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Opinioni
21 Luglio 2021
09:40

Perché Draghi e la maggioranza non possono più ignorare le parole di Durigon su Finanza e 49 milioni

La seconda puntata dell’Inchiesta Follow the money del team Backstair di Fanpage.it pone di fronte a un dilemma: il sottosegretario Durigon ha davvero il potere di incidere sulla Finanza al punto tale da condizionare le indagini sulla Lega, o le sue sono parole in libertà di un millantatore seriale? In entrambi i casi, il governo e la maggioranza che lo sostiene dovrebbero chiedergliene conto.
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La Lega che va al governo coi Cinque Stelle; la nomina di un nuovo comandante generale della Guardia di Finanza; la sostituzione del generale del nucleo delle Fiamme Gialle di Genova che indaga sui 49 milioni della Lega truffati allo Stato: fino a prova contraria, tra questi eventi – raccontati con dovizia di dettagli nella seconda puntata dell'inchiesta Follow the Money delteam Backstair di Fanpage.it – non c’è alcuna correlazione. Non siamo noi ad aver unito i puntini. A farlo, suo malgrado, è stato Claudio Durigon, sottosegretario al tesoro ed esponente di primissimo piano della Lega, che in una conversazione registrata da una telecamera nascosta a margine di una cena del 2020, quando lui e la Lega non erano più al governo, si era detto comunque tranquillo sull’esito delle indagini sui quarantanove milioni perché “il generale che indaga, Zafarana, l’abbiamo messo noi”.

Di fronte a un’affermazione del genere, ne converrete, il quadro cambia. Tanto più se a parlare è proprio uno degli uomini che, nel biennio 18-19, trattò le nomine – compresa quella di Zafarana –  per conto di Matteo Salvini con gli alleati Cinque Stelle. Ancora di più, se tra i primi atti successivi a quella nomina c’è anche il trasferimento del comandante provinciale di Genova, che coordina il nucleo d’indagine sulla Lega. Un generale integerrimo, peraltro, che contribuì a far arrestare il suo generale Emilio Spaziante quand’era capo in seconda delle Fiamme Gialle, nell’ambito dell’inchiesta sul Mose del 2014.

Mettiamoci una mano sul cuore, comunque, e concediamo a Durigon la possibilità che le sue fossero le parole in libertà di un millantatore seriale che voleva tranquillizzare un amico preoccupato. Quel che chiediamo, in cambio, è che questo insieme di coincidenze non rimanga tale per inerzia, che non cada nel vuoto del silenzio imbarazzato di Durigon, di Salvini, ma anche di Draghi, del Pd, di Italia Viva e di tutte le forze politiche che nel contesto dell’attuale maggioranza si sono dimenticati di chiedere conto di quelle frasi.

Delle due, una. O si crede a quel che dice Durigon, e allora si dovrebbe indagare se la Lega ha effettivamente potere, o almeno un ascendente, sul comandante generale della Guardia di Finanza, al punto tale da condizionare le indagini che la riguardano direttamente. O non si crede a quel che dice Durigon e si prende serenamente atto che un sottosegretario che ammetta candidamente di controllare il comandante generale della Guardia di Finanza non è degno della carica che ricopre, in un Paese anche solo parzialmente normale. Anche perché – non dimentichiamolo – la Guardia di Finanza dipende direttamente da quel ministero dell'economia di cui Durigon è attualmente sottosegretario.

Non sappiamo dirla più leggera di così, scusateci: tacere per ragion di Stato, o per amore di poltrona, o per realpolitik tradisce comunque un’imbarazzante complicità politica, scegliete voi se con un reo confesso o con un pericoloso millantatore. Vale per Mario Draghi, vale per il Partito Democratico, vale per l’Italia Viva e vale per chiunque non abbia speso, nella maggioranza, anche solo mezza frase per chiedere conto a Durigon delle sue parole. È successo due mesi e rotti fa. Ci auguriamo vivamente non succeda di nuovo oggi.

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Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro. 15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019)
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