Nel decreto Pnrr rispunta la norma salva-imprenditori contro i lavoratori sottopagati

Stralciata all'ultimo minuto dalla manovra, la norma cosiddetta salva-imprenditori rispunta nella bozza del decreto Pnrr, atteso in Cdm domani. La norma, inserita in extremis da Fdi, dovrebbe agevolare quegli imprenditori che, sulla base di quanto stabilito dai giudici, non pagano adeguatamente i propri lavoratori, permettendo loro di non corrispondere la differenza, a condizione che si siano attenuti agli standard di alcuni contratti collettivi.
Cosa dice la norma e perché è un favore agli imprenditori che sfruttano i dipendenti
Inserita a dicembre nella legge di bilancio e poi saltata dal maxi-emendamento della commissione Bilancio per l'Aula del Senato, la norma fa parte ora del testo dell'ultimo decreto Pnrr, all'articolo 18. Si stabilisce quindi che i datori di lavoro che, sulla base di quanto accertato dai giudici, non pagano i propri lavoratori conformemente all'articolo 36 della Costituzione sulla retribuzione proporzionata, non possano essere condannati al pagamento di differenze retributive o contributive relative al periodo precedente il deposito del ricorso da parte del lavoratore se hanno applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo.
Secondo il nuovo testo dunque il giudice che accerta "in ogni stato e grado del giudizio, la non conformità all’articolo 36 della Costituzione dello standard retributivo stabilito dal contratto collettivo di lavoro per il settore e la zona di svolgimento della prestazione, tenuto conto dei livelli di produttività del lavoro e degli indici del costo della vita, come accertati dall'ISTAT" non può condannare il datore di lavoro a pagare gli arretrati, ma solo "se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo o dai contratti che garantiscono tutele equivalenti per il settore e la zona di svolgimento della prestazione".
La disposizione infatti non si applica "se il giudice accerta che il datore di lavoro non applica un contratto collettivo a norma dell'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 o altro contratto equivalente, oppure se il contratto collettivo applicato non si riferisce al settore economico nel quale il lavoratore ha prestato attività per conto dell'impresa".
L'attacco del M5s al governo Meloni
"Se la bozza del nuovo decreto Pnrr che sta circolando in queste ore dovesse corrispondere alla versione finale saremmo davanti a un nuovo, gravissimo tentativo di aggressione dei diritti dei lavoratori sfruttati da parte di Giorgia Meloni e dei suoi", denunciano i parlamentari del M5S nelle commissioni Lavoro di Camera e Senato. "Tentativo che fa seguito a quelli dell'estate scorsa con l'emendamento Pogliese e della legge di Bilancio, quando sempre FdI ne presentò uno analogo a firma Gelmetti, stoppati anche grazie alle nostre veementi proteste. Incredibile ma vero, la stessa bozza contiene infatti la norma ‘Salva-imprenditori' che mira a esonerare i datori di lavoro dal pagamento degli arretrati salariali ai dipendenti sottopagati. Una disposizione palesemente incostituzionale, già espunta dalla Manovra, che ora è il Governo a infilare nel decreto che andrà in Cdm domani, senza peraltro che questa abbia alcuna attinenza con il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Vista tanta ostinazione nel voler legalizzare lo sfruttamento dei lavoratori più fragili ci chiediamo: di quale lobby l'esecutivo si sta facendo portabandiera e con quale tornaconto?".