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Parità salariale, via libera dal Senato alla legge contro il gender pay gap tra uomo e donna

Il Senato ha approvato all’unanimità il Ddl sulla parità salariale già passato al vaglio della Camera. “Un grande passo per il diritto delle donne lavoratrici”, ha commentato la deputata PD Chiara Gribaudo, prima firmataria della legge. Ecco cosa prevede il testo che modifica il Codice delle pari opportunità con novità importanti per colmare il gender pay gap.
A cura di Giuseppe Pastore
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La deputata PD Chiara Gribaudo, prima firmataria del Ddl dopo il voto del Senato - Da Twitter
La deputata PD Chiara Gribaudo, prima firmataria del Ddl dopo il voto del Senato – Da Twitter

Il via libera al Ddl sulla parità salariale è arrivato nel pomeriggio dal Senato, forse anche prima di quanto si potesse prevedere. Dopo l'approvazione all'unanimità alla Camera, infatti, Palazzo Madama ha assegnato il disegno di legge alla Commissione Lavoro del Senato in sede deliberante, cioè senza la necessità di procedere con i lavori in Aula. Così, è bastato approvare i singoli articoli e poi votare l'intero provvedimento sulla parità salariale per concludere in tempi brevi l'iter per l'intervento legislativo che ha trovato il sostegno trasversale di tutte le forze politiche. L'obiettivo del Ddl non è solo quello di colmare il cosiddetto gender pay gap nella retribuzione tra uomini e donne, ma anche di far emergere le discriminazioni sul luogo di lavoro. "Il problema delle donne non è soltanto quello dell'accesso al lavoro, ma la difficoltà soprattutto è mantenerlo il lavoro", ha detto a Fanpage.it – dopo l'approvazione alla Camera – la deputata Chiara Gribaudo (PD), prima firmataria del disegno di legge. "Dobbiamo favorire una cultura dell'impresa diversa in Italia – ha aggiunto – La legge va in questa direzione e ci ricorda che dobbiamo pensare ai diritti in una fase post Covid in cui, nonostante il blocco dei licenziamenti, nonostante la cassa Covid, a perdere i posti di lavoro sono stati principalmente giovani e donne".

Cosa prevede la legge sulla parità salariale

Nello specifico, il disegno di legge modifica il Codice delle Pari opportunità del 2006. Analizzando il testo, emergono diverse novità come una definizione più stringente della nozione di discriminazione di genere, tanto per lavoratori e lavoratrici quanto per i candidati e candidate al posto lavorativo. In particolare, l'articolo 2 aggiunge tra le discriminazioni "indirette" quelle "di natura organizzativa o incidenti sull’orario di lavoro" e comunque "ogni trattamento o modifica dell’organizzazione delle condizioni e dei tempi di lavoro che, in ragione del sesso, dell’età anagrafica, delle esigenze di cura personale o familiare, dello stato di gravidanza nonché di maternità o paternità, anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell’esercizio dei relativi diritti", pone o può porre il lavoratore in condizione di una "posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri lavoratori", di "limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali" oppure di "limitazione dell’accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera".

Il disegno di legge, inoltre, prevede l'obbligo per le aziende con più di 50 dipendenti (resta facoltativo per quelle più piccole) di produrre un rapporto biennale "sulla situazione del personale maschile e femminile" e sulle differenze retributive tra generi. A ciò si aggiunga la previsione di un monitoraggio sulla disparità di genere che un'apposita figura (e non più il ministero del Lavoro) dovrà elaborare ogni due anni. Nel Codice delle pari opportunità viene anche introdotto l'articolo 46-bis che istituisce la "certificazione della parità di genere" con sgravi fiscali per le aziende virtuose. Si tratta di un certificato che attesta "le politiche e le misure concrete adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione alle opportunità di crescita in azienda, alla parità salariale a parità di mansioni, alle politiche di gestione delle differenze di genere e alla tutela della maternità". Il disegno di legge, infine, interviene anche prevedendo che l'equilibrio di genere sia rispettato anche nelle società pubbliche non quotate.

Le reazioni dopo l'approvazione del Ddl sulla parità salariale

Dopo l'approvazione all'unanimità dal Senato, arrivano già i primi commenti. Grande entusiasmo proviene da esponenti del Partito Democratico. "Abbiamo finalmente una legge sulla parità salariale fra uomo e donna", ha scritto su Twitter la deputata dem Anna Ascani. "Ora – ha aggiunto – tutti i nostri sforzi devono concentrarsi affinché sia applicata, pienamente. Sono orgogliosa della battaglia portata avanti dal PD". Anche la senatrice Anna Rossomando ha commentato, scrivendo: "Su pari opportunità sul luogo di lavoro e contrasto del gender pay gap da oggi abbiamo una marcia in più". Simona Malpezzi, invece, ha parlato di "un principio di civiltà e di equità che rende l’Italia all’avanguardia in Europa". Rivendica il risultato anche il Movimento 5 Stelle: "L'Italia si dota di uno scudo contro le discriminazioni tra uomo e donna sui luoghi di lavoro", ha twittato Giuseppe Conte mentre guarda ai prossimi passi da compiere "su salario minimo e taglio delle tasse per aumentare le buste paga".

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