Mulè a Fanpage.it: “Da trent’anni una parte della magistratura esce dal suo campo, faremo la riforma”

Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, dice che quella in corso tra governo e magistratura “non è una resa dei conti”, ma “un momento necessario” affinché si arrivi “alle riforme attese da tempo”. Intervistato da Fanpage.it, il deputato di Forza Italia difende la ministra Santanchè: “Non è questo il momento delle dimissioni”. E sul futuro di Forza Italia aggiunge: “Ora cominciamo con Tajani presidente, ma aspettiamo maturino candidature per il congresso. Fascina leader? Perché no”.
A cura di Tommaso Coluzzi
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Il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, ne è sicuro: non c'è nessuna resa dei conti tra politica e magistratura. Ma è il momento di fare la riforma della giustizia che l'Italia attende da molti anni. Il governo deve evitare di "genuflettersi" davanti a quella fronda già accusata dalla presidente Meloni di fare campagna elettorale contro il centrodestra. Per il deputato di Forza Italia, intervistato da Fanpage.it, la separazione delle carriere è una decisione naturale e in linea con la Costituzione, nessuna provocazione.

Vicepresidente Mulè, secondo lei è in corso una resa dei conti tra politica e magistratura?

Non è una resa dei conti, è un momento necessario in cui il governo deve fare il governo. E cioè deve fare quelle riforme attese da troppo tempo. È giusto che ora si facciano, non per punire qualcuno ma per riformare in meglio la giustizia italiana.

Quindi cosa pensa della nota di Chigi, che Giorgia Meloni ha fatto sua, che accusa parte della magistratura di fare campagna elettorale in vista delle europee?

È sotto gli occhi di tutti il fatto che non da oggi, ma da trent'anni, ci sia una frangia della magistratura che si erge a paladina della politica e tenta di entrare in un campo che non le compete. Lo abbiamo visto sulla pelle di Silvio Berlusconi. La presidente Meloni ha ravvisato questo comportamento anche in alcune recenti vicende giudiziarie. Secondo me è la scoperta dell'acqua calda.

L'ex ministro Orlando, intervistato da Fanpage.it nei giorni scorsi, ha detto che con questo clima di tensione sarà impossibile arrivare a una riforma della giustizia…

È la postura che il Pd ha assunto negli anni, non facendo le riforme necessarie. Serve una riforma organica della giustizia, che va vista nella sua interezza. Dire che non si può fare, che il clima non è buono, significa genuflettersi o addirittura sottomettersi a quella parte della magistratura che non accetta in alcun modo le riforme.

Perché dite che la separazione delle carriere non ha un intento punitivo nei confronti dei magistrati?

Perché non c'è scritto da nessuna parte nella nostra Costituzione che tutti i magistrati debbano vivere il loro percorso professionale nella stessa maniera. La cultura del pubblico ministero e quella del giudice sono diverse. Sia per formazione che nella professione normale di tutti i giorni. Continuare a pensare che siano due figure fungibili significa non avere contezza di quella imparzialità, autonomia e indipendenza che il magistrato invece deve avere.

Che idea si è fatto del caso che riguarda Daniela Santanchè? Non ritiene che ci sia una questione di opportunità, visto che comunque continuano a uscire ricostruzioni e lei continua a fare la ministra?

Aspetto che il messo della Procura finalmente trovi la strada, se si fosse affidata a un rider l'avviso di garanzia sarebbe già stato consegnato. Intanto il suo contenuto è stato svelato da un organo di informazione diversi giorni fa, il che è contro qualsiasi regola costituzionale. L'articolo 111 dice che una persona accusata di un reato deve essere avvisata nel più breve tempo possibile e aggiunge "riservatamente". Se noi accettiamo il principio per cui se domani Fanpage.it fa un'inchiesta su Giorgio Mulè, questo deve dimettersi, in Parlamento non lavoriamo più. I giornalisti fanno il loro lavoro e a mio giudizio alle domande dei giornalisti si risponde. La ministra Santanchè lo ha fatto, in un modo che può essere accettato o meno. Non è questa, però, la sede in cui un ministro deve dimettersi. Quando la Procura riterrà di svelare ciò che ha raccolto nei suoi confronti bisognerà fare una valutazione politica, ma non certo adesso.

E invece cosa pensa delle parole del presidente La Russa sul caso del figlio? La presa di posizione della presidente Meloni è stata abbastanza forte…

In questo caso ci sono una sensibilità della persona e un'altra che deve avere chi ricopre un ruolo istituzionale. Ovviamente l'istinto è quello di difendere il figlio, o comunque di stare al suo fianco. Da rappresentante delle istituzioni è ovvio che sei limitato nelle tue esternazioni, perché non puoi e non devi dire alcune cose, che poi inevitabilmente rischiano di essere soggette a strumentalizzazioni. Quindi "un bel tacer non fu mai scritto", in questo caso. Una parola in meno sarebbe stata, a mio giudizio, la cosa migliore.

Sabato ci sarà il Consiglio nazionale di Forza Italia, in cui verrà nominato presidente Antonio Tajani, il primo e unico dopo Silvio Berlusconi. Poi quale sarà l'orizzonte del prossimo anno, in vista del congresso? E chi pensa che, dopo questo traghettamento di Tajani, possa guidare il partito?

Esclusi i presenti, ovviamente – sorride, ndr -. Non bisogna darsi l'orizzonte di un anno. Forza Italia, nella visione di Silvio Berlusconi, è andata avanti per tutti questi anni proprio perché non ha mai avuto un orizzonte temporale limitato. La Forza Italia del 2023 deve avere il coraggio e l'ambizione di guardare lontano, non alle elezioni europee. A quello che sarà l'Italia del 2040 e del 2050. Cominciamo con Antonio Tajani, che in maniera naturale ricoprirà il ruolo di presidente fino al congresso, e vedremo se d'ora in avanti matureranno delle candidature, interne a Forza Italia o di personaggi della società civile sui quali Berlusconi ha sempre puntato, che possano aiutarci a costruire questa via.

Potrebbero essere i figli di Berlusconi? Marina o Pier Silvio?

Può essere chiunque abbia quell'idea, quei valori di libertà, di europeismo, di atlantismo, di garantismo che aveva il presidente Berlusconi. Le porte sono aperte a tutti e guai a chiuderle, a fare una selezione di qualsiasi tipo.

Anche Marta Fascina?

Chiunque. Se Marta riterrà di avere i numeri, quella visione e di poter affascinare, per fare un gioco di parole, i nostri elettori, perché no? Se riterrà di farlo si candiderà anche lei.

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