L’obbligo scolastico potrebbe cambiare. E riguardare tutti i bambini e ragazzi dai 3 ai 18 anni. Una proposta di cui si è discusso negli scorsi giorni al tavolo del governo sull’istruzione per l’Agenda 2023, ma che, in realtà, è ben lontana dall’essere definita. La discussione sul tema nella maggioranza è appena iniziata e difficilmente potrà andare avanti prima di una interlocuzione con chi – scuole, famiglie – è coinvolto in una novità di questa portata. L’orizzonte temporale sembra ben più lontano di quanto inizialmente ipotizzato: se ne potrebbe parlare nel 2023. D’altronde l’ha detto anche il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che non è questa la priorità assoluta per il mondo della scuola. La proposta viene sostenuta da Pd e Leu e non ha visto contrarietà esplicite, anche se qualche titubanza – per le risorse e per l’obiettivo temporale – sembrano averle sia il Movimento 5 Stelle che Italia Viva. Più immediata potrebbe invece essere un’altra proposta, quella di rendere gratuiti i libri scolastici. Un provvedimento che, come spiega la viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani, contattata da Fanpage.it, necessita di “stanziamenti” e su cui l’accordo in maggioranza sembra più semplice. Motivo per cui se ne potrebbe discutere già con la prossima legge di Bilancio.

Come funziona e come cambierebbe l’obbligo scolastico

Oggi l’obbligo scolastico va dai 6 ai 16 anni, sulla base della riforma del 2007, quando ministro dell’Istruzione era Giuseppe Fioroni, con cui si era passati da otto a dieci anni obbligatori. L’idea di almeno una parte della maggioranza è quella di estendere l’obbligo sia al di sotto che al di sopra di questi limiti. Da una parte si punta a rendere obbligatoria la scuola dell’infanzia, quindi prima dei sei anni, considerando che già oggi è frequentata dal 96% dei bambini tra i tre e i sei anni, nonostante sia solo facoltativa. Dall’altra si vorrebbe portare i ragazzi e le ragazze a proseguire gli studi fino al compimento della maggiore età.

Obbligo scolastico da 3 a 18 anni, quando potrebbe arrivare

I tempi della riforma dell’obbligo scolastico non saranno dei più brevi. Ma che si possa cambiare i limiti d’età è un’ipotesi credibile, come sostiene Ascani: “Non ci sono pregiudizi, nessuno si è opposto”, spiega a Fanpage.it riferendosi all’incontro di maggioranza degli scorsi giorni. La proposta è ancora a uno stato embrionale: “Bisogna costruirla, è una cosa graduale che necessita di un cronoprogramma”. La viceministra assicura che sui tempi “non c’è stata una frenata” e che una riforma di questo peso “non si può fare diversamente, era già previsto” che necessitasse di un confronto lungo. Inoltre, la riforma potrebbe coinvolgere anche una rivoluzione dei cicli scolastici, cambiando qualcosa per quanto riguarda le scuole medie e superiori. Un lavoro da portare avanti da qui al 2023, dunque.

L’aspetto temporale va considerato anche sulla base della volontà del ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che ha già detto di voler dare priorità ad altri temi, come gli asili nido o la dispersione scolastica. Del tema si discuterà – è comunque la posizione del ministro – ma non senza un confronto che veda coinvolte anche le famiglie, ovvero coloro che i figli di 3, 4 o 5 anni dovrebbero eventualmente mandarli obbligatoriamente a scuola. La questione diventa, inoltre, ancora più complessa se si considera che in alcune Regioni le scuole dell’infanzia pubbliche non sono poi così tante, a favore invece di quelle paritarie. E in caso di obbligo non si può non tenere conto dell’impatto economico sugli italiani.

La proposta portata al tavolo da Leu è stata condivisa dal Pd. Non si sono espressi esplicitamente gli esponenti del Movimento 5 Stelle presenti a quell’incontro a Palazzo Chigi, limitandosi a dire di non essere contrari e ponendo al centro della discussione il tema delle risorse. Da Italia Viva non è stata espressa contrarietà, ma anche in questo caso si dice di voler puntare prioritariamente su altri temi, come quello della dispersione scolastica. Come a dire che l’obbligo scolastico non si cambierà nell’immediato. Inoltre, sottolineano fonti di Liberi e Uguali, l’obbligo dovrà andare di pari passo con la questione dell’uguaglianza per tutti i bambini e i ragazzi, permettendo a tutti di accedere con le stesse condizioni.

La gratuità dei libri scolastici

L’altra proposta emersa dal tavolo di maggioranza è quella di rendere gratuiti i libri scolastici. In questo caso, sottolinea chi era presente al vertice, la convergenza è maggiore e si potrebbe trovare un’intesa anche immediata, a stretto giro. D’altronde il tema del dritto allo studio sembra vedere posizioni concordanti tra tutte le forze di maggioranza e anche al Miur. Una discussione che potrebbe essere già affrontata concretamente con la prossima legge di Bilancio: sarà il ministro Azzolina a valutare se puntare su quello che viene considerato un sostegno vero e diretto per le famiglie per cui richiedere fondi al governo. Sul tema, nonostante il nodo risorse, le aperture restano.

Lo dimostrano anche le parole di Ascani, che parla di “totale condivisione” su questa proposta: “Potrebbe esserci già nella prossima legge di Bilancio per la scuola secondaria di primo grado, per poi introdurla gradualmente anche in quella di secondo grado”, spiega ancora a Fanpage.it. Questa misura, dunque, rispetto all’obbligo scolastico dai 3 ai 18 anni, potrebbe arrivare in tempi molto più rapidi, tanto che c’è già “una prima stima dei costi”. D’altronde, precisa ancora la viceministra, la riforma dell’obbligo scolastico “richiede un percorso”, condiviso ma lungo, mentre la gratuità dei libri scolastici ha bisogno solamente di “uno stanziamento”.