"La mia legge è in vigore, e la ritengo in ottima legge. Se qualcuno non vuole accettare questa mediazione, e quindi vuole di fatto che rimanga la riforma Bonafede, figuriamoci…a me va benissimo. Molestare i cittadini italiani con minacce continue non lo ritengo giusto. Sto lavorando senza fare la sponda a chi la vuole per alzare i toni. Vado avanti per la mia strada", questa in sintesi la posizione del ministro della Giustizia, il pentastellato Alfonso Bonafede.

Il ministro, intervenendo all'Anac al convegno dal titolo ‘(Dove) È finita la corruzione?', ha commentato così lo scontro all'interno della maggioranza, con Italia viva di Matteo Renzi che ieri è arrivata a ipotizzare anche di presentare una mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli, pur di non far passare l'accordo di mediazione sulla riforma della prescrizione, raggiunto tra Pd, M5s e Leu con l'avallo del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

"Non ho commenti da fare sulle minacce. Lo dico serenamente, credo che molestare quotidianamente i cittadini italiani con minacce e toni di un certo tipo, sia sbagliato. Rispetto chi lo fa, ma dico che non troverà mai in me una sponda – ha aggiunto rispondendo alle domande dei cronisti – Ciascuno è libero di fare quello che vuole, compreso di decidere se stare in maggioranza o in opposizione. Da parte mia sto lavorando alla riforma del processo penale, perché è quello che interessa ai cittadini".

La riforma del processo penale "che andrà probabilmente in Consiglio dei ministri questa settimana, incide anche sulla percezione che hanno gli operatori sul livello di corruzione. Altrimenti si rischia di creare una situazione per cui ogni giorno tutta la cittadinanza ha notizia di nuove indagini e nuovi fatti di corruzione, ma nel corso degli anni non sa quale è stata la risposta dello Stato". 

Al momento la soluzione più accreditata per risolvere lo stallo sul cosiddetto lodo Conte bis sulla prescrizione sembra essere quella di un ddl che approdi sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri, in agenda giovedì, per ottenere il via libera insieme al testo sulla riforma del processo penale. Mentre appare definitivamente accantonata l'ipotesi di un emendamento al ddl Costa atteso in Aula alla Camera il 24 febbraio. Anche l'opzione di un decreto, strada inizialmente indicata dallo stesso Guardasigilli, sembra allontanarsi, perché mancherebbero i requisiti di necessità e urgenza.

Intanto in questi minuti il governo e i relatori hanno dato parere contrario all'emendamento al decreto Milleproroghe, a prima firma Lucia Annibali (Iv), che blocca gli effetti e rinvia al 31 dicembre l'entrata in vigore della riforma Bonafede. Il voto sul ‘lodo Annibali' è atteso nel corso del pomeriggio.

"Rispetto alla mia proposta, che è legge, visto che è in vigore la riforma Bonafede sulla prescrizione, c'è stata una mediazione nel governo portata avanti dal presidente del Consiglio, che ho già detto, per me può andare bene" e "questa mediazione che arriva da 3 forze maggioranza su 4, sono disponibile a portarla avanti", ha ribadito il ministro. "Probabilmente nel prossimo Consiglio dei ministri vedremo quale sarà il veicolo normativo migliore. Ho apprezzato il lavoro fatto dalla maggioranza, in particolare da Pd e Leu". 

"Non me ne frega niente di mettere bandierine, ma lavorare nell'interesse dei cittadini. Non mi interessa la logica del cedimento il mio limite è dato dall'obiettivo e cioè garantire che lo Stato sarà capace di dare una risposta di giustizia certa senza isole di impunità", ha concluso.