Tra le Ong e i trafficanti di esseri umani non c’è alcun rapporto. O, quanto meno, non è mai stato provato. A sostenerlo è il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, in audizione in commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera dei deputati. “L’attività delle Ong – spiega Patronaggio – potrebbe essere considerata illecita solo nel caso di un rapporto preventivo tra trafficanti e Ong, cosa finora mai provata”. Il procuratore di Agrigento spiega ancora: “L’attività delle Ong, secondo la giurisprudenza di merito formatasi davanti ai tribunali di Trapani, Catania, Agrigento e Siracusa, ha messo in risalto ai fini penali che l'attività delle Ong può considerarsi illecita ove si provi, e ciò per quanto mi riguarda non è stato fino al momento provato, che vi sia un preventivo accordo tra i trafficanti di esseri umani e le Ong”.

Patronaggio chiarisce cosa voglia dire accordo preventivo, chiarendo che “non deve per altro essere limitato ad un semplice contatto. Per banalizzare, una telefonata del tipo ‘vi è una imbarcazione in pericolo, intervenite'. Ma deve essere un contatto rafforzato, che abbia un contenuto particolare del tipo ‘li stiamo facendo partire avvicinatevi e prelevateli'. Si pensi poi che un barcone che porta in mare un numero esorbitante di passeggeri senza dotazioni minime sicurezza, senza acqua e cibo sufficiente, è stato sempre costantemente considerato evento Sar dalla Guardia costiera”.

Il decreto sicurezza bis

L’audizione di Patronaggio aveva l’obiettivo di sentire il parere del procuratore di Agrigento sul decreto sicurezza bis introdotto per volontà del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Laddove il decreto vuole inasprire e rendere più efficaci le indagini contro i trafficanti di esseri umani sono assolutamente condivisibili. Viceversa criticità devo registrare in ordine all'introduzione dell'illecito amministrativo. L’illecito amministrativo è stato introdotto per fronteggiare l'attività di salvataggio delle Ong. Prima dell'introduzione di tale norma, l'attività di salvataggio delle Ong e di recupero degli immigrati erano del tutto lecite e in perfetta linea con il diritto del mare e con le convenzioni internazionali sottoscritte dall'Italia”.

Ma l’urgenza del decreto, secondo Patronaggio, non è giustificabile considerando il numero di sbarchi degli ultimi mesi: “Nel primo semestre del 2019 abbiamo soltanto 49 sbarchi e 1084 immigrati. Per cui il rapporto dal 2017 al 2019 è calato da 11.159 immigrati a 1084. Di tali sbarchi quelli riferibili alle Ong sono una porzione minore e per quanto riguarda l'anno 2019 addirittura statisticamente insignificanti”. Tanto che il procuratore di Agrigento ci tiene a sottolineare che “mentre si agitava il caso della Sea Watch 3, con 53 persone salvate al largo delle coste libiche, negli stessi giorni arrivavano in silenzio, senza particolare risalto, oltre 200 immigrati con vari mezzi. Barchini su Lampedusa, sulla costa agrigentina, salvataggi di Guardia di finanza o Guardia costiera”.

Sul caso Sea Watch, inoltre, il procuratore di Agrigento – responsabile del caso – sembra prendere posizione sulla decisione della nave tedesca di non far sbarcare i migranti in Libia: “I porti libici non sono da considerare porti sicuri. Quando si parla di porti sicuri non si intende soltanto un porto dove il naufrago può mettere piede sulla terraferma, ma un porto dove il migrante possa avere garantiti tutti i diritti fondamentali della persona”.