Migranti, fermata a Lampedusa la nave di Sos Humanity, l’ong annuncia ricorso: “Impediscono i soccorsi”
Il caso della Humanity 2 riporta ancora una volta al centro della scena il tema dei soccorsi nel Mediterraneo. La nave dell'ong Sos Humanity, una barca a vela di 24 metri, è stata sottoposta a fermo amministrativo a Lampedusa dopo aver portato a terra 71 persone soccorse in due diverse operazioni tra il 28 e il 29 agosto. La contestazione delle autorità italiane riguarda, in particolare, la mancata comunicazione immediata di una delle operazioni al Centro di coordinamento del soccorso marittimo competente.
L'organizzazione umanitaria respinge però l'accusa e sostiene di aver informato le autorità non appena la situazione di emergenza a bordo è stata riportata sotto controllo. La vicenda della Humanity 2 riapre così lo scontro sulle Ong e sui soccorsi in mare, in un braccio di ferro tra governi e organizzazioni umanitarie.
Sos Humanity fermata a Lampedusa: che cos'è successo
Il primo soccorso è avvenuto il 28 agosto, quando l'equipaggio ha individuato una piccola imbarcazione in vetroresina al largo della Libia e ha portato a bordo 12 persone. Il giorno successivo, mentre la Humanity 2 navigava verso nord, un'altra imbarcazione sovraffollata si è avvicinata in difficoltà. Secondo Sos Humanity, 59 persone sono state spinte a bordo da soggetti rimasti sconosciuti, che poi si sono allontanati. Alcuni migranti sono rimasti feriti durante l'imbarco e a bordo si è creata una "situazione caotica".
L'organizzazione sostiene "le autorità siano state informate non appena è stata gestita la situazione di emergenza" e respinge quindi la contestazione che ha portato al fermo. Ikram Jarmouni, membro dell'equipaggio, ha definito il blocco una "mossa politicamente motivata" e Sos Humanity ha annunciato che impugnerà il provvedimento. L'Ong ha inoltre riferito che il 25 agosto, pochi giorni prima dei due soccorsi, l'equipaggio aveva avvistato tre cadaveri in mare, che non sarebbe stato possibile recuperare.
Arrivi in calo, quanti sbarchi ci sono stati nell'ultimo anno
Guardando ai dati, nei primi otto mesi del 2026 gli arrivi via mare in Italia sono diminuiti in modo consistente. Secondo il cruscotto statistico giornaliero del ministero dell'Interno italiano, al primo settembre risultano sbarcate 19.601 persone, contro le 43.346 dello stesso periodo del 2025: un calo di circa il 55%. Meno sbarchi però, non significa automaticamente meno pressione sulle rotte. La geografia dei flussi sta infatti cambiando. La Libia resta di gran lunga il principale punto di partenza: da lì sono arrivate quasi 15.600 persone, pari a circa l'80% degli arrivi complessivi. Ma contemporaneamente cresce in maniera significativa la rotta algerina, che nel 2026 ha superato quella tunisina. Gli arrivi dall'Algeria sono passati da 813 a 2.292, mentre quelli dalla Tunisia sono scesi da 3.290 a 1.646.
Non è cambiato, dicevamo, il peso della Libia. Quasi otto migranti su dieci arrivati via mare in Italia nei primi otto mesi dell'anno sono partiti dalle coste libiche. E gran parte delle partenze continua a concentrarsi nella zona occidentale del Paese, cioè nella Tripolitania.
Il caso dei cittadini bangladesi poi, è particolarmente significativo. Il Bangladesh è la prima nazionalità tra le persone arrivate via mare in Italia nel 2026, con 5.198 persone. Molti di questi migranti raggiungono la Libia attraverso rotte aeree e passaggi intermedi, per poi entrare nei circuiti che organizzano le partenze verso l'Europa.
Dall'inizio dell'anno 914 migranti sono morte nel Mediterraneo
Nonostante il calo degli sbarchi, il Mediterraneo continua a mietere vittime. Secondo i dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, dall'inizio dell'anno almeno 914 persone sono morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Una stima minima perché numerosi naufragi non hanno testimoni o superstiti e possono essere ricostruiti solo con le segnalazioni dei familiari.
La vicenda della Humanity 2 si inserisce in questo scenario. Durante la missione che ha portato al fermo della nave, l'equipaggio racconta di aver visto tre cadaveri in mare. Sono episodi che difficilmente entrano nelle statistiche degli sbarchi, ma che raccontano l'altra faccia del fenomeno migratorio: quella di chi parte e non arriva.
Alarm Phone: "30 migranti in fuga verso Creta intercettati e riportati in Libia"
Nelle stesse ore è arrivata anche la notizia di un altro episodio che mostra quanto sia complesso il quadro. Alarm Phone, la rete che raccoglie le segnalazioni di persone in difficoltà durante le traversate, ha riferito che circa 30 persone, dopo aver lanciato una richiesta di aiuto mentre si trovavano in mare nella zona di responsabilità egiziana, sarebbero state intercettate e riportate in Libia. Secondo l'organizzazione, il gruppo aveva segnalato di essere in mare da giorni e di avere poca acqua e poco carburante. Anche in questo caso il tema centrale diventa quello del "luogo sicuro" in cui portare le persone soccorse o intercettate. "Dopo il loro difficile viaggio, continuano a subire violenze e detenzioni, senza poter accedere ad alcuna procedura di richiesta di asilo", ha dichiarato l'ong, che spera "riescano presto a raggiungere un luogo sicuro".
Prima della Humanity 2 era toccato alla Sea-Watch, fermata e multata dal Viminale
Quello che è successo oggi alla Humanity 2 arriva a pochi giorni da un altro caso che aveva riportato al centro la stessa questione. Anche la Sea-Watch 5 era stata infatti fermata e sanzionata dal ministero dell'Interno con 7.500 euro dopo un'operazione di soccorso. Al centro della contestazione c'era, anche in quel caso, il modo in cui erano state gestite le comunicazioni durante l'intervento. Sea-Watch aveva però contestato il provvedimento, spiegando di non aver coinvolto le autorità libiche perché considera la Libia un Paese non sicuro per le persone soccorse.