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7 Luglio 2020
09:08

Ocean Viking, tutti negativi al test i 180 migranti trasferiti sulla nave quarantena Moby Zaza

Sono risultati tutti negativi al test i 180 migranti della Ocean Viking che ora trascorreranno 15 giorni in quarantena sulla Moby Zazà, in rada a Porto Emopedocle. Peggiora intanto la situazione a bordo del mercantile Talia, con 50 migranti a bordo. “Sto valutando di dichiarare lo stato d’emergenza”, ha raccontato il capitano della nave Mohammad Shaaban.
A cura di Annalisa Cangemi
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foto di Flavio Gasperini/SOS MEDITERRANEE
foto di Flavio Gasperini/SOS MEDITERRANEE

Sono risultati tutti negativi, i 180 migranti a bordo della nave Oecan Viking di Sos Mediterranee, che nella notte sono stati trasbordati, al porto di Porto Empedocle (Agrigento), sulla nave Moby Zaza per tra scorrere il periodo di quarantena. Lo fa sapere l'Adnkronos. Le operazioni del trasbordo, senza mezzi su ruote per "una questione di sicurezza" ma a piedi, sono state coordinate dalla Capitaneria di porto, dalla Questura e della Prefettura. Hanno camminato per cento metri fino al traghetto Moby Zaza. Presenti al porto poliziotti, uomini della Gdf e carabinieri. I 180 migranti, tra cui donne e bambini, trascorreranno a bordo della Zaza, ormeggiata al porto, i prossimi 15 giorni. Poi verranno smistati in vari centri di accoglienza.

"Dopo una giornata di attesa è appena iniziato lo sbarco di 180 sopravvissuti dalla OceanViking. Grazie ai tanti cittadini e alle associazioni che ci hanno supportato nei giorni scorsi. Chiediamo all’UE di consentire lo sbarco immediato dei naufraghi dal mercantile Talia", ha twittato l'organizzazione umanitaria Sos Mediterranee ieri sera.

I naufraghi, salvati dalla nave umanitaria in diverse operazioni nel Mediterraneo sono rimasti bloccati per dieci giorni in mare, in attesa che Italia o Malta fornissero l'indicazione di un porto sicuro per lo sbarco. Era stato dichiarato lo stato d'emergenza dal comandante, per via della situazione di tensione crescente e per le diverse situazioni di disagio psichico manifestate dai migranti. Sei di loro avevano anche minacciato il suicidio, dicendo di volersi gettare in mare.

Sul mercantile Talia potrebbe essere dichiarato lo stato d'emergenza

"Ho fatto tutto quello che potevo adesso tocca alle autorità", ha detto al quotidiano ‘Il Manifesto' il capitano della nave Talia, Mohammad Shaaban, cargo battente bandiera libanese a 2,5 km dalla coste maltesi con 50 migranti a bordo. "Sto valutando di dichiarare lo stato di emergenza – ha aggiunto Shaaban – e fare ingresso in porto. La situazione peggiora rapidamente. Il cibo è quasi finito. Le autorità maltesi non fanno scendere queste persone, Abbiamo bisogno di aiuto. I migranti sono in condizioni difficili, stanno soffrendo molto. Due sono stati fate sbarcare per il terribile stato di salute, ma anche gli altri 50 non stanno bene".

"Sono denutriti, sono stati molti giorni in mare, sotto il sole. Non ho medicine per curarli. I maltesi non rispondono più. Presto non avrò cibo e acqua", ha detto ancora Shaaban. Il 3 luglio scorso la Sea Watch lo aveva avvisato e gli aveva indicato la posizione del barcone con i migranti in difficoltà. Una volta salvati la Talia ha atteso una nave militare da La Valletta che però non è mai arrivata, e le autorità hanno riferito che non sarebbe arrivata a causa del cattivo tempo. Il mercantile si è diretto quindi verso Lampedusa nel tentativo di trovare riparo dal maltempo, ma la Guardia Costiera lo ha fermati e intimando di lasciare la acque territoriali italiane e andare a Malta.

"Mi sono dovuto accordare ad accomodarli nel ponte numero sei, quello dove trasportano gli animali. Nessuno dovrebbe stare là. È ancora sporco dall'ultimo trasporto e questo è pericoloso per la salute – ha raccontato il comandante – ma l'altro ponte disponibile, quello in alto, scoperto, era troppo pericoloso: c'erano onde alte e avevo paura che le persone cadessero in acqua. Malta poi ci ha dato il permesso di ancorarci. Ma non di sbarcare. E mi hanno detto di togliere l'ancora e di attendere istruzioni. Ho paura che mi dicano di andarmene ma no lo farò. Non abbiamo più carburante, cibo e acqua. La situazione peggiorerebbe. Devono far sbarcare queste persone".

"Il mio compito come capitano e di tutto l'equipaggio è salvare vite umane in qualsiasi luogo, in qualsiasi condizione. È la nostra tradizione di uomini di mare. Io poi sono di Damasco, so cos'è la guerra. Quello che non capisco è perché Malta non ci aiuti, perché ci ha chiesto di salvare le persone e poi non le fa sbarcare".

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