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Niscemi, Musumeci dice che il Comune non aveva segnalato il rischio frana, ma un documento lo smentisce

Il ministro per la Protezione Civile Nello Musumeci ha affermato che quando era presidente della Regione Sicilia il Comune di Niscemi non aveva “mai sollevato il problema dell’abitato”. Ma c’è un documento che lo smentisce: si tratta del Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I), deliberato nel marzo 2022, realizzato proprio da un dipartimento della Presidenza della Regione.
A cura di Annalisa Cangemi
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Quella del Paese di Niscemi, 30mila abitanti a poche decine di chilometri da Gela, in provincia di Caltanissetta, è una ferita annunciata. Lo sapevano tutti che sarebbe successo prima o poi, persino i bambini, dice il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che della Sicilia è stato anche presidente di Regione dal novembre 2017 all'agosto 2022.

La frana è "una sciagura annunciata. Che quel terreno fosse franoso lo sapevano anche i bambini. Le esperienze passate purtroppo non hanno insegnato nulla. È come se ci fossimo affidati al fato. Del resto, da noi in Sicilia si dice ancora: ‘Comu finisci si cunta'. Racconteremo come finirà: alla fine la natura presenta il conto", dice il ministro meloniano in una intervista di oggi al Corriere della Sera, lasciando intendere che le responsabilità vanno ricercate nell'incuria e nella negligenza di chi avrebbe dovuto intervenire e non lo ha fatto. Ma è proprio questo il nodo centrale. Chi avrebbe potuto evitare che una frana portasse allo sfollamento fino ad ora di 1500 persone, ed è invece rimasto inerte?

Certo il passaggio di un ciclone devastante come Harry è stato un fenomeno meteorologico estremo, un evento tropicale a gennaio, ma sicuramente non imprevedibile. Le possibili conseguenze erano lì, sotto gli occhi di tutti, era come muoversi in un campo minato.

Il fronte franoso continua a muoversi, portando all'evacuazione di interi quartieri, Sante Croci, Trappeto e via Popolo. Il governo ha stanziato i primi 100 milioni per l'emergenza maltempo nelle Regioni del Sud Italia, anche se un calcolo completo dei danni nelle zone più colpite si potrà avere solo nei prossimi giorni. Il presidente della Regione Schifani ha detto che "L'entità dei danni segnalati e da verificare, provocati dal ciclone Harry in Sicilia, ammonta a circa 2 miliardi di euro". Stime tecniche, rilanciate dall'onorevole Bonelli, dicono che servirebbero 26 miliardi in totale per mettere in sicurezza il Paese dal dissesto idrogeologico.

I geologi dicono che le fragilità del territorio erano note e documentate

Come ha messo in evidenza l'Ordine regionale dei geologi di Sicilia, la frana di Niscemi "non può essere letta come un evento improvviso o eccezionale, ma va inquadrata all'interno di un contesto geologico ben noto e storicamente documentato. I precedenti del 1790 e del 1997 dimostrano come l'area sia interessata da una fragilità strutturale e geologica di lungo periodo, legata alla natura dei terreni sabbioso-argilloso-marnosi, al particolare assetto stratigrafico del versante e alla complessa dinamica idrogeologica della collina".

"Si tratta di processi lenti ma persistenti – precisano – che possono riattivarsi in presenza di condizioni predisponenti e innescanti, quali prolungati periodi di pioggia, alterazioni del naturale deflusso delle acque, urbanizzazioni non compatibili con le caratteristiche del suolo e insufficiente manutenzione delle opere di regimazione idraulica. La scienza geologica fornisce da tempo strumenti efficaci per monitorare e mitigare questi fenomeni".

Cosa dice il Piano per l'assetto idrogeologico di Niscemi e perché ‘inchioda' Musumeci

Il ministro Musumeci nell'intervista al Corriere ha detto un'altra cosa importante: "Ovviamente il Comune di Niscemi nei miei cinque anni non ha sollevato il problema dell'abitato". Le cose non stano esattamente così, e c'è un documento che lo prova. Si tratta dell'Aggiornamento del Piano Stralcio di Bacino per l'Assetto Idrogeologico (P.A.I) relativo al Comune di Niscemi, datato 16 marzo 2022, che è stato realizzato da un dipartimento della Presidenza della Regione (l'Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia) proprio mentre Musumeci era governatore della Sicilia. Nel testo si evince come l'amministrazione comunale avesse segnalato diverse aree di dissesto e fenomeni franosi lungo le strade provinciali SP10 e SP12 di accesso al centro abitato, causati da forti piogge e processi di erosione accelerata. Si tratta proprio delle strade interessate dalla frana attiva, che continua a scivolare. Il documento attesta il censimento di numerose aree a pericolosità geomorfologica elevata e rischio di crollo. La relazione tecnica doveva servire in teoria per la mitigazione dei rischi naturali e la pianificazione urbanistica del distretto.

La procedura era stata avviata proprio a partire da segnalazioni del Comune di Niscemi, alla luce di eventi franosi che si erano verificati tra il 2019 e il 2020, a causa di piogge intense e problemi di erosione. Le aree critiche verificate nel 2021 erano state individuate principalmente lungo il versante occidentale della collina di Niscemi. La relazione aveva permesso di individuare 17 nuove aree sorgenti di crollo lungo il ciglio settentrionale del pianoro su cui sorge il Paese. A queste aree era stata attribuita cautelativamente una "pericolosità molto elevata (P4)".

Si fa riferimento a un sopralluogo congiunto effettuato a maggio 2021 "per la verifica sui luoghi delle criticità segnalate dall'Amministrazione comunale al fine dell'aggiornamento del PAI geomorfologico del territorio comunale". Nel documento si prosegue spiegando che "si è constatato che le aree in dissesto sono ubicate lungo il versante occidentale della collina di Niscemi, caratterizzato da processi morfogenetici intensi che danno luogo a numerose incisioni alquanto irregolari, lungo le quali si esplica una forte attività erosiva, condizionata dalle litologie affioranti e dai numerosi salti morfologici. L’azione erosiva delle acque incanalate risulta aggravata dallo scarico dei reflui lungo le incisioni".

Per esempio si fa riferimento al tratto in corrispondenza della SP12 in contrada La Madonna, dove il Comune "ha segnalato un movimento franoso, verificatosi nel gennaio del 2019 che aveva coinvolto la sede stradale, con fratture parallele alla nicchia di distacco, fino ad interessare anche i muri di sostegno presenti nel lato monte della stessa provinciale, trascinando verso valle parte del collettore fognario. Durante il sopralluogo si è potuto constatare che al momento lungo il nuovo tratto della provinciale, realizzato a seguito del movimento franoso, non sono presenti evidenti fratture e lesioni, ma il movimento è ancora attivo e rappresenta l’evoluzione del dissesto già censito nel PAI vigente come erosione accelerata".

Poco più sotto si legge che il "dissesto viene inserito nell’aggiornamento come frana complessa alla quale è associato", un livello di pericolosità "elevata (P3) e di rischio molto elevato". Nella relazione si specifica che era stata individuata, "a scopo preventivo e precauzionale, una fascia di 20 metri quale area di probabile evoluzione del dissesto, che assume il valore di sito di attenzione". In altri punti il dissesto viene classificato con un "livello di pericolosità moderata (P1) ed un Rischio medio".

Si legge poi che in queste aree "le norme d’uso da applicare nella vincolistica di pianificazione urbanistica sono quelle legate alla pericolosità di livello maggiore e che un eventuale studio di compatibilità geomorfologica dovrà tenere conto di tutti i dissesti e dei relativi areali di pericolosità che coinvolgono l’elemento oggetto di studio". Si tratta insomma di un territorio fragile, già analizzato ampiamente dalla Regione.

"Leggo esterrefatto l'intervista odierna al ministro Nello Musumeci, sul Corriere della Sera, che afferma testualmente: ‘Il comune di Niscemi nei miei 5 anni non ha sollevato il problema dell'abitato'. Non c'è nulla di più falso e il Pai lo inchioda. In quel documento c'è la sua firma politica. Niscemi era già stata attenzionata dall'ex presidente, Nello Musumeci che nel 2022, con il Piano per l'assetto idrogeologico, sapeva i gravi rischi del terreno franoso e del potenziale pericolo. Il dipartimento aveva segnalato tutto. Dopo quell'atto, in cui veniva messo nero su bianco dalla stessa Regione che Niscemi aveva bisogno di interventi urgenti per consolidare il territorio nulla è stato fatto", ha commentato il deputato regionale e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera.

"Ecco Musumeci oggi è diventato ministro per la Protezione civile dimenticandosi proprio quella emergenza da lui stesso lanciata. Dal 2022 ad oggi, né il ministro, che conosceva la situazione, né la Regione che la certificava ha fatto atti per mettere in sicurezza quel territorio. Sono vicino a quelle comunità che oggi vivono un incubo, ma l'emergenza non deve fare scappare dalle responsabilità chi sapeva: e Musumeci da ministro deve dare spiegazioni non solo alla Sicilia, ma a tutti gli italiani. Oggi sarò a Niscemi con il deputato e leader di Avs Angelo Bonelli e chiederò ufficialmente di far istituire alla Camera una commissione d'inchiesta sul caso".

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