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Recovery Fund, Di Maio: “Soldi devono arrivare presto, non possiamo aspettare giugno 2021”

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, parla del Recovery Fund e si sofferma su quello che ritiene il nodo principale sulla questione: “Il vero grande tema adesso non è solo quanti soldi ci saranno nel Recovery Fund, ma quando arriveranno. Non possiamo aspettare giugno 2021, dobbiamo assolutamente lavorare per arrivare a una data il più vicina possibile per avere questi soldi”.
A cura di Stefano Rizzuti
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Non solo quanti soldi arriveranno con il Recovery Fund. Ma anche quando arriveranno. È questo il tema cruciale secondo il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sui fondi che arriveranno dall’Ue per la fase di ripresa dell’economia. L’importante è che arrivino in fretta secondo Di Maio. Che parla in un’intervista a Sky Tg24: “Per me il Recovery Fund significa poter spendere tutti i soldi che servono e non è che i debiti ce li deve pagare qualcun altro, dobbiamo investire nelle imprese e nelle famiglie e se l’economia crescerà i soldi rientreranno per pagare il debito”.

Per Di Maio il nodo principale è quello delle tempistiche: “Il vero grande tema adesso non è solo quanti soldi ci saranno nel Recovery Fund, ma quando arriveranno. Non possiamo aspettare giugno 2021, dobbiamo assolutamente lavorare, e i prossimi Consigli europei saranno cruciali, per arrivare a una data il più vicina possibile per avere questi soldi”.

L’emergenza sanitaria ha portato alla luce, secondo il ministro degli Esteri, “due Unioni europee: la prima, quella delle scuse di Ursula von der Leyen, rispetto a un primo approccio secondo me non efficace. Adesso abbiamo una Ue che ha sospeso il patto di stabilità, permette di fare i prestiti alle imprese con il 100% di garanzia pubblica, le gare d’appalto semplificate, Sure per l’assicurazione sull’occupazione, i prestiti Bei e adesso c’è il Recovery Fund”.

Di Maio parla anche di politica interna, ritenendo paradossale il dibattito sul cambio di governo: “Stiamo andando incontro a una crisi economica senza precedenti dal dopoguerra, a maggior ragione qualsiasi dibattito sulla caduta del governo e sui rimpasti non è solo surreale per i cittadini italiani, ma lo è senz’altro anche per tutta la comunità internazionale. In nessun Paese si sta facendo il dibattito sul sostituire il Governo, mentre approcciamo una crisi economica di questa portata”.

Infine il ministro degli Esteri si sofferma anche sulla riapertura delle frontiere in Ue e sulle sue missioni in alcuni Paesi, con gli incontri con i suoi omologhi nell’Unione: “Queste missioni hanno prodotto che il 15 giugno ci siamo allineati sulla possibilità che loro apriranno per far venire i loro turisti in Italia. Con questi Paesi stiamo parlando ogni giorno, stiamo dando loro le informazioni corrette, l’andamento epidemiologico. C’è un dato che l’Unione Europea ha fissato: bisogna vedere negli ultimi sette giorni quanti nuovi contagi ci sono ogni centomila abitanti, la linea rossa europea è oltre i 50 nuovi contagi negli ultimi sette giorni per ogni centomila abitanti. L’Italia è a 3,2. Quando spieghiamo queste cose con le missioni che stiamo facendo, si aprono i confini”.

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