
Nella frana di Niscemi, sul ciglio di quel precipizio da cui sta cadendo un paese intero della provincia di Caltanissetta, più o meno, c’è tutto.
C’è il cambiamento climatico, ovviamente, sotto forma di Ciclone Harry, evento metereologico estremo che sarà sempre più la regola e sempre meno l’eccezione nel bacino del Mediterraneo. Piccolo dettaglio: ora l’aumento delle temperature è di 1,3 gradi. Più la temperatura crescerà, più questi eventi saranno distruttivi. Ma, pensate che strano, più la temperatura cresce e più gli eventi climatici estremi stanno aumentando, più abbiamo deciso di ignorarli e far finta di niente. Perché? Provate a rispondere da soli.
C’è il dissesto idrogeologico, perché il clima non basta a frantumare come un biscotto la terra su cui poggia un intero paese. Nelle mappe della Protezione Civile, la zona di Niscemi è stata classificata a rischio molto elevato di dissesto geomorfologico. Un rischio che è aumentato parecchio, in Italia, negli ultimi anni, con la superficie pericolosa che è aumentata del 15% in quattro anni: oggi è esposto a frane il 95% del territorio e il 10% è zona ad alta pericolosità.
C’è il disinteresse della politica. A Niscemi, dove uno si aspetta manutenzione, attività di prevenzione, interventi urgenti, e invece niente. Perché ovviamente i soldi sono per le grandi opere come il Ponte, non per i piccoli interventi di manutenzioni come quello di Niscemi. O per le varie ed eventuali del Pnrr, con cui è stato finanziato di tutto, ma non il rischio idrogeologico, cui è stato destinato solamente l’1,3% dei 194,4 miliardi del piano.
C’è il disastro degli enti locali, perché dove ci sono i soldi, non vengono spesi. Nel 2021, una relazione della Corte dei conti rilevava che alla Sicilia erano stati assegnati circa 789 milioni per la mitigazione del rischio. Di quei 789 milioni ne erano stati pagati 45 e liquidati solamente 29. Magari, spendendo quei pochi soldi che c’erano oggi non staremmo parlando di frane e sfollati.
C’è, infine, la strumentalizzazione della tragedia. Quella di chi parla delle responsabilità del governo in carica o degli enti locali solo quando gli enti locali sono della parte avversa, qualunque essa sia. Quando invece le responsabilità sono equamente condivise da chiunque abbia governato questo Paese negli ultimi trent’anni almeno.
Perché sì, nella frana di Niscemi più o meno c’è tutto. E siamo tutti responsabili, eletti ed elettori, governanti e governati. Nessuno escluso.