"Le elezioni le ha vinte la destra, su questo non c’è dubbio. Ma il risultato del Pd è stato positivo. Il centrosinistra ha fermato una emorragia e si è reinsediato nel suo mondo. Non dimentichiamo che, dopo il voto del 2018 e un anno di logoramento, secondo i sondaggi era sceso anche più giù del 18 per cento". Così Massimo D’Alema in un'intervista a Repubblica commenta il risultato ottenuto dal Partito Democratico alle elezioni europee dello scorso 26 maggio.

"Il vantaggio della destra è preoccupante, ma il dato più interessante delle Europee è che il risultato ha riproposto uno scenario bipolare destra-sinistra che sembrava superato. Averlo ripristinato è fondamentale: il Pd è di nuovo in campo ed è l’antagonista di Salvini", i Cinque Stelle "continueranno ad avere un mercato elettorale, ma è fallito il loro impianto culturale, cioè l’idea che si potesse costruire una dimensione post-politica e liquidare la dualità destra-sinistra".

"Il Pd si è presentato con un volto nuovo, positivo, non arrogante e non anti-sindacale. Però quell’elettorato che si era allontanato aveva bisogno di un elemento più forte di discontinuità che non c’è stato. Per ragioni anche comprensibili, il poco tempo a disposizione. L’immagine del Pd resta da ricostruire, insieme a una coalizione di centrosinistra completamente nuova".

Il dibattito sull'allargamento al centro, che ieri Carlo Calenda, il candidato dem più votato che è stato eletto proprio nel Nord Est, bacino di voti dei leghista per eccellenza, "lo trovo surreale. Dicono: dovete conquistare i moderati. Ma i moderati votano già per noi. O vogliamo sostenere che stanno con Salvini? Noi perdiamo nelle periferie. Questo discorso vecchio aveva un senso quando la sinistra rappresentava la classe operaia e doveva allargarsi verso il ceto medio. La società è cambiata ed è smarrita. Ha bisogno di messaggi forti, identitari". Secondo D'Alema occorre invece partire "dal mondo del lavoro. Non dico di cancellare con un tratto di penna il Jobs Act e tornare a prima.Consideriamo pure superato un modello di tutele che era legato al vecchio modello fordista. Lanciamo però un nuovo grande patto del lavoro: welfare, diritti, lotta alla precarietà".

Secondo il ragionamento di D'Alema non esiste più un partito che si possa chiamare "casa", bisogna ricostruirla: "Non io ma milioni di elettori non sentono tale il Pd". Per l'ex presidente del Consiglio per esempio il medico dei migranti Pietro Bartolo ha ricevuto molto consenso perché esprime dei "valori". L'esponente dem non si sente concausa del fallimento della sinistra: "Ho già fatto tutte le autocritiche e pagato il mio prezzo".

"Io anziché aprire il dibattito sul centro mi piglierei uno dei pochi capi operai della sinistra, Maurizio Landini, e gli farei fare un seminario di una settimana per spiegare come si parla agli operai, il 50 per cento dei quali ha votato Lega. Perché il Pd, al momento, non è in grado di farlo. Nel mio partito ideale, in campagna elettorale tutti i lunedì i candidati sarebbero mandati a fare comizi davanti alle fabbriche".

Riguardo alla proposta dell'ex ministro dello Sviluppo Economico Calenda, aggiunge, "può essere che un centrosinistra articolato su due gambe abbia una maggiore capacità di tenuta. Io mi sono opposto per anni all’abolizione del trattino tra centro e sinistra, ma non si può piangere sul latte versato. Contribuii a fondare una coalizione intorno a due forze fondamentali, una radicata nella tradizione del cattolicesimo democratico e una nella storia della sinistra. Poi si sono fuse. Ma dovevano convivere. Quando Renzi ha dichiarato guerra a una di queste due tradizioni, è stato il collasso. Anche un partito unico ha bisogno di due gambe per stare in piedi". Giorgetti o Zaia come commissiari Ue "certamente sono due personalità apprezzabili. Non sta a me fare nomi. Ma ricordiamoci che il Parlamento europeo è un animale non facilmente addomesticabile. Bocciò Rocco Buttiglione. E Buttiglione al confronto di questi qui è Churchill".