Non sarà possibile fermare di nuovo il Paese con un blocco totale come accaduto a marzo, in caso si presenti una seconda ondata di coronavirus. Il nuovo decreto sull'emergenza Covid varato dal Cdm con cui il governo ha prorogato lo stato di emergenza fino a metà ottobre, non consente un nuovo lockdown nazionale. La misura è stata chiarita in commissione alla Camera da un emendamento interpretativo del testo. Il deputato Pd Stefano Ceccanti ha spiegato che il dl consente di limitare gli spostamenti "in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico".

In pratica, se dovesse rendersi necessario un nuovo lockdown nazionale, sarebbe necessario il varo di un nuovo decreto per dare copertura normativa all'eventuale dpcm.

"In Commissione Affari Sociali è stato approvato poco fa un emendamento che aggiunge al decreto sulla proroga dello stato di emergenza un importante articolo 1-bis, che riformula un emendamento bipartisan proveniente dal Comitato per la Legislazione. Secondo questo testo le disposizioni del decreto 19 (il primo decreto che ha stabilito il lockdown nazionale, ndr), che prevedevano limiti molto forti ai diritti e all'autonomia regionale, si applicano solo in quanto compatibili col successivo decreto 33, che invece aveva allargato le maglie". In sostanza, spiega ancora Ceccanti, contattato al telefono da Agi, "nel decreto in esame non era specificato bene cosa si prorogava assieme allo stato di emergenza: anche il lockdown generalizzato? O solo eventuali lockdown locali? Con la modifica apportata si specifica che la proroga non consente lockdown nazionali e che se fossero necessarie nuove forti restrizioni queste dovranno essere autorizzate con un decreto ad hoc".

"Detto in termini più semplici – ha aggiunto Ceccanti – sia il Comitato per la Legislazione sia la Commissione Affari Costituzionali avevano rilevato l'esistenza di una seria difficoltà interpretativa e avevano affermato che la proroga non potesse consentire di tornare ai limiti troppo stretti del decreto 19 per le liberta' di riunione, di religione, a lockdown generalizzati e a dare alle Regioni limiti solo in un senso più restrittivo rispetto alle disposizioni nazionali. Si riparte dai limiti ben più favorevoli ai cittadini del decreto 33, che consente alle Regioni di derogare in entrambi le direzioni, sia più restrittiva sia più permissiva. E' importante aver rimosso questa difficolta' con un serio lavoro di interpretazione autentica".