Italia Viva tira dritto sulla prescrizione. Almeno a parole. Anzi, più che altro a minacce indirette. Perché se dalla riunione di ieri sera i vertici del partito fanno uscire una versione tutt’altro che soft, ribadendo la minaccia di una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, tutt’altra posizione sembrano avere davanti ai microfoni. Nessuno parla apertamente della mozione di sfiducia. E tutti cercano un compromesso, appellandosi anche al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. L’ipotesi di una mozione di sfiducia individuale contro Bonafede sembra poco più che una boutade, un argomento da utilizzare per inasprire lo scontro e sperare che gli alleati di governo – M5s, Pd e Leu – indietreggino almeno un po' rispetto alle loro posizioni.

Il bluff della mozione di sfiducia a Bonafede

Se il governo chiederà la fiducia sul decreto Milleproroghe – in cui si potrebbe inserire la norma sulla prescrizione – allora Italia Viva presenterà la mozione di sfiducia a Bonafede, è il ragionamento fatto circolare dal partito. Cosa vorrebbe dire? Che il partito di Matteo Renzi prima voterebbe la fiducia al Milleproroghe insieme a tutta la maggioranza, per evitare una crisi di governo. Subito dopo, invece, presenterebbe e voterebbe una mozione di sfiducia al ministro della Giustizia, innescando, probabilmente, una crisi di governo. Un ragionamento un po’ contorto, che sembra fare principalmente un favore alle opposizioni di centrodestra, impazienti di votare la sfiducia a Bonafede. E che non tiene conto di un altro elemento: non è detto che la prescrizione venga inserita nel Milleproroghe, rischiando di essere ritenuta illegittima per estraneità della materia.

Italia Viva tra lodo Annibali e richiesta di mediazione

Eppure da Iv c’è chi ribadisce la linea ferma, come fa il coordinatore Ettore Rosato al termine della riunione: “Se ci saranno provocazioni noi risponderemo con provocazioni”. Il punto da cui partono i renziani è che non si possa fare un accordo senza tener conto di un pezzo della maggioranza. E così si prova a tenere il punto sul lodo Annibali, che anche Maria Elena Boschi vuole votare al più presto in commissione. La stessa Boschi, capogruppo alla Camera, ribadisce: “Lasciamo sempre aperta la possibilità di trovare un punto d’incontro ma mi pare obiettivamente difficile, certo non può essere il Conte bis. Se per loro l’importante è mantenere la bandierina del M5s, perché di fatto questo è, se ne assumeranno la responsabilità”, minaccia.

La certezza per Davide Faraone, capogruppo al Senato, è che questa norma “non la voteremo mai”. Ma c’è ancora fiducia sul fatto che qualcosa possa cambiare. Tanto che nessuno risponde direttamente all’ipotesi della mozione di sfiducia. Ma, anzi, c’è chi in parte ritratta, come fa il sottosegretario agli Esteri, Ivan Scalfarotto: “È un’ipotesi estrema, noi stiamo lavorando nel merito e questa è una riforma sbagliata”.

Prescrizione, M5s difende Bonafede

Che sia un bluff o meno, il Movimento 5 Stelle si schiera compatto con Alfonso Bonafede, con un post su Facebook in cui si elogia l’operato del ministro della Giustizia: “Grazie alla sua determinazione e ostinazione da quando siamo al governo abbiamo dato al Paese la legge anti corruzione, il codice rosso, introdotto carcere per i grandi evasori e lo stop alla prescrizione. Adesso abbiamo alla portata un'altra riforma fondamentale per la giustizia: quella del sistema penale. I cittadini italiani hanno diritto a processi più brevi e alla certezza della pena. Noi andiamo avanti lungo questo percorso di civiltà, orgogliosi di quello che stiamo facendo nell'interesse della collettività. Indietro non si torna, non con noi”. Un post con tanto di hashtag #iostoconBonafede.

Anche dal Pd avvertono Italia Viva, come fa il sottosegretario al Mise, Alessia Morani: “Attenti, mi pare che si stia veramente esagerando. Se un partito di maggioranza presenta una mozione di sfiducia nei confronti di un proprio ministro è tecnicamente una mozione di sfiducia verso il proprio governo, considerato anche che Bonafede è il capo delegazione del M5s”. Stessa posizione del ministro della Cultura, Dario Franceschini, che è anche capodelegazione dem al governo: “Se un partito di maggioranza minaccia di sfiduciare un ministro, sta minacciando di sfiduciare l’intero governo”.