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3 Giugno 2022
17:22

Provenzano (Pd) a Fanpage: “Reddito di cittadinanza è norma di civiltà, destra i disprezza poveri”

Il vicesegretario del Partito Democratico, in un’intervista a Fanpage.it, difende il reddito di cittadinanza: “Se permette a chi è sfruttato di dire no, allora è una norma di civiltà”. Peppe Provenzano attacca la destra: “Tradiscono una sorta di disprezzo nei confronti dei poveri”. Poi rilancia il salario minimo: “Se anche non riusciamo ad approvarla entro la fine della legislatura dovrà essere il cuore di una proposta progressista con cui convincere gli italiani da qui alle elezioni politiche”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Negli ultimi giorni il reddito di cittadinanza è tornato al centro della polemica politica, con il centrodestra più critico che mai e Italia Viva che propone un referendum per abolirlo. Il vicesegretario del Partito Democratico, Peppe Provenzano, spiega in un'intervista a Fanpage.it che si tratta di un dibattito "surreale". Dopo du anni di pandemia e guerra "si discute non di migliorare il reddito di cittadinanza ma di abolirlo – commenta – Noi non possiamo che schierarci a difesa del reddito di cittadinanza, perché nel nostro Paese le forze politiche di destra stanno mettendo in campo una crociata contro i poveri". Gli argomenti che usano, secondo l'ex ministro dem, "tradiscono una sorta di disprezzo nei confronti dei poveri, come se la povertà fosse una colpa".

"Renzi parla dei giovani che vogliono stare sul divano, la Meloni addirittura ha parlato di metadone di Stato – attacca – Parliamo di quasi tre milioni di percettori, di cui un milione sono bambini, 600mila sono anziani, decine di migliaia sono disabili". Il 20% dei percettori del reddito di cittadinanza "sono lavoratori poveri". Questo "è lo scandalo con cui dobbiamo fare i conti".

Quanto ai giovani, da ormai un paio d'anni tornati al centro della polemica perché considerati pigri e svogliati da parte dell'opinione pubblica, Provenzano sottolinea: "Non è che non vogliono lavorare, i giovani non vogliono essere sfruttati, non vogliono accettare salari da fame". E insiste: "Se anche ci fosse uno solo che rifiuta un lavoro da sfruttato perché ha la possibilità di ricevere il reddito di cittadinanza, allora vuol dire che è una norma di civiltà".

La questione salariale, però, è da allarme rosso: "Il centrosinistra, di fronte a quei numeri sui salari, al mondo del lavoro deve chiedere scusa. Una volta chiesto scusa per le proprie responsabilità bisogna decidere cosa fare". In primis bisogna agire dal punto di vista "fiscale", poi, agli "economisti che dicono che il problema è la produttività, diciamo che è vero che è cresciuta meno di altri Paesi, ma mentre la produttività è comunque cresciuta i salari sono diminuiti". E sottolinea: "Se volessimo allinearli i salari dovrebbero essere rivalutati del 15%".

Poi c'è "lo scandalo del lavoro povero": più di "cinque milioni di persone portano a casa in un anno meno di 10mila euro, così non si campa – continua Provenzano – Su questo è ineludibile inserire un salario minimo nell'ambito della contrattazione collettiva. E siamo pronti ad approvarlo subito anche in commissione al Senato". Però attenzione: "Non possiamo introdurre un salario minimo che faccia saltare la contrattazione. Abbiamo bisogno anche del resto delle tutele – sottolinea il vicesegretario del Pd – non solo salario minimo ma anche tutele massime".

Certo è che sembra un'impresa difficile per questa maggioranza approvare una legge sul salario minimo: "Se anche non riusciamo ad approvarla entro la fine della legislatura dovrà essere il cuore di una proposta progressista con cui convincere gli italiani da qui alle elezioni politiche", spiega Provenzano. Quanto al Pd, il suo vicesegretario dice di aver criticato il partito per aver "smarrito una sensibilità sociale a questi temi" negli ultimi anni. "La rottura con il mondo del lavoro non si è compiuta solo con Renzi e il Jobs act, che io ho criticato – continua Provenzano – ma alla luce di quei numeri è qualcosa di più profondo. Ora questo tema lo abbiamo messo a fuoco, le battaglie per il lavoro negli ultimi anni hanno visto il Partito Democratico protagonista, dal blocco dei licenziamenti alle battaglie per la difesa degli stabilimenti contro le delocalizzazioni selvagge".

"Dobbiamo anche combattere la precarietà, in particolare delle nuove generazioni – continua Provenzano – che inizia dal principio, con i tirocini che non sono retribuiti, che è solo un'altra forma di sfruttamento". E annuncia: "Mai più tirocini gratuiti, mai più stage che non siano davvero momenti formativi". Poi conclude: "Di fronte a uno che ti dice che a quelle condizioni non viene a lavorare c'è una risposta, della destra, che dice di togliergli anche il sussidio per affamarlo di più. E invece c'è un'altra risposta, che dovrebbe essere la nostra, che è ‘paghiamoli di più', diamo alle persone la possibilità di costruirsi i propri percorsi di crescita e realizzazione personale nei luoghi di lavoro".

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