Pierferdinando Casini si ritira: “Lascio il Parlamento, dopo 44 anni non mi ricandiderò”

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Dopo 44 anni in Parlamento, Pier Ferdinando Casini annuncia che non si ricandiderà alle prossime elezioni: “Mi fermo qui”. Non chiude però a un futuro al Quirinale. Ma precisa: “Non ci si candida, si viene eletti”.

Dopo 44 passati in Parlamento, l'ex presidente della Camera Pierferdinando Casini si ritira. Alle prossime elezioni politiche, non si ricandiderà. "Lascio il Parlamento. Ritengo sia giunto il momento di cedere spazio a personalità più in sintonia con i partiti e con le coalizioni che si presenteranno agli elettori. Ringrazio tutti per la fiducia che mi è stata finora accordata. Mi fermo qui", ha annunciato il deputato del Partito Democratico in un'intervista al Corriere della sera.

"Fin da giovane, del resto, ho sempre creduto che la cosa più difficile, in politica, non sarebbe stato tanto arrivare o rimanere, anche se poi rimanere non è che si sia rivelato così facile: il passaggio realmente complicato sarebbe stato individuare il momento giusto in cui fermarsi", ha proseguito.

La prima elezione risale al 1983, con la Democrazia Cristiana. Poi l'alleanza con Silvio Berlusconi, nel 1994 e l'esperienza al Parlamento europeo fino al 2001, quando diventa presidente della Camera dei deputati. Casini ricorda il giorno più bello della sua lunga carriera politica: "Quando, da presidente della Camera, ricevetti Giovanni Paolo II. Un uomo, un santo, che a un cristiano come me trasmetteva sensazioni irripetibili. Detto questo, sarei ipocrita se non ammettessi che ogni giorno è stato bello, entusiasmante, ogni giorno in cui mi sono alzato nell'emiciclo dell'Aula con la sensazione di essere ascoltato nel cuore della democrazia".

Dopo la fondazione dell'Udc, Casini si allontanerà da Berlusconi per poi appoggiare il governo Monti nel 2011. Nel 2018 arriva l'elezione con il centrosinistra, a cui seguirà la riconferma nel 2022, all'interno del Partito Democratico.

Una lunga carriera a cui Casini ha deciso di mettere la parola fine. Della decisione, spiega, "ne ho parlato solo con i miei figli. Maria Carolina e Benedetta, le più grandi, avendomi sentito ripetere più volte l'intenzione di mollare, pensavano che anche stavolta non facessi sul serio. Ora, però, leggendo quest'intervista, capiranno che mi fermo davvero. Caterina e Francesco, che hanno sempre insistito affinché mi ricandidassi, nel nostro ultimo colloquio hanno invece convenuto che, sì, è giunto il momento di mettere un punto".

Poi una serie di ricordi personali sui personaggi politici più noti della Prima e della Seconda Repubblica: Berlusconi, dice, è stato "il più carismatico. Il suo desiderio di piacere era così forte che finiva per piacere pure ai suoi nemici". Il politico più sottovalutato? "Gianfranco Fini. Senza la svolta di Fiuggi non ci sarebbe stata Giorgia Meloni". Qual è stato il democristiano più grande? "Fanfani! L'uomo del ‘piano casa' e della presidenza dell'Onu, l'amico di Giorgio La Pira e di John Fitzgerald Kennedy". Il comunista che ha ammirato di più? "Giorgio Napolitano. Capì, prima degli altri, dove sarebbe andata la storia". E la donna, la donna che non dimenticherà mai? "Nilde Iotti. Capace, con non poche difficoltà, di dire no anche al suo partito, il Pci".

Anche se si ritirerà dalla corsa, non chiude completamente la porta alla politica. Tra due anni infatti, si rivota per il Quirinale e il suo è uno dei nomi più papabili. Ma per il momento preferisce non sbilanciarsi: "Come dimostra la storia della Repubblica, al Quirinale non ci si candida, si viene eletti".

Infine un giudizio su Giorgia Meloni. "Ha dimostrato una consistenza notevole perché ha tenuto sulle spalle tutto il peso della coalizione. A volte, però, per essere coerente, rischia di passare per testarda". Quanto alla sua segretaria, Elly Schlein, "è testarda anche lei. E sarebbe un grave errore sottovalutarla. Molti dimenticano che è capace di parlare a un mondo giovanile non omologato alla politica tradizionale".

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