Quando Vannacci assicurava: “Resto nella Lega, ho dato la mia parola d’onore”

"Sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell'onore". Quando Roberto Vannacci pronunciava queste parole era il 6 ottobre 2024, il generale saliva sul palco del suo primo raduno di Pontida. Meno di sei mesi prima si era unito alla Lega e, alle elezioni europee, aveva ottenuto ben 500mila preferenze – di fatto ‘salvando' il Carroccio e premiando la strategia di Matteo Salvini, che l'aveva corteggiato a lungo per portarlo nelle sue liste. Subito avevano iniziato a rincorrersi le voci di un addio al partito, che si sono concretizzate ieri con la nascita di Futuro nazionale.
Eppure in quell'occasione Vannacci aveva sbeffeggiato chi prediceva che la sua esperienza da leghista sarebbe durata poco. "Io oggi sono qua, chi l'avrebbe detto due mesi fa, tre mesi fa. Non li sentite questi signori? ‘Tanto Vannacci se ne va, Vannacci prende il taxi, Vannacci usa la Lega come se fosse un pullmino'. No signori, sono qua, io ancora ci credo nella parola data e nell'onore. Ancora ci credo. E andremo avanti tutti insieme, e non ci fermeranno".
Le cose, è evidente, non sono andate così. Il generale ed eurodeputato è stato una presenza polarizzante nel partito di Salvini, con un malcontento nei suoi confronti sempre più evidente. Nonostante le mosse per integrarlo nelle dinamiche leghiste – su tutte la nomina a vicesegretario – Vannacci ha continuato a pressare su una linea sempre più di destra e senza compromessi. Attaccando, per esempio, quando la Lega ha fatto un passo indietro rispetto alla retorica contro le armi in Ucraina per sostenere il governo Meloni.
Alla fine, l'addio che molti avevano previsto è arrivato. Salvini ha contrattaccato con la comunicazione e sui social, accusando il generale di slealtà. È stato proprio il segretario del Carroccio a condividere sui social il frammento dell'intervento a Pontida in cui Vannacci parlava di "parola data" e "onore". Il ministro si è detto "deluso e amareggiato", ha messo in discussione il carattere del suo ex eurodeputato: "Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa. Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto".
Dalla Lega non sono mancati i riferimenti alle altre esperienze di persone fuoriuscite da un partito del centrodestra e poi, di fatto, sparite dalla politica nazionale. L'esempio ripreso più e più volte è quello di Gianfranco Fini, che nel 2010 abbandonò il Popolo della libertà rompendo con Silvio Berlusconi. Ma il suo partito non ebbe fortuna alle elezioni del 2013 e cessò di esistere l'anno dopo.
Ora resta da vedere se Futuro nazionale seguirà la stessa traiettoria – i primi sondaggi lo piazzano al 4% circa, ma è ancora nelle sue primissime fasi – e cosa succederà dentro la Lega. L'addio di Vannacci è una vittoria per chi spinge per un Carroccio più ‘moderato', ma negli ultimi anni Salvini ha sempre spostato il partito verso l'estrema destra. Ora qualcuno potrebbe decidere di seguire il generale. Servirà, quindi, un chiarimento interno prima di proseguire verso le elezioni e valutare se i vannacciani faranno danni per il centrodestra.