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Non disturbiamo i padri, i figli sono un “problema” da donne: così Roccella offende anche gli uomini

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Una donna su cinque lascia il lavoro dopo il parto, ma Eugenia Roccella vuole che tutto resti come è. La ministra si è detta contraria ai congedi paritari obbligatori, perché “non amo gli obblighi”. Ma in questo modo lo “svantaggio” legato alla genitorialità rimane un problema solo per le donne.

La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità Roccella è riuscita a trovare finalmente la soluzione alla disparità di genere, che continua a penalizzare le donne nella vita sociale, economica, politica e lavorativa: meglio che resti tutto come è, lo "svantaggio" legato alla genitorialità può rimanere una faccenda da madri. È preferibile non disturbare i padri, chiedendo loro un maggiore coinvolgimento nella gestione dei figli. Logico, no?

La frase di Roccella fa parte di un'intervista rilasciata a La Stampa, in cui la ministra si dichiara contraria ai congedi paritari obbligatori, facendo un passo indietro tra l'altro rispetto a una parziale apertura fatta in passato sullo stesso tema dalla stessa presidente del Consiglio Meloni all'inizio di questa legislatura.

Ma andiamo con ordine. Il passaggio che ha lasciato sbigottiti tanti padri e madri è il seguente: "Non amo gli obblighi, specie quelli che entrano nelle relazioni: il congedo paritario è un obbligo innanzitutto per le persone. Dobbiamo far sì che la genitorialità non svantaggi né le aziende né le famiglie. Se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema, semmai lo moltiplica".

Peccato che per tante aziende la frase di Roccella sia proprio un sollievo: non dover concedere un diritto ai padri che vorrebbero essere più presenti a casa e seguire di più i figli nei loro primi anni di vita permette a tante imprese di non diminuire la produttività, limitando eventuali buchi in organico. Con la conseguenza che a un colloquio di lavoro o nel valutare una possibile promozione, sarà sempre più conveniente privilegiare i maschi.

Ma senza un congedo parentale paritario obbligatorio per padri e madri, è necessario dirlo subito, non cambierà mai niente nelle disparità tra uomo e donna e il gender pay gap resterà cristallizzato. Continueranno a esistere inique differenze salariali tra uomini e donne, il lavoro di cura sarà ancora quasi totalmente appannaggio delle donne, bloccando la loro crescita professionale e l'occupazione. Le donne continueranno a essere costrette a scegliere tra maternità e lavoro, il dilemma riguarderà principalmente loro. Per gli uomini invece la nascita di un figlio non comporterà le stesse rinunce, ma l'effetto finale sulla denatalità sarà lo stesso: un figlio si fa in due, non distribuire il carico e le responsabilità su entrambi i genitori serve solo a continuare a perpetuare le stesse diseguaglianze, ma non aiuta di certo le coppie a immaginare di pianificare una famiglia.

Le neomamme saranno sempre spinte ai margini del mercato del lavoro oppure saranno costrette a uscirne: già adesso una donna su cinque lascia il lavoro dopo il parto, parliamo di una platea del 20%. Con buona pace dell'empowerment femminile.

La frase di Roccella pesa come una sentenza: come governo non metteremo le ragazze nelle condizioni di fare scelte strategiche per la propria vita, senza rinunciare a una sfera importante per la propria realizzazione professionale e umana. Significa che solo gli uomini continueranno ad avanzare e a fare carriera, se in una famiglia ci saranno bambini piccoli. A meno che la coppia non disponga di una fitta rete familiare e non possa attingere ad ampie risorse economiche, in modo da sopperire all'assenza di un sufficiente welfare pubblico che sostenga la genitorialità. Ma in tutti gli altri casi a restare indietro saranno solo e sempre le madri, in un Paese in cui il congedo di paternità obbligatorio è di soli dieci giorni, a fronte dei cinque mesi di congedo di maternità obbligatorio.

A febbraio di quest'anno la maggioranza del governo Meloni ha affossato la proposta di un congedo parentale paritario obbligatorio per entrambi i genitori, avanzata dalle opposizioni (Pd, M5s, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione, Italia viva e Più Europa) che avrebbe introdotto cinque mesi di congedo obbligatorio per mamme e papà, rimborsati al 100%. Le ragioni di questo stop sono prima di tutto ideologiche, anche se allora il governo si è trincerato dietro la mancanza di coperture.

Adesso però Roccella rivendica i passi avanti fatti per sostenere la natalità: "Noi abbiamo portato tre mesi all'80 per cento, gli altri sono al 30. Prima di noi tutti i mesi erano al trenta. E se il padre prende tre mesi di congedo anche non continuativi, ottiene un mese in più. Quindi in totale ci sono 10 mesi di congedo parentale più uno, di cui 9 retribuiti, oltre ai 5 mesi canonici del congedo di maternità obbligatorio. E poiché i mesi di congedo parentale non può prenderli tutti la madre, un'offerta paritaria già c'è, solo che non è un obbligo. È una premialità poco nota, che vogliamo incrementare. Comunque il congedo paritario obbligatorio costerebbe tre miliardi, forse li possiamo spendere per misure più efficaci". Il limite dunque sarebbero le scarse risorse, non improbabili rifiuti del concetto di "obbligatorietà", in nome della libertà di scelta della metà più avvantaggiata della popolazione, quella maschile. Ma quali misure alternative dovrebbero eliminare le asimmetrie di genere, Roccella non lo dice.

Gli ultimi dati Istat in questo senso parlano da soli: nel 2023 le donne sopra i 25 anni hanno dedicato al lavoro familiare in media 4 ore e 44 minuti al giorno, a fronte di 2 ore e 6 minuti degli uomini, con una differenza pari a 2 ore e 38 minuti. Rispetto al 2003 il divario si è ridotto di circa un'ora, ma questo non significa che le diseguaglianze si siano attenuate. Il gap salariale è evidente, le donne in tutti i campi hanno livelli retributivi più bassi rispetto ai colleghi: la mediana è di oltre 2mila euro inferiore (29,2 contro 26,9mila euro).

Eppure come ricordavamo Meloni 4 anni fa si era detta pronta a considerare la proposta fatta dalla segretaria del Pd Elly Schlein, che chiedeva un "congedo paritario, pienamente retribuito e non trasferibile, di almeno tre mesi". La premier aveva detto di essere "molto d'accordo" sul tema dei congedi parentali, perché il sostegno alle madri lavoratrici e il sostegno alla natalità "per noi è una priorità assoluta". Si vede che adesso l'urgenza di arginare la crescita di Futuro Nazionale (che in Calabria ha preso l'11%) ha costretto il governo a rivedere la linea. Perché è troppo importante in questa fase spostare il discorso politico più a destra, inseguendo Vannacci anche su questo campo: se l'ex generale parla di "patriarcato mediterraneo", anche il centrodestra vuole mandare un segnale al suo elettorato più tradizionalista, quello ostile all'ideologia ‘femminista' e che si contrappone a un modello di società in cui i ruoli di uomini e donne sono davvero alla pari.

Né Roccella né Meloni hanno però consultato i padri, per chiedere loro se e quanto sarebbero pronti a fermarsi, se potessero, a mettere da parte il lavoro per un po' per occuparsi dei propri figli, alternandosi con le moglie e compagne nella cura e nell'educazione dei bambini. A quel punto la genitorialità smetterebbe di essere "un problema": invece di "moltiplicare" lo "svantaggio", le difficoltà e le penalizzazioni, si potrebbe semplicemente suddividere in modo equo la fatica, assecondando così il desiderio di tanti uomini che vorrebbero solo la possibilità di esserci davvero. Perché sovraccaricando le madri non si fa solo un torto alle donne, ma si relegano spesso i padri al ruolo di comprimari.

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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