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Domenica sera è andato in onda un servizio delle Iene che accusava, in sostanza, l'UNAR –  l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali che dipende dal dipartimento Pari Opportunità di Palazzo Chigi – di aver assegnato finanziamenti (circa 55 mila euro) a un'associazione (la Anddos) cui sarebbero legati alcuni circoli omosessuali dove si venderebbero prestazioni sessuali a pagamento.

Il servizio ha fatto parecchio scalpore, collezionando decine di migliaia di condivisioni online. In men che non si dica si è scatenata una slavina di polemiche: diversi esponenti dell'area del centro destra hanno gridato allo scandalo, chiedendo l'intervento del governo, della magistratura o la chiusura definitiva dell'UNAR.

Per la verità, a indignarsi pubblicamente sono stati per lo più soggetti che con l'Ufficio antidiscriminazioni avevano avuto qualche trascorso. Nella dichiarazione di Giorgia Meloni, ad esempio, lei stessa ricorda che si tratta di un ufficio che "con una mano finanzia un'associazione gay nei cui circoli si consumerebbero rapporti sessuali a pagamento e con l'altra scrive lettere a parlamentari per censurare il loro pensiero": il riferimento è a un richiamo formale ricevuto a settembre del 2015 dalla leader di Fratelli d'Italia per alcune dichiarazioni sull'immigrazione.

Ad accalorarsi particolarmente è stata anche tutta la galassia gravitante attorno a "Generazione Famiglia", che nel 2014 si era scagliata contro la distribuzione nelle scuole dei libretti "Educare alle differenze", promosso dall'Ufficio antidiscriminazioni e "colpevole" della diffusione della teoria del gender. Dopo il caso Iene sul sito campeggia un post dal titolo "MIUR SMANTELLI COLONIZZAZIONE LGBT NELLE SCUOLE": "Lo scandalo dei finanziamenti UNAR ad enti che organizzano stabilmente orge nelle loro sedi dando spazio anche a documentati fenomeni di prostituzione assume caratteri ancor più raccapriccianti se si considera che le stesse associazioni, anche qui spesso tramite la sponda complice dell’UNAR, sono proprio quelle che entrano nelle scuole italiane di ogni ordine e grado per rieducare i nostri figli e nipoti sui temi delicatissimi della sessualità e dell’affettività".

Oltre al proliferare dell'equazione UNAR="prostituzione gay pagata con i soldi dello Stato", una delle conseguenze della messa in onda del servizio sono state le dimissioni del direttore generale dell'ufficio, Francesco Spano. Una nota diffusa ieri sera da Palazzo Chigi spiegava che il gesto voleva essere "un segno di rispetto al ruolo e al lavoro che ha svolto e continua a svolgere l'Unar, istituito con il decreto legislativo 9 luglio 2003, n.215, in recepimento alla direttiva comunitaria n. 2000/43 CE contro ogni forma di discriminazione. La presidenza del Consiglio, per quanto non si ravvisino violazioni della procedura prevista".

La seconda conseguenza del vespaio sollevato dal filmato delle Iene è che "d'accordo con il dott. Spano" Palazzo Chigi "disporrà la sospensione in autotutela del Bando di assegnazione oggetto dell'inchiesta giornalistica per effettuare le ulteriori opportune verifiche. I relativi fondi, comunque, non sono stati ancora erogati". I soldi all'Anddos, infatti, erano andati tramite un bando da quasi un milione di euro che prevedeva un finanziamento totale di quasi un milione di euro, suddiviso e assegnato a diversi enti e realtà.

E, a differenza della narrazione che è passata dopo la messa in onda servizio dalle Iene – con neanche troppo velati riferimenti a una presunta omosessualità connivente del direttore UNAR documentata da un "cappottino arancione" – non si trattava solo di associazioni riconducibili all'universo LGBT.

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in foto: La gradutatoria

Tra questi enti risultano, ad esempio, tra i più noti, la Croce Rossa, l'Unicef, la Comunità di Sant'Egidio o l'associazione A Buon Diritto. I fondi, tra l'altro, come spiegato anche dalla stessa Anddos, non vanno alle associazioni, ma ai progetti presentati da queste "che abbiano una valenza sociale contro le discriminazioni" – insomma, non alle "saune" o ai "locali" filmati dalle Iene.

Sostanzialmente, la "sospensione in autotutela" del bando da parte di Palazzo Chigi più che sugli enti incide sui progetti che avevano vinto il finanziamento, bloccandone i fondi. Uno di questi era la prima casa d'accoglienza italiana per rifugiati Lgbt, che sarebbe dovuta sorgere a Bologna. Il progetto – "Rise the difference" – era stato lanciato dal MIT – Movimento identità Transessuali, destinatario di 75 mila euro da utilizzare per la realizzazione della struttura in collaborazione con la cooperativa Camelot, il Centro risorse LGBT e con il sostegno del Comune di Bologna. Si tratta di un centro d’accoglienza per rifugiati, rifugiate e richiedenti asilo gay, lesbiche e trans – che adesso però rischia di saltare in seguito alla sospensione del bando.

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"Siamo incazzati neri con il taglio del servizio delle Iene", mi spiega Cathy La Torre, legale e attivista del MIT. Nel bando venivano finanziati diversi progetti, molti già in fase avanzata. "Noi ad esempio avevamo già accordi con Mediterranean Hope per attivare un corridoio umanitario e far venire dal Libano due persone arrestate proprio perché trans. Se restano lì rischiano la morte, e adesso non avremmo dove farli andare", aggiunge.

Secondo la legale del MIT, rispetto a quanto denunciato dalle Iene "è molto più grave per il governo fare una figura del genere: far saltare un bando da quasi un milione per la verifica di un singolo progetto". Tra l'altro, aggiunge, "se non viene nominato un nuovo direttore dell'UNAR rischiano di saltare anche altri bandi. Ad esempio uno da 23 milioni di euro del fondo PON destinato a disabili, grande povertà e altre situazioni simili. Alla faccia di Adinolfi e tutti gli altri" – che hanno chiesto addirittura la chiusura definitiva dell'Ufficio antidiscriminazioni.

Il MIT ha invitato le Iene a "venire qui a Bologna a vedere qual è la realtà non parziale ma totale dei progetti che l'Ufficio finanziava": "Vengano qui a smontare l'equazione che loro stessi hanno montato, cioè che UNAR=prostituzione. Se non verrà aperta la nostra casa d'accoglienza sarà perché si è fatto di tutta l'erba un fascio. Siamo pronte a combattere, se serve ci facciamo incaternare sotto la redazione Iene", dice La Torre. Durante tutta la giornata tra le diverse associazioni destinatarie dei fondi del bando sospeso c'è stato un giro di telefonate per capire come muoversi, ma "nessuno risponde, nessuno dice niente, il telefono squilla a vuoto. Va bene lo scoop, va bene che l'UNAR doveva fare verifiche", ma "il punto vero è che qui rischia di saltare tutto, non solo noi", conclude La Torre.

A conti fatti sembra che tutto il casino montato in seguito al servizio delle Iene abbia parecchio di strumentale: un filmato che racconta solo una piccola parte di realtà, condito con molto sensazionalismo e trame oscure della "lobby gay" – basti pensare al titolo, "Orge omosex e Palazzo Chigi paga?". Il tutto è stato ovviamente colto al balzo da chi non aspettava altro, e il risultato è stato anche sui social un proliferare di commenti omofobi e originalissime battute.

La narrazione "Stato paga orge" ha proseguito il suo corso – nonostante man mano sia emersa l'evidenza del racconto parziale delle Iene e la diffusione della nota di Palazzo Chigi che non ravvisa "violazioni della procedura prevista". Sulla pagina della trasmissione Mediaset, intanto, il tenore dei commenti durante le ore è passato da "pervertiti di merda" che "non solo vi fottete tra di voi, vi rubate anche i soldi che dovrebbero andare a chi ha bisogno", a insulti vari, fino a invocazioni a Hiltler e all'accensione dei forni.

Cattura

C'è una cosa che emerge chiaramente da tutta questa storia: il nostro paese ha ancora un non troppo trascurabile problema di omofobia, e basta evocare l'idea che i gay facciano sesso per scatenarla. Ed ecco che la ragion d'essere di un Ufficio antidiscriminazione – che sia l'UNAR o altro – appare più chiara che mai.