Quota 100 finisce in standby. La modalità di prepensionamento prevista dal primo governo Conte, e fortemente voluta dalla Lega, scadrà naturalmente nel 2021. Nella prima bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza c'era un riferimento chiaro, che diceva che non sarebbe stata rinnovata e che saremmo andati verso misure mirate per categorie che svolgono mansioni logoranti. Poi questo passaggio è stato eliminato, ma questo non significa che Quota 100 verrà rinnovata, anzi. La sperimentazione si chiuderà quasi certamente con il 2021, anche se la Lega protesta e chiede un prolungamento, con i sindacati che insistono per una riforma delle pensioni, perché il rischio è tornare alla Fornero.

La Lega chiede la proroga di Quota 100, o l'inserimento di Quota 41

Nonostante sia riuscita a far eliminare il riferimento a Quota 100 nel Pnrr, la Lega stessa è consapevole della difficoltà nel rinnovare una misura costosissima. Da tempo si parla di una riforma delle pensioni, o di inserire un meccanismo simile a quello in scadenza ma più mirato. Salvini chiede di prolungare la scadenza di Quota 100 di un anno, fino al 2022, ma contemporaneamente si pensa a Quota 41. In generale la Lega insiste sul fatto che non si può alzare l'età in cui si va in pensione, soprattutto dopo un anno terribile per l'economia, ma al momento in cantiere non ci sono grosse novità. Se non ci dovessero essere, l'età pensionabile salirà a 67 anni.

Come cambieranno le pensioni nel 2022, tutte le ipotesi in campo

A chiedere insistentemente novità al governo sono i sindacati, preoccupatissimi da un ritorno alla Fornero. In questo senso la promessa, poi cancellata dal Pnrr, di misure mirate per le categorie che svolgono mansioni logoranti non basta. I sindacati chiedono di aprire un tavolo al ministero del Lavoro, con il ministro Orlando che per ora prende tempo, pur consapevole dell'importanza del tema, mentre il sottosegretario leghista Durigon si dice consapevole che Quota 100 "oggi è riduttiva". La proposta della Lega, tutta da valutare, è quella di arrivare a una Quota 41, che significherebbe dare la possibilità a chiunque abbia versato contributi per 41 anni di andare in pensione, a prescindere dal criterio anagrafico. Certo è che un cambiamento è chiesto da più parti, perché, allo stato attuale delle cose, dal primo gennaio 2022 per andare in pensione servirebbe avere 67 anni d'età o quasi 43 anni di contributi versati.