Le Regioni intervengono e chiedono al governo di modificare alcune delle disposizione riportate nelle bozze dell’ultimo dpcm, che dovrebbe essere emanato domani, domenica 25 ottobre. La posizione delle Regioni viene espressa attraverso una lettera inviata dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini. Le richieste riguardano vari settori, partendo dalla scuola con la volontà di introdurre la didattica a distanza al 100% per gli istituti superiori e le università.

Regioni chiedono chiusura ristoranti alle 23

Si chiede poi di cambiare completamente l’impianto degli interventi riguardanti il settore della ristorazione. Non chiusure alle 18, come proposto dal governo, per bar e ristoranti, ma alle 23. Nello specifico, i bar dovrebbero – secondo le Regioni – restare aperti fino alle 20 per le consumazioni anche in piedi e da quell’ora (fino alle 23) per le consumazioni al tavolo. Allo stesso tempo le Regioni si oppongono alla chiusura domenicale e nei giorni festivi dei servizi di ristorazione. Altra richiesta è quella di valutare l’ipotesi di chiudere i centri commerciali nel weekend.

Per quanto riguarda la sospensione di alcune attività pensata dal governo, le Regioni chiedono di non prevedere la chiusura per gli impianti nei comprensori sciistici. Inoltre chiedono di valutare più attentamente le chiusure relative a palestre, piscine, centri sportivi, cinema, teatri, valutando sulla base dei dati epidemiologici di riferimento. Una riflessione più attenta, quindi, prima di ogni altra eventuale decisione. Infine, dal punto di vista sanitario, le Regioni puntano a destinare i tamponi (molecolari o antigenici) “solo ai sintomatici e ai contatti stretti su valutazione dei dipartimenti di prevenzione”.

La richiesta di ristoro per le attività sospese

Uno dei punti essenziali sottolineati da Bonaccini riguarda il ristoroper i settori e le attività economiche interessate dalle limitazioni introdotte dal provvedimento”. Per le Regioni è essenziale prevedere adeguate forme di ristoro per queste attività “mediante la contestuale attivazione di specifici tavoli di confronto con i ministeri competenti”. Secondo quanto riportato nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai ministri Speranza e Boccia, bisognerebbe prevedere all’interno dello stesso dpcm “un impegno da parte del governo a ristorare le attività che hanno subito limitazioni e/o chiusure”.