Il popolo del Pd ha scelto il suo nuovo segretario: sarà Nicola Zingaretti, attuale presidente della Regione Lazio. Una vittoria netta e consacrata da un dato sull’affluenza alle primarie del Pd migliore rispetto a quanto preventivato e intorno a 1,8 milioni di votanti. Anche per questo il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, intervistato da Fanpage.it parla di una “vittoria di tutto il Pd”. Lui non sosteneva la candidatura del vincitore dei gazebo, ma da oggi “Zingaretti è anche il mio segretario”, assicura. Senza “fuoco amico, né ora né dopo”. Ora il Pd dovrà valutare, con il cambio di segreteria, se confermare o meno gli attuali capigruppo in Parlamento. E al Senato è proprio Andrea Marcucci, a cui chiediamo se ha intenzione di rimettere il suo mandato nelle mani del nuovo segretario: “Deciderà Zingaretti e decideranno i miei colleghi che mi elessero capogruppo all'unanimità all'inizio della legislatura. Quello che è certo è che non sono incatenato al mio incarico, che è pro tempore, per definizione”. E sull'impegno di Matteo Renzi all'interno del partito, il capogruppo dem non ha dubbi: "Resta uno dei senatori più impegnati a contrastare Salvini e Di Maio, spero che il suo impegno continui" in questi termini.

Affluenza al di sopra delle previsioni e netta vittoria di Zingaretti: come giudica queste primarie del Pd?

È una vittoria di tutto il Pd, la conferma della vitalità e della passione del nostro elettorato. Credo che migliaia di persone siano venute ai gazebo per dirci che hanno paura di questo governo di cialtroni e ci hanno affidato il compito di rappresentarle nel Paese ed in Parlamento. Insomma una gran bella domenica, finalmente all'insegna della libertà e della democrazia. Se penso a tutte le dotte considerazioni di molti editorialisti, che avevano preventivato il flop delle primarie e la morte del Pd, mi viene da sorridere.

Ha già parlato con Zingaretti? Qual è il suo giudizio sul nuovo segretario?

Ci parlerò nelle prossime ore, Zingaretti da ieri è anche il mio segretario. Se il Pd ha avuto un danno in questi anni, è stato proprio il continuo fuoco amico verso i segretari eletti dalle primarie, una storia antica e brutta cominciata con il bombardamento diretto a colpire Walter Veltroni. Siamo stati i peggiori nemici di noi stessi, è così che abbiamo consegnato il Paese al Matteo sbagliato.

Con il cambio della segreteria, rimetterà il suo mandato da capogruppo nelle mani di Zingaretti? È pronto a fare un passo indietro?

Deciderà Zingaretti e decideranno i miei colleghi che mi elessero capogruppo all'unanimità all'inizio della legislatura. Quello che è certo è che non sono incatenato al mio incarico, che è pro tempore, per definizione.

E crede che Zingaretti voglia cambiare subito i capigruppo e rivoluzionare il partito?

Abbiamo subito due sfide impegnative e determinanti, le europee e le amministrative. Sono d'accordo con Carlo Calenda: da domani dobbiamo iniziare ad occuparci delle elezioni di maggio, a pancia a terra. Come europeisti, dobbiamo costruire una lista competitiva che sfidi fino all'ultima scheda il raggruppamento populista.

Secondo lei cambierà qualcosa all’interno dei gruppi parlamentari del Pd?

Posso parlare del gruppo dem in Senato, che fino ad oggi è stato molto coeso, a prescindere dalle collocazioni di area politica. Ogni iniziativa che abbiamo assunto, compreso il ricorso alla Corte per la legge di Bilancio, è stata sottoscritta da tutti. Mi auguro che continui in questo modo.

Oggi Renzi ha spiegato che non vuole avere incarichi: come giudica il suo atteggiamento? Preferirebbe un suo impegno diretto?

Renzi resta uno dei senatori più impegnati a contrastare Salvini e Di Maio, un'attività che sta svolgendo al meglio, anche con la pubblicazione del libro Un'Altra strada, che è in testa alle classifiche della saggistica. Mi sembra un impegno molto marcato e molto diretto, anche come capogruppo, spero che continui così.

Condivide la sua posizione sullo stop al fuoco amico? Crede che ci sarà anche dopo l’elezione di Zingaretti?

Per quanto ci riguarda, certo, basta davvero con il fuoco amico, né ora, né dopo, serve un Pd finalmente unito per essere in campo alle europee.

Zingaretti quasi certamente resterà alla guida della Regione Lazio: crede sia una decisione giusta o il segretario deve fare solo il segretario?

È una decisione che spetta al solo Zingaretti, alla fine riguarda i suoi carichi di lavoro. Rimanere presidente della Regione Lazio gli consente di rimanere attaccato alla quotidianità delle persone, quindi forse un bene.

Teme un’apertura di Zingaretti ai 5 Stelle o ad altre forze politiche al di fuori del Pd?

Io tengo in modo particolare a due cose: il carattere di centrosinistra del Pd che è, ricordiamolo, la sua origine fondativa, e il no ad operazioni di trasformismo con il M5s. Sono due impegni precisi che Zingaretti ha preso con gli elettori delle primarie, quindi non temo nulla.