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Migrazione e criminalità non sono la stessa cosa, la politica strumentalizza legami che non esistono

All’aumento dei richiedenti asilo nelle società europee non è corrisposto un aumento della criminalità, nonostante spesso politica e media strumentalizzino un legame infondato tra criminalità e migrazioni.
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A cura di Annalisa Girardi
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Trattare le migrazioni come un tema di sicurezza non aiuta: troppo spesso, o a livello politico o mediatico, viene tracciata un'associazione (illegittima) tra immigrazione e criminalità. E questa retorica viene spesso strumentalizzata per demonizzare il migrante e polarizzare il consenso dell'opinione pubblica. L'antidoto a narrative funzionali è spesso rappresentato dai dati. Openpolis ha pubblicato qualche settimana fa un'analisi da cui emerge come in Europa "le società non sono diventate meno sicure a fronte a fronte dell’aumento della componente straniera della popolazione", per cui il parallelo tra criminalità e cittadinanza sia assolutamente infondato.

Guardiamo questo grafico. Mostra il numero di richiedenti asilo in Italia, Francia, Spagna e Germania. Numero che oggi è più elevato di quanto non fosse dieci anni fa. Un incremento irregolare, nel corso di questo decennio, che negli anni ha anche toccato picchi molto elevati (un esempio è sicuramente quello della Germania tra il 2015 e il 2016). In linea generale, comunque, si può dire che oggi tra la popolazione dei principali Paesi europei la quota di stranieri è più elevata. Parallelamente, però, la criminalità è calata.

Fonte: Openpolis
Fonte: Openpolis

Quest'altro grafico mostra invece proprio l'andamento della criminalità. Con l'unica eccezione della Spagna, nei principali Paesi europei il tasso di criminalità è sceso. Non è quindi vero che l'aumento della componente straniera nelle nostre società aumentino anche i reati, rendendole più insicure. Anzi. In particolare in Francia, la contrazione è stata addirittura oltre il 30%.

Fonte: Openpolis
Fonte: Openpolis

C'è però un dato che va contestualizzato. È vero, cioè che la quota di stranieri sul totale dei detenuti, almeno per quanto riguarda le carceri italiane, ecceda quella sulla popolazione totale. Ma appunto, si tratta di un dato a cui va data una lettura critica. È infatti impossibile non tenere conto che le condizioni socio economiche in cui versano i cittadini stranieri, in media sono inferiori a quelle degli italiani. E il disagio socio economico è sì collegato alla criminalità. Non solo, Openpolis sottolinea come sia anche necessario tenere in considerazione che molte persone straniere sono in Italia in modo irregolare, cioè non hanno il permesso di soggiorno, una condizione che anch'essa sfocia spesso nel crimine. E cita uno studio del 2016 per cui, se si tengono in considerazione solo gli stranieri regolari, il tasso di criminalità sarebbe pari a quello registrato tra gli italiani. Ad ogni modo, la durata della pena è minore tra gli stranieri, rispetto agli italiani. I reati, quindi, meno gravi.

Fonte: Openpolis
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