Il leader di Azione, Carlo Calenda, valuta positivamente la proposta presentata oggi dalla Commissione europea: un Recovery Fund da 750 miliardi per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. In un video realizzato per Fanpage.it Calenda, però, segnala anche che la misura è, sotto alcuni aspetti, meno vantaggiosa di quel che sembra, pur rimanendo rivoluzionaria. “La Commissione europea ha proposto oggi questo famoso Recovery Fund. Sulla carta è uno strumento davvero abbastanza rivoluzionario, perché prevede 750 miliardi di euro, di cui 500 a fondo perduto, per tutta Europa”, spiega Calenda. Che elogia soprattutto la metodologia, “cioè l’emissione di Eurobond, di titoli europei che vanno sul debito europeo”.

Il Recovery Fund per l'Italia

Il leader di Azione spiega cosa vuol dire il piano della Commissione per l’Italia: “Dovrebbe significare 170 miliardi, di cui 90 di prestiti e 80 a fondo perduto. Attenzione però, ci sono due punti da capire molto bene. Il primo è che questa è una proposta della Commissione che deve essere approvata dal Consiglio all’unanimità e non sarà facile con i paesi che si oppongono a qualsiasi forma di sostegno ai paesi più fragili”. Il secondo punto da capire riguarda il fatto che “una parte di questi fondi saranno finanziati con un aumento del bilancio europeo e siccome noi siamo contributori netti del bilancio europeo, ovvero diamo più soldi di quelli che riceviamo, il reale ammontare netto tra quello che pagheremo in più e quello che riceveremo sul fondo perduto è di circa 26 miliardi”. Quindi non 80 miliardi, considerando quanto versa l’Italia.

Calenda: piano Ue molto importante

Comunque Calenda sottolinea che il Recovery Fund è “molto importante,  perché 90 miliardi verranno dati a condizioni molto vantaggiose, seppure dobbiamo aspettarci che ci siano delle condizioni, cioè non potremo buttarli nell’ennesimo reddito di cittadinanza 2.0, ma investirli su cose che fanno bene alla crescita dell’Italia. E questa è oggettivamente una cosa positiva”. Altro aspetto positivo “è che anche l’aumento del budget europeo arriverà in un secondo momento, probabilmente dal 2027. Questo vuol dire che in un primo momento per l’Italia questi soldi saranno di più, perché il nostro contributo aumenterà dopo. E verranno finanziati con alcune tasse, che però sono molto giuste. Una tassa, un dazio, su chi esporta in Europa prodotti fatti con l’uso di carbone. Oppure con una tassa su chi, come i colossi del web, paga pochissime tasse”.

Per il leader di Azione si tratta di un “principio molto positivo, che ai tedeschi costa 100 miliardi di euro. E quindi, da questo punto di vista, devo dire che il lavoro che ha fatto il commissario Gentiloni è stato davvero importante”. Ma bisogna sempre considerare anche gli aspetti più critici: “Noi, quando abbiamo i soldi, non riusciamo a spenderli. Pensate che abbiamo fermi, dall’inizio della crisi, 16 miliardi di finanziamento europei, senza co-finanziamento, cioè senza dover mettere un pezzo dei nostri fondi, e non li abbiamo ancora spesi”.