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Premierato, Baldino: “Ddl è un pasticcio, Meloni ci ha messo la firma, se perde referendum deve lasciare”

Vittoria Baldino, vicecapogruppo M5s alla Camera, sostiene che in caso di esito negativo al referendum costituzionale sul premierato, Meloni dovrebbe dimettersi: “Su questo ddl ci mette la firma insieme a Casellati e quindi l’ha già personalizzata. Per cui se gli elettori dovessero bocciare la ‘madre di tutte le riforme’, Meloni dovrebbe trarne le opportune conseguenze”.
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A cura di Annalisa Cangemi
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La vicecapogruppo M5s alla Camera, Vittoria Baldino, in un'intervista a Fanpage.it si scaglia contro la riforma del premierato: "Si tratta di un colossale pasticcio, di un accrocco costituzionale che interviene in modo maldestro sulla nostra Costituzione, che invece dovrebbe essere scritta con un certo rigore e con una certa puntualità. Io l'ho definita una sciagurata riforma pericolosa per il Paese, perché di fatto altera il sistema di equilibrio dei poteri così come era stato disegnato dai nostri costituenti per evitare le distorsioni cui ogni sistema potrebbe andare incontro". Il disegno di legge che introduce il premierato, dovrebbe arrivare in Parlamento la prossima settimana.

"Praticamente non ci sarà più il sistema dei pesi e contrappesi, perché viene esautorata la figura del Presidente della Repubblica, che sarà relegato a mero cerimoniere e taglianastri; viene indebolito ancora di più il ruolo del Parlamento; rasenta anche la farsa nel momento in cui promette che i cittadini avranno un premier eletto direttamente e che i governi avranno maggiore stabilità. Il che in realtà è contraddetto dal contenuto dello stesso disegno di legge, laddove consente che il premier eletto sia sostituito da un altro premier, quindi non eletto, subentrante, scelto all'interno della stessa maggioranza e che quindi mina la stabilità dello stesso governo. Sostanzialmente gli elettori magari hanno scelto di farsi governare da Meloni, ma potrebbero ritrovarsi come premier subentrante Salvini, Tajani o addirittura Gasparri. Altro che norma anti-ribaltone. In questo modo loro costituzionalizzano il ribaltone".

Secondo Baldino, se gli elettori dovessero bocciare il ddl in un eventuale referendum, Giorgia Meloni dovrebbe fare un passo indietro: "Meloni ha definito questa ‘la madre di tutte le riforme', ha deciso di personalizzarla nel momento in cui ha avocato a sé l'iniziativa legislativa, non lasciandola al Parlamento come dovrebbe essere in tema di riforme costituzionali. Lei su questo ddl ci mette la firma insieme a Casellati e quindi l'ha già personalizzata. Per cui se gli elettori dovessero bocciare la ‘madre di tutte le riforme', firmata dalla presidente Meloni, e come dice lei, anche un elemento del suo programma, dovrebbe trarne le opportune conseguenze".

L'iter del disegno di legge di riforma costituzionale, approvato lo scorso 3 novembre dal Consiglio dei ministri, dovrebbe iniziare dal Senato: il provvedimento sarà incardinato in commissione Affari costituzionali, presieduta dal senatore Alberto Balboni di Fdi. Le opposizioni protestano per l'assegnazione del ddl a Palazzo Madama: "L'esame del ddl sulla Autonomia differenziata parte dal Senato. È gravissimo che l'esame del premierato non parta dal Montecitorio", ha detto la dem Simona Bonafè, che insieme a Marco Grimaldi di Avs e ad Alfonso Colucci di M5s, ha chiesto di convocare con urgenza la Capigruppo della Camera per capire perché la riforma del premierato sia esaminata al Senato e non a Montecitorio.

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