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La giornata di ieri ha visto chiudere un cerchio: mentre l'ultimo soldato statunitense lasciava l'Iraq a 23 anni dall'inizio dell'invasione di Stati Uniti e Gran Bretagna, nei cieli tra Arabia Saudita e Israele si sarebbe sventato un attentato che il copilota di un aereo di Flydubai voleva compiere sulla rotta tra Riad e Tel Aviv.
La dinamica non è ancora molto chiara, le dichiarazioni di Netanyahu e del passeggero che sarebbe intervenuto sono ancora da verificare e a mio avviso ci sono dei buchi nella ricostruzione che lasciano molto perplessi, ma quella è la modalità che ha dato il via ormai 25 anni fa alla guerra contro il terrorismo globale che ha portato all'invasione dell'Afghanistan, successivamente dell'Iraq e al caos che abbiamo vissuto in questi ultimi due decenni.
Secondo le primissime testimonianze il copilota sarebbe un estremista religioso dell'Oman ma si attendono ancora le conferme, anche e soprattutto sui tempi dell'azione, arrivata molto prima di entrare nello spazio aereo israeliano, che ha lasciato tutto il tempo all'aeronautica dello Stato ebraico di far decollare due jet che avrebbero colpito l'aereo in caso di pericolo imminente.
Contemporaneamente l'ultimo soldato statunitense lasciava l'Iraq, un paese ormai devastato e senza una sovranità, diviso tra gruppi religiosi e fazioni politiche, che fa fatica a trovare una sua stabilità.
Le famose armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, che sono state la scusa ufficiale per invadere quel paese, non sono mai state trovate perché non esistevano, ma il duo Bush-Blair aveva come fine ultimo il petrolio iracheno e la destabilizzazione dell'area, passata negli anni successivi attraverso la guerra civile siriana, la nascita dell'ISIS e tutta quella stagione che ha portato a guerre e terrorismo, le numerose crisi politiche libanesi.
Oggi la destabilizzazione passa dalla guerra all'Iran, il fronte aperto con lo Yemen e per l'avanzata dell'occupazione israeliana della Palestina. Bush e Blair sono stati sostituiti da Trump e Netanyahu.
In qualche modo, insomma, il cerchio si chiude: le campagne militari nate dopo gli attentati alle Torri Gemelle dell'11 settembre 2001 sono fallite entrambe; a Kabul ci sono i talebani mentre a Baghdad l'instabilità regna sovrana.
Intanto dai cieli, a quanto ha raccontato Netanyahu, potrebbero arrivare ancora delle minacce e, in un clima bellico globale e di corsa agli armamenti, chissà cosa potrebbe scatenare.