del Si' e del No ottenga almeno una parte dell'enorme spazio mediatico che sta ottenendo questa vicenda. Noi chiediamo informazione e dibattito, come di recente hanno chiesto anche i Presidenti Fico e Casellati. Le strumentalizzazioni sono pericolose perché spesso producono un effetto boomerang contro chi le promuove".