Come vi abbiamo raccontato, il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto al Senato l’autorizzazione a procedere nei confronti del senatore Matteo Salvini, per l’accusa di sequestro di persona aggravato, in relazione al caso della nave della Guardia Costiera italiana “Gregoretti”. I giudici hanno avanzato tale richiesta dopo aver rigettato la richiesta di archiviazione del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, secondo il quale l’allora ministro dell’Interno aveva esercitato una prerogativa politica e non c’erano gli estremi per il configurarsi del reato di sequestro di persona.

La notizia è stata rilanciata dallo stesso Salvini, che ha spiegato di rischiare “fino a 15 anni di carcere” per aver impedito per giorni alla nave della Guardia Costiera di sbarcare sul territorio italiano 131 migranti salvati nel canale di Sicilia. Alla fine lo sbarco era stato autorizzato dopo una lunghissima battaglia politica e con la “promessa” della redistribuzione immediata dei migranti in 5 Paesi europei.

La cosa paradossale è che i giudici contestano a Salvini di aver violato proprio il decreto sicurezza bis, suo cavallo di battaglia. Il decreto, varato a giugno, in particolare dispone la possibilità di “limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale, salvo che si tratti di naviglio militare o di navi in servizio governativo non commerciale”. Ora, la nave Gregoretti è esattamente una nave militare, dunque non sarebbe stato tecnicamente possibile vietare l’ingresso nel territorio italiano a una nave militare italiana.

Va precisato, però, che anche “senza” il decreto Sicurezza bis la condotta di Matteo Salvini sarebbe stata censurabile, in relazione alla normativa precedente . Il reato di sequestro di persona aggravato, inoltre, non è disciplinato dal decreto sicurezza bis, dunque tecnicamente la contestazione dei giudici di Catania non è direttamente dipendente dall’atto del leader leghista. Il quale, però, è riuscito a emanare una direttiva in contrasto “anche” col suo decreto, visto che l’atto con il quale “di concerto” con Trenta e Toninelli aveva bloccato la Gregoretti era comunque illegittimo.