L'eurodeputato Pietro Bartolo racconta di essersi commosso incontrando Kebrat, la giovane eritrea sopravvissuta al naufragio del 2013 e salvata per un pelo proprio dal medico di Lampedusa. La ragazza era già stata sistemata con i cadaveri di coloro che non ce l'avevano fatta sul molo Favaloro quando Bartolo si rese conto che il battito, seppure lievissimo, c'era ancora. Ieri i due si sono rincontrati a Bruxelles con il Comitato 3 ottobre 2013, e l'eurodeputato ne approfitta per parlare dei decreti sicurezza. Lo fa in un'intervista pubblicata oggi su Repubblica: i decreti di Matteo Salvini, afferma, "devono essere cancellati. Non lo dico solo io, ma anche tutti coloro che mi hanno votato perché sanno che porto avanti valori indiscutibili e universali".

Bartolo definisce il tavolo presieduto ieri dalla ministra dell'Interno, Luciana Lamorgese, per discutere delle modifiche ai decreti, come "un primo passo che però deve andare verso una soluzione definitiva". Al momento, continua il deputato a Strasburgo, "c'è solo una bozza", ma "la ministra Lamorgese sta cercando di mettere mano a questi decreti". Il medico di Lampedusa parla quindi della politica dei porti chiusi, indissolubilmente legata a quei decreti. E specifica: "I porti chiusi non ci sono mai stati se non per le Ong, per le motovedette, per la Diciotti, la Gregoretti… come se tutti i cattivi salissero su quelle navi. Ma i terroristi difficilmente arrivano con i gommoni e i barconi perché non hanno intenzione di morire prima di fare il danno. E poi su quelle navi c'erano molti bambini: terroristi anche loro? Le politiche di Salvini sono state un abuso".

L'eurodeputato interviene quindi sugli accordi tra Italia e Libia, sottolineando che mentre i governi continuino a vantare uno dopo l'altro il calo degli sbarchi, "chi non parte è detenuto nei campi libici che sono lager". Per questo, prosegue, è necessario evacuare i centri di detenzione attraverso corridoi umanitari: "Non ci sono flussi, ci sono donne, uomini, bambini". E conclude affermando che cosa sia quindi indispensabile parlando di politiche su immigrazione e accoglienza: "Lo ius soli. Chi nasce e studia in Italia è cittadino italiano. Non dargli la cittadinanza è un danno a loro e anche a noi stessi".