A me Benigni piace, è un fatto di pelle e d'odori, anche se il naso sul collo non gliel'ho mai messo.
A me Benigni piacerebbe anche nudo, sono convinto, con quel corpo sofferente e tutt'ossa, fragile, uno spigolo d'uomo che sembra un contadino rattrappito della campagna toscana che ha bevuto tre bicchieri di rosso a stomaco vuotissimo.
A me Benigni piace e di solito a me i fiorentini non piacciono, a partire da me stesso, ma per Benigni fo un eccezione e scrivo "fo" invece di "faccio".
A me Benigni piace perché c'ha l'amore dentro quel corpicino e quella voce aperta e quell'accento impiastricciato che per una volta non mi fa vergognare quando lo sento in tv. Benigni ha portato il sesso sull'Ariston raccontandolo come l'ha raccontato Dio: donna donna, uomo uomo oppure donna e uomo, è la stessa cosa.
A me Benigni piace da impazzare, che scritto con la "a" è un po' più che impazzire scritto con la "i".
Spero che Roberto Benigni lo abbiano pagato così tanto da aver mandato in rosso le casse della Rai per vent'anni, faccio per dire ma neanche tanto.

Scusatemi, se a me Roberto Benigni è piaciuto. Nella mia bolla social sono sicuramente l'unico, come Bertinotti e Sanders, per dire. Eppure mi è piaciuto davvero come mi piacciono le altalene, le omelie, i baci alla stazione e le insegnanti di italiano.
Benigni mi è garbato come i biscotti di Prato con il vinsanto, come gli abbracci della cugina con le poppe che te le spiaccica sul petto. Benigni m'è garbato come le croci di legno storto fuori dalle Chiese, sui prati dove si fa l'amore.

Grazie Benigni, mamma mia il bene che ti voglio.