Dopo le accuse del Movimento 5 Stelle nei confronti delle Regioni, colpevoli di non aver speso i soldi destinati dal governo per la sanità, il deputato pentastellato Nicola Provenza spiega a Fanpage.it quelli che sono i problemi principali nelle gestioni regionali dell’emergenza Covid-19. Provenza, componente della commissione Affari sociali della Camera, riconosce in primis che ci sono modelli virtuosi e modelli meno virtuosi tra le varie Regioni. Ma non nasconde quelli che potrebbero essere i problemi principali, a partire dalla situazione delle terapie intensive. Altro problema, forse ancor “più serio”, segnalato da Provenza è quello riguardante tutti i pazienti non-Covid, la cui assistenza è diventata sempre più complicata a causa dell’emergenza Coronavirus. E, alla fine, Provenza attacca il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sostenendo che l'annuncio di nuove chiusure sia "l'ammissione di un fallimento".

Sanità, il rapporto tra Stato e Regioni

La prima questione è quella del rapporto tra Stato e Regioni. “Non dovrebbe esserci un conflitto”, precisa il deputato M5s, ma “è importante che ciascuno faccia la sua parte, anche perché il governo ha stanziato dall’inizio dell’emergenza oltre 5 miliardi per la Sanità”. La questione non è “di colore politico”, ma bisogna valutare come veniva gestita la sanità anche prima dell’emergenza, non limitandoci a “guardare solo solo gli ultimi 3-6 mesi. Poiché l’emergenza Covid ha fatto emergere la mancata pianificazione e programmazione da parte di alcune regioni, in merito all’organizzazione del modello assistenziale”. Anche e soprattutto cercando di capire gli aspetti riguardanti il monitoraggio a livello territoriale. Un altro esempio fatto da Provenza è quello delle strutture per l’isolamento dei pazienti: in Emilia-Romagna “cinque mesi fa sono stati attivati mille posti letto per i pazienti socialmente fragili e asintomatici”, in altre Regioni ancora non è stato fatto, mentre alcune si sono precipitate con le inaugurazioni dell’ultimo minuto. E l’esempio dell’importanza dei modelli organizzativi fatto dal deputato M5s è quello che abbiamo vissuto nella prima fase dell’emergenza, con il Veneto “che era già proiettato verso un modello di assistenza territoriale efficace, contrariamente alla Lombardia, che è ancora legata ad un modello ‘ospedalocentrico'”.

Le terapie intensive e i malati non-Covid

Altro aspetto da affrontare è quello delle terapie intensive. Su cui bisogna valutare più elementi. A partire dalla “carenza degli anestesisti”, anche per ragioni storiche. “Le regioni dovrebbero spiegare, come mai ancora non sono stati attivati tutti i posti di terapia intensiva, nonostante abbiano ricevuto le risorse messe a disposizione. Inoltre le Usca, le unità speciali di continuità assistenziale, non sono state attivate in tutte le regioni in maniera uniforme, infatti solo il Piemonte e l’Emilia Romagna hanno raggiunto percentuali altissime di attivazione. Contrariamente alla Lombardia che non ha fornito i dati sulle attivazioni e la Campania che si attesta al di sotto del 50%, salvo chiedere oggi ai medici di medicina generale di fare da filtro territoriale”. Poi c’è un secondo tema, ovvero capire come le Regioni siano arrivate all’inizio dell’epidemia e come abbiano “impiegato le risorse in questi sei mesi” perché in alcune di esse l’assistenza per gli altri malati è completamente sospesa: "Parliamo di 18 milioni di prestazioni non erogate da febbraio ad oggi con liste d’attesa che diventano sempre più lunghe”.

Non solo sanità, ma anche trasporti e rifiuti

La discussione sulle competenze in materia di sanità tra Stato e Regioni va sicuramente affrontata, secondo Provenza, ma non è “questo il momento adatto”. Serve “non solo avere risorse adeguate, ma un’idea di organizzazione soprattutto a livello della rete assistenziale territoriale. In questo modo diventa più semplice implementare sistemi di grande supporto come la telemedicina”. Il nodo, però, non è solo sanitario. Altro tema di discussione e di non totale convergenza tra Stato e Regioni è stato quello dei trasporti. “I dati in Campania, non erano incoraggianti già prima della pandemia”, riconosce il deputato M5s. Anche in altri settori, come la gestione dei rifiuti e la crescita economica i parametri "erano già in caduta libera e l’emergenza non ha fatto altro che evidenziare queste carenze”.

Le accuse di Provenza a De Luca

Situazione che sta particolare a cuore a Provenza è quella della Campania, sua terra d’origine: “C’è una situazione paradossale – dice accusando il presidente De Luca – si è ecceduto nel gioco di combattere il nemico di turno, identificandolo a volte con i runner, poi con i giovani e la movida. Ma il presidente della Regione deve assumersi le sue responsabilità”. Infatti non basta dire che la Campania ha anticipato sempre tutti: “Se così fosse in Campania avremmo dovuto avere risultati importanti nella gestione del Covid ed invece nelle ultime ore giunge notizia che siamo costretti a chiudere. È l’ammissione di un fallimento”.

Altra questione affrontata da Provenza è quella delle scuole, con alcune Regioni che le hanno chiuse per tornare alla didattica a distanza. Ma il “punto focale – sottolinea – è il pre-scuola e il post-scuola, in particolare i trasporti. Quando la ministra Azzolina ha portato avanti la linea della prudenza e della responsabilità è stata attaccata per quella scelta. Dopo un lungo lavoro per la ripresa della scuola, con un grande sforzo, i risultati ci sono ma deve essere supportata da una leale collaborazione”. In definitiva Provenza non generalizza e non sostiene a priori che le Regioni abbiano fallito: “Penso che abbiamo visto all’opera amministratori responsabili ed efficaci. In particolare abbiamo visto modelli virtuosi come il Veneto e l’Emilia Romagna, e meno virtuosi come la Lombardia e la Campania. Si sono visti modelli diversi, applicati anche da presidenti della stessa forza politica, quali sono i più rappresentativi?".