La sconfitta elettorale del Pd è dovuta anche al prolungamento di un anno della legislatura dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre e alla linea tenuta sull’immigrazione: questa è la posizione del presidente del Pd Matteo Orfini. Durante la presentazione di un libro, Orfini parla proprio della gestione del tema immigrazione nell’ultimo anno: “Nel momento in cui hai legato la sicurezza al tema dell'immigrazione, hai sdoganato Salvini. Che poi se vai a Tor Bella Monaca lo spaccio lo fanno gli italiani, anche se si avvalgono di qualche immigrato venuto col barcone. Abbiamo accettato la lettura degli altri e quando sei subalterno poi perdi”.

Orfini parla ancora di immigrazione: “Ma vi sembra normale che una nave che salva 200 persone in mare e si rifiuta di consegnarle ai libici poi finisca indagata? Io ho dei dubbi”. Orfini sembra quindi criticare la linea seguita dal ministro dell’Interno Marco Minniti, così come critica la decisione di rimanere al governo e non andare a un nuovo voto dopo la sconfitta al referendum costituzionale voluto da Matteo Renzi e che ha portato alle dimissioni del presidente del Consiglio: “Quanto ha pesato l'ultimo anno di governo sulla sconfitta? Qualcuno dice che aveva consenso, ma in realtà non aveva un grande consenso. Non penso che si debba scaricare tutto sul governo, anche perché gli ho votato la fiducia. Noi però abbiamo protratto per un anno artificialmente la legislatura perché lo chiedeva l'establishment e lo abbiamo pagato. Siamo stati visti come quelli che proseguivano solo per se stessi, mentre gli altri facevano l'opposizione per il popolo”.

Secondo il presidente del Pd questo dimostra che ora la strada da seguire non è quella di assecondare l’appello alla responsabilità: “Dall’appello alla responsabilità sono derivati danni al Pd e al Paese”. Sulla possibilità di un governo con il M5s, Orfini aggiunge: “Sono sorpreso da questo dibattito perché è come se uno ti frega la fidanzata e tu, anziché cercare di riprendertela, chiedi di andare a vivere con loro; io cercherei di recuperare i voti e non di andare con M5s”. E, ancora, sul tema della responsabilità: “La prima volta che ci è stata richiesta è servita per costruire la discesa in campo di Monti, con tutti i danni per l'Italia che abbiamo visto; la seconda volta è stata il 4 dicembre 2016, dopo il referendum, quando siamo stati responsabili e dal 40% siamo scesi al 18%; ora la responsabilità ci viene richiesta per far partire un governo che sostiene su tutto cose opposte alle nostre. A meno che il tema sia un altro: organizzare il sistema politico italiano attorno a un polo di sinistra che abbia al centro M5s e il Pd a fare come l'Alde in Europa, un partito liberaldemocratico che legittimi M5s. Significherebbe la morte della sinistra e del Pd e io mi opporrò. Oppure si pensa che con un accordo che mandi Di Maio e Grillo al governo poi porti al Quirinale uno dei nostri; ma sarebbe una soluzione politicista che nessuno capirebbe”.

Orfini tende a escludere la possibilità di un referendum tra gli iscritti: “È previsto dal nostro statuto ma non è mai successo nella storia del Pd e non credo ce ne sia la necessità in questo caso. Noi abbiamo già assunto una posizione chiara che è quella che il Pd sta all'opposizione. Il Pd ha già deciso e mi stupisce che qualcuno un minuto dopo aver votato in direzione questa scelta, la metta in discussione”. Infine, il presidente del Pd si augura che il nuovo segretario “possa essere eletto dall’assemblea in aprile: se si andasse alle primarie si ricomincerebbe con il gioco dell’oca”.